Nizza Monferrato. Le colline e i vigneti delle Langhe, Monferrato e Roero presenteranno la loro candidatura all’Unesco per ottenere la certificazione di “patrimonio dell’umanità”.
La questione è già nell’aria da parecchio tempo e abbiamo avuto occasione di farne cenno anche su queste pagine. Il convegno di domenica 13 dicembre presso il Foro Boario nicese ha offerto una presentazione pubblica del documento ufficiale di candidatura, che deve essere vagliato dal Ministero il quale provvederà, in caso di accettazione e a seguito delle possibili modifiche suggerite, a inviarlo all’Unesco per la decisione definitiva.
Il risultato potrebbe essere, nel 2011, una sorta di “bollino blu” che renderebbe le colline dei vigneti tra astigiano, alessandrino e cuneese un luogo di notevole prestigio ed esposizione internazionale, possibile meta di un sostanzioso flusso turistico con conseguente sviluppo economico del territorio in quella direzione.
Sull’importanza di lavorare per questo obiettivo comune hanno posto l’accento nei loro saluti introduttivi il Sindaco di Nizza Pietro Lovisolo e la Presidente della Provincia di Asti Maria Teresa Armosino. Prima dei relatori della mattinata è stata l’Assessore provinciale Annalisa Conti, che si occupa del progetto ormai da alcuni anni. Di presentare il dossier si sono occupati Giulio Mondini e Marco Valle in rappresentanza del Siti (Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione), costituito dal Politecnico di Torino e dalla Compagnia di Sanpaolo.
A sua volta presente al convegno, il dott. Manuel Guido, Responsabile dell’Ufficio Lista del Patrimonio Mondiale Unesco presso la Direzione Generale Organizzazione, Innovazione e Formazione OIF, è la persona del Ministero a cui competono le decisioni in merito all’invio della candidatura. Sono intervenuti inoltre Pierfranco Ferraris, Assessore provinciale all’ambiente; Irma Visalli, consulente per la gestione del progetto, tra i responsabili della candidatura Unesco della regione delle Dolomiti, andata a buon fine; Gabriele Andreetta in qualità di Vicepresidente della Banca C.R. Asti; Sergio Conti, Assessore regionale alle politiche territoriali; infine, ospite eccellente, Alain Elkann, consigliere del Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi.
Storia di un’opportunità
Sebbene l’idea di una possibile candidatura, secondo il dott. Manuel Guido, esistesse già nel 1996, a farsi primi promotori del progetto sono stati alcuni imprenditori di Canelli.
“La bellezza delle cantine cittadine, vere e proprie cattedrali sotterranee, ha fatto nascere l’ipotesi di contattare il ministero per proporne la candidatura come patrimonio dell’umanità” ha raccontato Annalisa Conti.
“Non è stato che il primo passo per scoprire che l’intero territorio vitivinicolo, unico e affascinante, meritava una chance di notorietà internazionale”. Sulla definizione dell’area si concentrano alcune delle perplessità. La scelta è infatti ricaduta su tutti i territori, nella provincia di Asti principalmente, ma anche in parte su quelle di Alessandria e Cuneo, sotto la generale etichetta di “paesaggi vitivinicoli tipici del Piemonte”.
La parte tecnica della scelta e delimitazione è stata seguita dagli esperti del Siti. “Per la candidatura a patrimonio dell’umanità sono necessarie le tre condizioni” ha spiegato il prof. Mondini. “L’eccezionalità, che deve essere riconosciuta prima di tutto da chi vive sul territorio, e che conoscendolo a menadito tende a sottovalutarlo; al contempo deve avere un significato a livello mondiale. Quindi l’integrità e l’autenticità”.
Due esempi recenti di certificazioni Unesco sono Mantova e le Dolomiti: nel primo caso, una cittadina dal bagaglio artistico innegabile, nel secondo un’area ambientale unica e affascinante. Per le colline vitivinicole piemontesi, l’eccezionalità può scaturire dall’economia del vino, che ha fortemente modificato il territorio ma in modi uniformi e gradevoli (si pensi alle antiche cascine in mezzo ai filari).
Altra prerogativa è che i territori siano da sempre suddivisi tra piccoli proprietari, con coltivazioni diverse che, viste dall’alto, danno vita a un affascinante il mosaico di colori alternati. Ma anche il bagaglio storico e culturale a disposizione.
Perplessità e confini
Il Siti ha delimitato nove core zone, come aree collinari di vigneti o centri storici di paesi, denominando ciascuna con il rispettivo vino di riferimento.
È lì che la campagna è intatta e autentica, anche quando presenta insediamenti umani tradizionali che hanno resistito al tempo e in alcuni casi hanno avuto interventi di restauro. Sono quelle aree, descritte nel dossier, che saranno candidate come patrimonio dell’umanità.
Tutto il resto del territorio sono invece le buffer zone, dove hanno sede le città più grandi, le industrie e in generale là dove è presente degrado ambientale.
“Prendiamo il caso di una strada provinciale” continua Monini. “Ai due lati sorgono via via industrie e attività economiche non legate all’enogastronomia, che inevitabilmente fanno scomparire l’ambiente naturale quando non vi recano danno”. Ed è questo ad aver suscitato le perplessità nel dott. Manuel Guido, alla sua prima visita dalle nostre parti. Se il paesaggio a suo dire è integro dal punto di vista strutturale, per la presenza ancora di ampie aree di campagna, e funzionale, grazie alle coltivazioni, non lo è più dal punto di vista visivo.
“Potendo presentare una sola candidatura all’anno, vogliamo accertarci che abbia altissime probabilità di approvazione” ha detto Guido. “Ma ci sentiamo di investire impegno su questo progetto, perché l’Italia nel suo complesso ha bisogno di trovare una nuova vocazione di qualità ed eccellenza, che passa anche per il turismo”.
Serve l’impegno di tutti, cittadini, enti, imprese, nella certezza che lo sviluppo può essere abbinato alla tutela del territorio, e le due cose non si trovano su fronti opposti.
Una ricetta possibile è la governation suggerita dall’architetto Visalli, ovvero mettere attorno allo stesso tavolo tutti gli attori dell’economia locale, per fare convergere gli interessi e lavorare in sinergia. Le istituzioni, come sottolineato dall’assessore Ferraris, interverranno con incentivi alla riqualificazione e offrendo regole di tutela ambientali.
Tutto questo senza dimenticare una campagna di informazioni ad ampio raggio, che convinca tutti di quanto preservare e riqualificare la natura sia la chiave della vocazione turistica e paesaggistica delle colline dei vigneti. E se la candidatura non andasse a buon fine?
“Avrete comunque fatto dell’ottimo lavoro per la salvaguardia e promozione dei paesaggi del vino nel mondo, che non potrà che portare benefici” ha concluso Alain Elkann.
Nel pomeriggio il via alla degustazione con i “Laboratori del gusto” preparati dagli allievi della Scuola alberghiera di Agliano, e chiusura, in bellezza, con il “Coro Mozart”di Acqui Terme, diretto dal maestro Aldo Niccolai con l’accompagnamento al piano del maestro Daniele Bellomo e con la partecipazione del soprano Lucia Scilipoti. (Fulvio Gatti)