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Intervista a Marco Gabusi sindaco di Canelli

 

Canelli. A quindici anni dall’alluvione del 1994, sono migliorate le condizioni di sicurezza del torrente Belbo, a cominciare dalla cassa di espansione (nei territori di Comuni di Canelli e Santok Stefano Belbo, realizzata dall’Aipo ed inaugurata esattamente un anno fa), di fondamentale importanza per la sicurezza idraulica della vallata. La nuova opera riduce drasticamente il rischio di esondazione del Belbo, grazie ad un sistema di deviazione dell’acqua in eccesso, causata da una piena, all’interno di due grandi bacini.
Guardare avanti. Il Sindaco di Canelli, Marco Gabusi, ricordando i lutti e le distruzioni di quei giorni, invita a guardare avanti, al «cammino di ricostruzione e rilancio che dobbiamo percorrere affinché eventi del genere non si ripetano. Questa e tutte le altre opere sono infatti una risposta concreta e di lungo periodo ai tragici avvenimenti di allora».
I due grandi bacini. La cassa di espansione, che si estende lateralmente al Belbo per circa 1800 metri e ha una superficie di 40,5 ettari, è formata da due bacini di invaso laterali, comunicanti fra loro che, in caso di significative piene del torrente, raccolgono l’acqua tramite un manufatto regolatore/sfioratore d’ingresso e uno sfioratore intermedio. I due invasi, le cui arginature raggiungono nel punto massimo 6 metri di altezza, sono in grado di contenere complessivamente 1.800.000 metri cubi.
«Ma la cassa non è l’unica opera realizzata - prosegue Gabusi - Sono stati 10 milioni gli euro utilizzati nella ricostruzione e circa 7 milioni di rimborsi ai privati per beni mobili ed immobili distrutti dalle acque del novembre 1994.
Altre opere. E il sindaco continua l’elenco delle altre tante opere conseguenti: l’allacciamento all’acquedotto delle Langhe, che rende Canelli indipendente per la fornitura idropotabile; le opere sul torrente; la nuova rete fognarie e di illuminazione pubblica; la ristrutturazione degli edifici danneggiati; delle infrastrutture viarie; dell’impianto di depurazione.
Contratto di fiume e presidio Protezione civile. «L’opera continua - ricorda Gabusi - con il contratto di Fiume, un’intesa tra tutte le amministrazioni interessate alla manutenzione del torrente e del suo ecosistema; il nuovo presidio di Protezione civile, che sorgerà proprio nei pressi della cassa di espansione con una struttura di livello regionale, tra le prime in Piemonte ed unica in provincia di Asti, e le molte opere in corso, possibili grazie alla concessione di un finanziamento senza oneri per il Comune di circa 1.500.000 euro».
Acquedotto delle Langhe. Presto avranno inizio i lavori per un secondo collegamento dell’acquedotto delle Langhe tra il potabilizzatore di regione Dente e la vasca di regione Castagnole.
«L’opera metterà definitivamente al sicuro le risorse idriche canellesi dal rischio alluvione, raddoppiando le linee di approvvigionamento dalle Langhe. Si tratta di un finanziamento regionale, frutto di un meticoloso lavoro di recupero dei residui delle opere del 1994, concesso dalla Regione al Comune di Canelli, a costo zero. Un’iniziativa finora unica in Piemonte per le opere di ricostruzione che premia la Città».
«Oggi, finita l’emergenza - conclude Gabusi - è giusto interrogarsi sulle scelte da compiere per far sì che i corsi d’acqua sopravvivano ai cambiamenti climatici e quindi prevedere interventi capaci di rilanciarne la funzione sotto tutti i punti di vista in modo che siano sempre più una risorsa per l’ambiente, per il territorio e per le attività economiche».

Alluvione 15 anni dopo, tra paure e assurdità “Canelli chiama e l’Italia risponde”

Canelli. Sono passati 15 anni, da quella terribile ‘ondata‘ di sabato 5 novembre 1994, quando, alle 21, il Belbo ruppe gli argini.
Dagli ultimi numeri dell’Ancora, annata 1994, stralciamo alcuni titoli e passi di cronache e riflessioni che conservano una grande attualità.
Qualcuno ci vuole cancellare. “Canelli, il paese più disastrato. Qualcuno ci vuole cancellare”, è il motivato titolo a 12 colonne del 27 novembre che snocciola: «Canelli è congelata dalla nebbia e dal freddo, dimenticata dai primi soccorsi, sfiorata dai mezzi di informazione, snobbata dalle autorità, non vorremmo fosse derubata da intraprendenti accapparratori di servizi...
Domenica avrebbe dovuto arrivare la Fumagalli, ministro della Protezione civile che manda a dire che le condizione meteo non permettevano (sabato e domenica, mai giornate più soleggiate in valle Belbo). Martedì il presidente della Repubblica Scalfaro (di madre canellese!), arriva ad Asti e ci incoraggia (!) “Ce la farete. Il vostro coraggio mi commuove”…». Maroni, da Roma, manda a dire che 1300 Comuni alluvionati sono troppi e teme che “qualcuno pensi di essere in Irpinia”, senza capire che il suo decreto non distingue tra Comuni alluvionati e Comuni danneggiati”. E Umberto Bossi, atteso alle 15,30, arriva alle 18, alla pasticceria Bosca dove si beve un caffè, assaggia un bicchiere di Moscato, manda al Centro di Crisi il Ministro Comino, e parte per Alessandria, accompagnato dall’On. Franzini Tibaldeo.
E la litania della giusta lamentazione continua… quando spunta un articolo che solleva il cuore:
“Diminuisce il fango e la gente parla e si sfoga”. Giancarlo Benedetti si chiede “se l’anno scorso, oltre che tagliare gli alberi, lungo l’alveo del Belbo, li abbiano poi anche portati via”… “Non ringrazieremo mai abbastanza i volontari… Bisogna lanciare messaggi di fiducia… Ci faranno pagare regolarmente le tasse al 30 novembre?”. Da Bolzano l’amico fraterno Gen. Romano Nervi telefona: “Ho saputo che eri vivo, ma volevo sentire la tua voce. Ognuno di noi deve essere organizzato, ma in testa…”.
Canelli chiama e l’Italia risponde… E si respira tutta un’altra aria. L’iniziativa “Canelli chiama, Canelli risponde”, partita dopo la sesta Ancora d’Argento, si allarga e diventa “Canelli chiama, l’Italia risponde”: oltre diecimila i volontari ‘ufficiali’ negli elenchi del Comune, dalla parrocchia di Tiglieto (1 milione); da Specchio dei tempi (adottò la scuola materna di via Solforino oltre ai tanti milioni distribuiti da Sergio Miravalle); dalla Germania al ristorante S. Marco arrivano 4 milioni e materiale di Protezione civile; dalle banche che hanno attivato prestiti agevolati; da Roma è subito arrivato al presidente Cri, Gabriele Mossino, il via libera al progetto, approvato integralmente, della nuova sede Cri, nel 1995; ecc… ecc.
Dimensione del disastro. “E’ ora di tirar fuori la testa dal fango. Gli amministratori si chiudano in conclave e non vi escano fino a quando non abbiano steso un completo e dettagliato piano d’intervento per la ricostruzione… Canelli è tutta da rifare, subito… Duecento sono ancora i senzatetto… L’area allagata del centro urbano è pari al 40%; 110 gli alloggi alluvionati dei quali 30 recuperabili a lungo termine e 30 a medio termine; 150 sui 240 sono i negozi distrutti; nella zona urbana, 1600 le famiglie colpite”. E il Governo concede lo stato di calamità.
Per non impazzire.
Tra rabbia e sfogo, per non impazzire del tutto, compaiono alcune gustose battute, in diretta dal fango.
Qualcuno voleva dire qualcosa, prendendo spunto dal film ‘Diluvio universale’ di De Sica con Alberto Sordi, dove i ladri, gli strozzini di Napoli come sentono che sta per arrivare il diluvio accendono ceri e restituiscono i soldi e, dove, quando il diluvio sta per finire, tutto riprende come prima... Colpevole dell’alluvione sarebbe Padreterno che vuol vederci nudi e anche sporchi… Dopo dieci giorni di attesa, una famiglia vede arrivare due autospurgo. Due ore dopo gli operai smettono di lavorare: “Noi dobbiamo rientrare perché è finito il finanziamento”… In viale Risorgimento un giovane volontario cade in una delle tante buche. Viene soccorso e lavato con acqua minerale… Al Centro crisi arriva una telefonata di una mamma ecologica: “La marmitta dello scuolabus fa troppo fumo. Inquina!”… Qualcuno ha messo in giro la voce che alla Torre dei Contini è in costruzione un’enorme barcone per un corso di sopravvivenza mentale… in attesa di un’altra alluvione?

 

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