Canelli. Con il 1 gennaio, due storici marchi, Gancia e Martini & Rossi, (con circa il 30% della produzione), usciranno dal Consorzio di tutela dell’Asti Spumante.
La notizia è arrivata nel pomeriggio di giovedì 10 dicembre, a mezzo comunicato stampa che recita: «Martini & Rossi e F.lli Gancia, due storiche aziende titolari di una lunga tradizione nella valorizzazione dell’Asti Spumante Docg in Italia e nel mondo, ribadiscono la propria volontà di garantire all’Asti Spumante, uno dei cardini del Made in Italy, l’eccellenza d’immagine e la crescita di consumi di qualità che gli competono.
Per poter facilitare e realizzare questo progetto, Martini & Rossi e F.lli Gancia hanno deciso di uscire dal Consorzio dell’Asti Docg a far data dal 31 dicembre 2009, intraprendendo in modo autonomo un piano per lo sviluppo del prodotto Asti Spumante in Italia e nel mondo e alla tutela della filiera produttiva che ne costituisce l’origine e l’asse portante valorizzandone il suo territorio unico e distintivo».
Ad uscire dal Consorzio, due anni fa, aveva provveduto Fontanafredda di Serralunga d’Alba (Giovanni Minetti direttore), “che vanta un 20% in più di produzione con un 27% in più di valore, nonostante che lo vendiamo a 15 euro, la bottiglia”, aveva precisato l’Ad Oscar Farinetti, durante l’incontro con gli Amici della Valle Belbo, venerdì 4 dicembre, ad Asti.
Dal canto suo il Consorzio per la Tutela dell’Asti docg (Paolo Ricagno presidente, Aldo Squillari direttore, primo presidente, 77 anni fa, fu Camillo Gancia) con un comunicato, ha dichiarato di aver appreso l’intenzione delle Aziende Martini & Rossi Spa e F.lli Gancia & C. Spa di rassegnare le dimissioni, attraverso un comunicato stampa, ed ha aggiunto, con rammarico: “Trattandosi di due marchi storici della denominazione, preferiremmo continuare insieme a sviluppare delle strategie di sviluppo per l’Asti nel mondo.
Tuttavia il Consorzio conserva la piena rappresentatività di una larghissima parte della produzione e dei vigneti (Campari, Bosca, Sant’Orsola, 22 Cantine sociali, 40 aziende agricole, 15 vinificatori, ndr) e pertanto continuerà ad interpretare il proprio ruolo di tutela della qualità, protezione e sviluppo della denominazione e del suo territorio, di cui rappresenta un patrimonio fondamentale.
In questo momento spiacevole la nostra prima preoccupazione va nella direzione di consolidare e portare avanti il più rapidamente possibile e con la massima efficacia strategie che possano migliorare sostanzialmente la conoscenza e l’immagine dell’Asti docg (per l’80% venduto all’estero) presso i consumatori finali e gli operatori del settore eno-gastronomico.
L’Asti docg è diventato grande fino a superare i 90 milioni di bottiglie grazie allo spirito di collaborazione, inaugurato fin dagli anni ’70, con l’istituzione dell’accordo annuale interprofessionale che ha garantito l’intera filiera.
Crediamo che questo sia il miglior modo per tutelare il lavoro di migliaia di famiglie delle province di Asti, Alessandria e Cuneo, che traggono sostentamento dalla coltivazione di uva per la denominazione Asti Docg”.
Momenti di incertezze, forti attriti, insofferenze nel variegato mondo del Consorzio si protraevano da tempo: chi svende il prodotto all’estero e avvia operazioni sottocosto sul mercato italiano (con bottiglie a meno di due euro negli scaffali dei supermercati) o lancia prodotti ‘civetta’ e chi vuole portare avanti una produzione di alta qualità che ha bisogno di nuove tecnologie e di un forte marketing.
In questo senso si era già espresso chiaramente il presidente del Consorzio Paolo Ricagno, venerdì 4 dicembre, nell’incontro con gli “Amici della Valle Belbo ad Asti: “Il nostro prodotto non deve essere svilito. Occorre arrivare a produrre l’Asti con tecnologie raffinate, ma bisogna stare attenti a non dividerci e a non andare da soli, specialmente in tempi molto problematici come i nostri. Presto, mercoledì 16 dicembre, tutti insieme ristruttureremo il regolamento del Consorzio. E speriamo che non si distrugga quanto hanno costruito i nostri padri”.
Così la pensa anche l’ex presidente del Consorzio Emilio Barbero e consigliere di amministrazione della Campari “che ha sempre creduto nel ruolo del Consorzio che, a sua volta, ha sempre portato a casa risultati ed ha garantito, con l’accordo interprofessionale, una remunerazione adeguata delle uve”.
Nel convegno su “Quale futuro per il vino” promosso, ad Asti, l’11 dicembre, dall’On. Massimo Fiorio, segretario della Commissione Agricoltura della Camera Paolo Ricagno ha accennato al rivoluzionario regolamento del Consorzio, come già aveva fatto nell’incontro con gli Amici della Valle Belbo il 4 dicembre, con il quale non verrà più assegnato il marchio del Consorzio a chi vende l’Asti sotto di una certa cifra.
Sarà possibile un rientro dei fuoriusciti? Si arriverà ad un nuovo Consorzio? Si salverà il patto interprofessionale?
L’incubo dei bollini: “Lasciateci vendere il vino”
Canelli. Non si placa la polemica sul sistema di certificazione e controllo per ottenere le ricevute attestanti le doc e le docg. I cosiddetti “bollini” sono diventati un vero incubo per i vitivinicoltori dell’Astigiano e dell’intero Piemonte. La situazione è sempre più paradossale, migliaia di Cantine combattono giornalmente per ottenere il “lasciapassare” per l’imbottigliamento e per poter immettere il proprio vino sul mercato.
In un momento di particolare difficoltà e di crisi economica, dover bloccare le consegne è un danno economico che incide pesantemente sulle aziende vitivinicole. Far quadrare i bilanci è sempre più difficile, posticipando le fatturazioni, in molti casi, si provocano problemi di liquidità, in un momento dove l’accesso al credito è difficoltoso e, in ogni caso, molto oneroso. “Siamo esasperati - sottolinea Alessandro Grassi, titolare dell’azienda vitivinicola “L’Alegra” di Settime - la filiera vitivinicola, di per sé è già molto complessa, il percorso di ogni annata, dal vigneto alla tavola, è sempre pieno di ostacoli e variabili, ma arrivare al termine e cozzare contro questa “burocrazia lumaca” è veramente deprimente”.
La società a cui è stato affidato il piano dei controlli, Valoritalia, sarebbe in estrema difficoltà nell’evadere in tempi ragionevoli i servizi, e i vitivinicoltori continuano a rimbalzare con le Camere di Commercio per ottenere le certificazioni.
Coldiretti, come ha più volte rimarcato il presidente provinciale, Maurizio Soave, si è sempre opposta all’affidamento del sistema dei controlli a Valoritalia, conoscendo i meccanismi dell’impalcatura burocratica che si sarebbe messa in atto. Per altro si è fatto un notevole passo indietro rispetto all’anno passato, quando nonostante tutto c’erano maggiori supporti informatici, oggi il rilascio dei noti “bollini” per le uve ed i vini a Denominazione d’Origine è subordinato alla interminabile catena di passacarte e di formali pareri di conformità, si è retrocessi alla carta, ai timbri e al passamano da sportello a sportello.
“Come si poteva pensare - rimarca Soave - che un sistema del genere fosse in linea con l’esigenza di efficienza e competitività delle imprese, per altro da più parte sbandierata dalle istituzione per affrontare il mercato globalizzato. Dopo le discussioni, i tavoli di lavoro, le prese di posizioni, le promesse, gli impegni, raccolti in interminabili incontri con istituzioni, Enti e Consorzi di tutela, su questo sistema dei controlli su cui Coldiretti non ha mai dato l’assenso, sarebbe ora di avviare definitivamente lo snellimento dell’intero sistema burocratico vitivinicolo”.
“Insomma - conclude la nota Col diretti - fra i commenti raccolti fra i produttori, emerge chiaramente come la situazione sia ormai insopportabile, perché vanno bene i controlli, ma l’impressione è che non servano ad individuare i farabutti, ma esclusivamente ad alimentare la burocrazia. Tant’è che qualcuno comincia a chiedere che emergano le responsabilità: una mancata consegna di una partita di vino, indipendentemente dalla propria volontà, è un danno economico che qualcuno dovrebbe risarcire”.
Mariangela Cotto: intervenga subito la Regione
Canelli. La Regione deve intervenire urgentemente per salvaguardare il ruolo e la presenza del Consorzio dell’Asti. A chiederlo, con interrogazione urgente alla Giunta Presso, è la vicepresidente del Consiglio Mariangela Cotto.
“La decisione di due importanti aziende di abbandonare il Consorzio - dice Cotto - è un fatto preoccupante, che segnala un grave malessere nella gestione dell’ente. Non esprimo giudizi rispetto alle divergenti posizioni e strategie alla base della decisione. Sono però fortemente preoccupata delle conseguenze che la scelta può avere sull’immagine e sulla promozione di un prodotto che è una punta d’eccellenza dell’enologia piemontese. Soprattutto credo che si debba tutelare la possibilità, anche per le aziende di minori dimensioni, di continuare a disporre di uno strumento associativo che conta quasi ottant’anni di vita e che mi pare sbagliato abbandonare o indebolire. Il comparto dell’Asti è stato finora quasi un’isola felice - prosegue Cotto - Non vorrei che questi contrasti portassero a danneggiare le prospettive di crescita che l’Asti ha dimostrato a livello mondiale. Chiedo un intervento tempestivo e autorevole della Regione, che deve porre tutti gli sforzi possibili per una mediazione che consenta al Consorzio di riprendere con rinnovata energia la propria attività, superando le incomprensioni e valutando le nuove strategie promozionali necessarie per affrontare le sfide del mercato”.
On. Massimo Fiorio: nessuna promozione dell’Asti Spumante
Asti. Mercoledì 9 dicembre, nella sede del Pd di Asti, l’On. Massimo Fiorio ha rimarcato come, nonostante i fondi messi a disposizione da UE, Stato, Regione e la quota trattenuta agli agricoltori, quest’anno, non si è vista nessuna promozione sui giornali e televisioni a favore dell’Asti Spumante d.o.c.g.: “E così, oltre al tracollo delle vendite di Barbera, ora corriamo il rischio per il Moscato?”. La risposta del presidente del Consorzio Paolo Ricagno è arrivata durante il convegno ‘Quale futuro per il vino’ dell’11 dicembre: “Non abbiamo partecipato alle promozioni Tv perché non ne abbiamo avuto le autorizzazioni. Abbiamo potuto programmare partecipazioni solo a trasmissioni Tv che continueranno fino a metà febbraio”.