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Canelli, Nizza, Calamandrana ad alto rischio idrogeologico

 

Canelli. Secondo un rapporto stilato nel 2008 da Legambiente l’Astigiano sarebbe la provincia piemontese a maggior rischio idrogeologico.
E gli avvenimenti della primavera scorsa e del fine anno 2008 non fanno altro che confermare la validità del rapporto: frane e smottamenti a non finire e in tutte le parti del territorio con strade ancora impraticabili e lavori in corso o ancora da iniziare, con costi iperbolici.
Secondo il rapporto ‘Ecosistema a rischio’ di Legambiente tutti i Comuni della Provincia insistono nella ‘Zona rossa’. Dei 118 Comuni artigiani con un territorio di 183 chilometri quadrati: 92 devono tenere sotto controllo i rischi di alluvioni e di frane, 3 sono a rischio alluvione, 23 a rischio frana.
I Comuni che entrano nella mappa ad alto rischio idrogeologico sono 24: Agliano Terme, Antignano, Asti, Azzano, Calamandrana, Canelli, Castagnole Lanze, Castel Boglione, Castelletto Molina, Castelnuovo Don Bosco, Celle Enomondo, Coccolato, Costigliole, Dusino San Michele, Incisa, Isola, Mombercelli, Montatone, Montiglio, Nizza Monferrato, Revigliasco, Rocca d’Arazzo, San Damiano e Tigliole.
Grossi problemi anche per le linee ferroviarie della zona, ed in particolare, la Asti - Castagnole, la Nizza - Acqui Terme.
Se fosse il caso, basterebbe ricordare, a memoria d’uomo, le alluvioni del 1928, le due gravissime del 1948 (4 e 12 settembre), una leggera del 1949, due del 1951 (febbraio e novembre), quella drammatica del 2 novembre 1968, altre ancora, ma di lieve entità, fino all’ultima terribile e disastrosa del 1994. Otto alluvioni in 80 anni (!).
In merito all’ultima alluvione sileggeva sull’Ancora del 13 novembre 1994, tra le cause dell’alluvione, si riferiva di “Strozzature che hanno causato vere e proprie dighe, al ponte di Camo, prima (sabato mattina 5 novembre), poi a S. Stefano Belbo (sabato pomeriggio fino alla rottura)” Viene da chiedersi come certi eventi, alemeno i più drammatici, si ripetano quasi con cadenze fisse (1928 - 1948 - 1968, 1994), senza che si siano mai trovati i dovuti correttivi definitivi”.
Sempre nello stesso numero de ‘L’Ancora’, nell’articolo “Non si può costruire sotto il Belbo”, si riferisce la scultorea frase di Giorgio Bocca, riportata da Bruno Maggiorotto:«“Canelli è come un bottiglione da infilare in un mezzo litro… Non si può continuare a costruire sotto il Belbo”.
Qui ci vuole un piano urbanistico che tenga conto del territorio».
E i piani regolatori sono stati aggiornati, la cassa di espansione è arrivata, come pure sono arrivati la Protezione Civile comunale e intercomunale, i Vigili del Fuoco ed una più attenta sensibilità e cultura da parte della popolazione.
Resta il problema della manutenzione ordinaria e programmata dei bastioni, rii e fossati; della trasmigrazione degli edifici a maggior rischio; di un piano idrogeologico zonale per la gestione dei suoli e la salvaguardia delle colline …
In parte, il sindaco Marco Gabusi ha già dato una risposta ad alcune problematiche, durante l’incontro del ‘Governo della città e i cittadini’ di giovedì sera, 5 novembre, al Gazebo, esattamente dove il Belbo aveva rotto gli argini, 15 anni fa. La cascina espropriata dall’Aipo diventerà sede della Protezione civile intercomunale con ricovero attrezzi pesanti per i gruppi da Isola d’Asti alla Valle Bormida artigiana e sede locale dell’Aipo. Per l’operazione, la Regione ha già messo a disposizione 80mila euro per la ristrutturazione della cascina e 18mila per i collegamenti telematici.
Per la manutenzione dei rii, da Cossano a Castelnuovo Belbo, il Contratto di fiume ha stanziato 200mila euro. In quest’ottica, la giunta ha già approvato la pulitura del rio Pozzuolo.

Sabato novembre 1994
alle ore 21, il Belbo rompe gli argini

Canelli. Sono passati 15 anni…
Dalle concitate cronache, stese in diretta, in mezzo al fango, riportate in diversi numeri e numerose pagine de L’Ancora, stralciamo alcuni titoli e passi.
“Alle 21 il Belbo rompe gli argini”, è il titolo che apre la lunga drammatica cronaca del disastroso evento di sabato 5 novembre 1994.
«Nel giro di mezz’ora, un’enorme massa d’acqua ha sommerso tutta la città… Le parti più basse sono state invase da tre o quattro metri d’acqua... Alle 21,30, l’acqua invadeva il palazzo comunale. Al suo interno rimaneva bloccato lo staff dell’Unità di crisi. Saltavano le radioricetrasmittenti, le linee telefoniche, l’energia elettrica… Da Asti arrivavano due squadre di Vigili del Fuoco con due anfibi, un gommone, due campagnole e due pompe… Scenario apocalittico con numerosi drammi di persone sorprese, in auto, dalle onde… Il centro cittadino è sommerso in un mare di fango e detriti di tutti i generi… Purtroppo si sono dovuti registrare anche alcuni casi di sciacallaggio e aggiotaggio, prontamente individuati dai Carabinieri, dalla Polizia municipale e dagli amministratori…
Gente inebetita. Nella mattina di domenica, la gente inebetita sembrava continuasse la processione dei Morti. Neppure una bestemmia… Tre i morti: uno per infarto, il veterinario dott. Giacomo Garesio (70 anni) ed i coniugi Fiorentino ed Elide Genovese (79 e 77 anni)... Moltissimi i feriti sorpresi nel fuggire alle onde o durante i lavori di sgombero dal fango...
Numerosi edifici pubblici danneggiati o resi inservibili: il palazzo comunale, la caserma dei Carabinieri, la sede della Cri, la casa di riposo, i pozzi comunali, le scuole medie e la Ragioneria, le chiese di S. Paolo e S. Sebastiano, gli uffici postali, il teatro Balbo, il peso pubblico, la sede dei Donatori di sangue… Molte le auto (almeno 500) che sono state trascinate dall’acqua o distrutte nei garage… I servizi: sospesa l’erogazione dell’acqua potabile per le numerose infiltrazioni e rotture nelle tubature; interrotta l’energia elettrica in molte parti della città; isolate le linee telefoniche. Speranze: gli elicotteri hanno sorvolato Canelli solo nella mattinata di lunedì, 7 novembre, 40 ore dopo “l’ondata”!
“Si sono accorti che esistiamo”, il commento. Lunedì sera, da Trento sono arrivati due compagnie di Vigili del Fuoco completamente attrezzate. La richiesta dello stato di calamità sembra l’unica strada...
Un nuovo giorno. Martedì (8 novembre), comincia un nuovo giorno… Continua a piovere, non a dirotto, un aiuto a pulire le strade.
Mancano le idrovore, la luce, l’acqua potabile… Qualche bar non allagato riesce a tirar fuori qualche caffé che viene poi offerto gratis…Sono sistemati due autoclavi per l’acqua da bere…
Si continua ad avere l’impressione che nessuno si sia accorto di Canelli…
Nervosismo. La gente comincia a bestemmiare contro tutti e tutto. Cresce il nervosismo… L’unità di crisi non è riuscita a far arrivare subito i primi soccorsi, le idrovore, i gruppi elettrogeni, l’acqua potabile, la luce elettrica… A Canelli manca una caserma dei Vigili del fuoco, un Primo soccorso, manca la Protezione civile …”
E la domenica successiva, 12 novembre, si spande la ‘voce’ di una seconda ondata, diffondendo il panico più assoluto, con fuggi fuggi generale, dopo che l’auto dei Vigili urbani avvertiva del possibile arrivo di una nuova ondata…
Tra i numerosi episodi di salvataggi, “In via Alba un gruppo di Volontari Cri ed alcuni giovani, riuscivano, mediante un gommone a mettere in salvo ben otto persone tra cui un nicese che con la sua auto veniva a trovarsi sopra un albero…”.

Valle Belbo Pulita

“Le acque del Belbo migliorano
ma noi vigileremo sempre”

Canelli. Al termine della stagione vendemmiale, il direttivo dell’associazione ‘Valle Belbo Pulita’ VBP) ha fatto il punto dell’azione svolta a tutela della qualità dell’acqua del torrente. Il maestro Romano Terzano ha voluto fare il punto sulla situazione.
«Indubbio avere un po’ di ottimismo. Infatti non si sono più viste quelle nefaste ondate di acque nere, né sentiti i miasmi insopportabili che tanto hanno allarmato la gente, nella scorsa estate. A migliorare la situazione hanno anche contribuito le piogge leggermente più abbondanti degli scorsi anni determinando un aumento della portata del Belbo e quindi una maggiore diluizione delle acque di scarico. Però non sono state solo le piogge a favorire il miglioramento.
Per avere puntuali informazioni sull’opera svolta dall’associazione a tutela delle qualità delle acque ho sentito il presidente di ‘Valle Belbo pulita’, Gian Carlo Scarrone.
“Innanzi tutto, la nostra azione di sensibilizzazione e di denuncia, in questi mesi, è stata costante. Abbiamo discusso del problema con con le amministrazioni dei paesi sul Belbo, in particolare Santo Stefano Belbo e Cossano Belbo.
A Santo Stefano Belbo, il sindaco si è avvalso della collaborazione dei volontari della Protezione civile che costantemente, durante la vendemmia, hanno controllato il territorio, riferendo al sindaco su ogni comportamento scorretto messo in atto dalle aziende che sono state richiamate al rispetto delle regole. Questa vigilanza continua ha fatto sì che i casi eclatanti siano stati ridotti a poche unità.
A Cossano, è stato il sindaco stesso, con suoi collaboratori, a fare da vigile e da controllore agli scarichi aziendali: un deciso apporto al miglioramento della qualità delle acque del Belbo”.
E sulla conduzione del depuratore CIDAR?
“Dal mese di luglio, la gestione del depuratore è passata alla SISI di Alba. Prima di assumerne la gestione Cravanzola, Presidente SISI, ha contattato tutte le aziende della valle Belbo e Tinella. Le precedenti autorizzazioni tra il CIDAR e le aziende, stipulate negli scorsi anni, sono state annullate perché il depuratore attualmente è in grado di depurare quasi esclusivamente le acque civili e una minima parte quelle provenienti dalle industrie. Alle aziende è stato concesso di scaricare in fognatura solo la parte concordata con il gestore ed è stato fatto obbligo di raccogliere e di trasportare le acque reflue in supero al depuratore di Govone.
L’associazione ha poi collaborato col nuovo gestore per stabilire alcuni punti fermi per risolvere i problemi della corretta depurazione delle acque reflue. Insieme abbiamo ottenuto qualche risultato. Per ora provvisorio, ma, considerata la potenzialità e l’efficienza dell’impianto, forse era il massimo che si poteva ottenere.
È un impianto da ristrutturare e da potenziare urgentemente. Per cui occorrono notevoli impegni finanziari. La gestione comunque è stata molto accorta e tutti quelli che transitavano da quelle parti hanno potuto constatare che presso il depuratore operavano costantemente diversi tecnici addetti al suo funzionamento. Il gestore, sovente provvedeva ad immettere nell’ impianto grandi quantità di ossigeno per migliorare le prestazioni dell’ impianto”.
Allora si va verso la soluzione del problema?
“Troppo bello aver risolto un problema così complesso in un solo anno. L’associazione rimane sempre vigile perché certi comportamenti illeciti possono ripetersi in ogni momento. C’è poi da considerare la criticità della valle: scarsa portata del torrente e grandi quantitativi di acque reflue da depurare, per di più concentrate in una sola stagione. Per parlare di problema risolto, occorre che il nuovo gestore riesca a reperire i fondi per il potenziamento del depuratore. Di fronte a noi si è impegnato in questo senso. Noi rimaniamo vigili.
In questa nostra opera è consolante il fatto che la gente ci segua. Recentemente, dopo la pausa della campagna elettorale, abbiamo ripreso l’opera di raccolta di adesione all’associazione. Ora stiamo avvicinandosi al migliaio di iscritti, diventando l’associazione più numerosa in provincia di Asti in campo di protezione ambientale. Questa è la nostra forza”».

 

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