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Dalle ceneri dell'antica vetreria sta per nascere il futuro di Altare

Altare. L’anno 2009 ha segnato la chiusura definitiva, potremmo dire anche fisica, della vetreria di Altare, una realtà industriale che ha segnato la storia antica e recente di questa amena località dell’entroterra savonese che rimarrà sempre e comunque la “Città del vetro”, perché non si possono cancellare secoli di storia.
All’inizio di questo mese sono state eseguiti gli interventi di demolizione, che si erano resi sempre più urgenti a causa della situazione di effettivo pericolo per le persone che si era venuta a creare.
E’ passato poco più di un anno dalla scomparsa di uno degli ultimi maestri vetrai, Luigi Buzzone, appartenente ad una delle storiche famiglie che avevano fondato la vetreria.
La figlia Fausta, nel vedere crollare i muri di questo storico edificio, ci racconta le sue impressioni e i suoi ricordi: «Si sapeva che sarebbe successo - ci dice Fausta Buzzone (Titti) - negli ultimi anni le ferite erano sempre più evidenti, finestre rotte, muri sbrecciati, squarci nei tetti ma quando ho visto quello che è rimasto dopo la demolizione ho avuto un attimo di smarrimento, mi mancavamo punti di riferimento come se mi ritrovassi all’improvviso in un posto mai visto. Allora ho incominciato a ricostruire i muri che non ci sono più e sono tornati alla mente i ricordi di quando ero piccola e andavo a trovare papà. Io potevo farlo perché ero la figlia di Gigi e in portineria mi facevano passare, si entrava anche da via Cesio ma preferivo passare dalla portineria perché da lì potevo salire nel magazzino passando per una rampa buia dove si sentiva il rumore delle macchine che sembrava il respiro di un drago; la facevo di corsa perché avevo paura, ma era un posto fantastico. Di sopra andavo a vedere smerigliare i vasi soffiati e se ero fortunata c’era Bertoluzzi che incideva con la mola disegni bellissimi; c’erano anche alcune ceste con le biglie che servivano per tappare le bottiglie delle gazzose; se lo chiedevo me ne lasciavano prendere alcune, non erano belle come le quelle di vetro colorato ma per giocare andavano benissimo. Papà qualche volta mi accompagnava nel forno dove i maestri vetrai creavano caraffe, vasi, calici partendo da una piccola massa di vetro fuso attaccata a una lunga canna di vetro. Era buffo vederli soffiare dentro la canna come in una tromba ma subito l’attenzione si spostava sulla palla di vetro che si gonfiava si schiariva, si trasformava nelle mani abili di quei maghi, in forme perfette. E poi ricordo i rumori che erano tanti e diversi e riempivano l’aria e per parlare bisognava urlare e ancora i minuscoli pezzi di vetro che facevano luccicare il pavimento. Allora non vedevo la fatica, il sudore, i pericoli, le ingiustizie, l’ho fatto da grande quando ho lavorato da operaia per qualche mese, ho visto i ritmi aggressivi della tempera, le polveri, i vetri rotti che feriscono, le discriminazioni. Ma questa è storia, una storia vecchia, finita da tanto tempo come il suono della sirena che scandiva il tempo dentro e fuori la fabbrica…».
Il primo fallimento aveva avuto luogo nel 1978, la vetreria veniva rilevata dall’imprenditore Angelo Masserini di Abbiate Grasso che aggiunse le sue iniziali al marchio storico SAV (Società Artistico Vetraria) trasformandolo in Savam. Ma anche questo tentativo fallì, nel 1990.
Subentrava il gruppo toscano Bartolozzi, di Montelupo Fiorentino, specializzato nel settore, che rilevò gli impianti, traslocò e trasformò la Savam nell’attuale Vetreria Etrusca.
Ma ritorniamo nel vecchio stabilimento.
Il sito sarà completamente trasformato attraverso un intervento che si preannuncia vivace, ricco di colori e smalti che esalteranno le varie destinazioni: negozi commerciali ed artigianali di particolare pregio, ristoranti e punti ristoro di qualità, un albergo con servizi benessere, piscina, solarium e fitness, uffici ed appartamenti.
Se verrà messo in atto il progetto di trasformazione, questo antico fabbricato, o almeno quel che ne resta, potrà puntare ad essere, ancora una volta, il simbolo di uno sviluppo integrato e complessivo di tutto il territorio, quale collegamento tra il mare e l’entroterra. Lo è stato per moltissimi anni con l’arte del vetro, oggi può tornare ad esserlo con il turismo, le attività commerciali, la salvaguardia del territorio e dei prodotti tipici.
C’è in ultimo da considerare che il paese ha il vantaggio di supportato da un ottimo sistema di comunicazione stradale attraverso il casello della Savona - Torino. ( RCM)

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