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Acqui Terme. Bruno Lulani, acquese doc, è molto conosciuto perché da decenni è impegnato nell’azienda di famiglia, la “Giuso Spa” di Acqui Terme, azienda d’eccellenza del comparto alimentare, specializzata nella produzione d’alta qualità d’ingredienti composti per pasticceria. Oggi parliamo con l’avvocato Lulani quale primo acquese eletto al vertice di Confindustria Alessandria che, con 500 imprese aderenti che occupano 27 mila addetti circa, è l’associazione più rappresentativa del settore.
Stiamo finendo l’anno. Dal dopo guerra ad oggi ci sono state una decina di crisi economiche. Quella che stiamo attraversando, chiediamo a Lulani, è la peggiore. «A dicembre si tende a fare un bilancio, che per il 2009 non può non essere influenzato dalla congiuntura di un anno particolarissimo, iniziato con una situazione internazionale di difficoltà, sorta dopo il collasso dei mercati finanziari dell’ultimo trimestre del 2008, che non ha probabilmente pari nel secondo dopoguerra, e che naturalmente la provincia e l’acquese, che non sono differenti dal resto della regione e del Paese, hanno vissuto intensamente», sono le parole di Lulani. Quest’ultimo, già ad aprile, durante un’intervista rilasciata a L’Ancora, rilevava che «non da oggi vediamo aziende dello stesso settore fornire performance molto diverse fra loro. L’organizzazione aziendale, la capacità di innovazione, la qualità del prodotto fa decisamente premio rispetto all’appartenenza a un determinato settore. Questo difficile 2009 non ha mutato tale dato di fatto e, se vogliamo subito parlare dell’ambito locale, le aziende dell’acquese, hanno nel complesso dimostrato una buona capacità di reazione alla difficoltà congiunturale, proprio grazie agli elementi che citavo prima: organizzazione, innovazione, produzioni di qualità, e, aggiungo, imprenditoria radicata nel territorio (non a caso le uniche crisi hanno colpito aziende la cui proprietà è lontana da qui), che ha saputo sviluppare anche un piccolo ma diffuso sistema locale di know how e capacità di fare che è stato mantenuto in vita proprio per cercare di superare la crisi tutti insieme e, tutti insieme, presentarsi pronti all’auspicata ripresa».
Al riguardo, è utile commentare anche l’ultimo avvenimento di grande importanza per l’industria del territorio: la coraggiosa scelta della famiglia “Tacchella”. «Una famiglia - è la risposta - che è parte importante della nostra storia imprenditoriale, che ha saputo trovare soluzioni nuove, con coraggio, per preservare e confermare la propria gran capacità tecnologica, dando, attraverso lo strumento del raggruppamento delle imprese, una risposta moderna e pronta al radicale cambiamento di scenario cui tutti noi siamo oggi di fronte. Soluzioni nuove, e con ciò ritorno a un’analisi più generale, che noi imprenditori spesso perseguiamo anche per gestire la situazione occupazionale, perché siamo consci dei rischi per il lavoro che questa congiuntura comporta e sappiamo bene che il lavoro (tanto più il lavoro qualificato che contraddistingue le nostre imprese) è una risorsa primaria per lo sviluppo delle attività imprenditoriali».
Continuando sul tema della congiuntura Lulani indica come, negli ultimi tempi, gli esperti tecnici evidenzino «un’inversione di tendenza e guardino al futuro con aspettative diverse e migliori rispetto anche a soli pochi mesi fa. Nello scorso mese di novembre è stato nostro ospite, in Confindustria Alessandria, il Direttore del Centro Studi di Confindustria, che finora è stato certamente l’istituto che ha saputo, meglio di tutti, interpretare correttamente i segnali dell’economia. Mi sembra giusto menzionare alcuni messaggi che ci ha portato: intanto ci ha ricordato che c’è sempre una certa disparità nell’andamento del mercato del lavoro rispetto alle svolte dell’economia; in pratica ora l’economia inizia a dare i primi segni di miglioramento, ma per quanto riguarda il mercato del lavoro, che risponde sempre con un certo ritardo ai grandi mutamenti, i primi segni positivi si avranno, probabilmente, soltanto intorno alla metà del 2010. Ha parlato poi del tema chiave della fiducia: la fiducia è cruciale per il funzionamento del sistema economico e per la crescita, ma la fiducia degli operatori economici non solo è qualcosa di impalpabile e immateriale, ma viene misurata attraverso termometri che ne colgono l’andamento nel corso del tempo. E la fiducia dipende anche dai messaggi degli “opinion maker” e dei revisori”».
Ma, tornando alla crisi, ecco l’opinione di Lulani: «Il messaggio in cui mi riconosco è che la crisi c’è, meglio ancora c’è stata ed è stata molto dura, ma stiamo agendo per contrastarla e ne usciremo presto. Meglio, insomma, non fare annunci specie quando non sono seguiti da azioni concrete, ma bisogna lavorare alacremente per cercare soluzioni. Che è esattamente la strada percorsa da Confindustria Alessandria». E in ambito locale o provinciale, il credito e l’istruzione?. «ll tema dell’accesso al credito è uno di quelli su cui si è maggiormente concentrata l’azione di Confindustria Alessandria e mia personale, con l’incarico di presidente. Le nostre imprese infatti, specie le più piccole, sono state travolte dalle conseguenze della crisi di origine finanziaria. Le aziende hanno subito restrizioni nell’accesso al credito, aumenti di costi, richieste di garanzie talvolta poco giustificate; molte imprese hanno indubbiamente avuto l’impressione che il risanamento dei conti bancari sia stato fatto “sulla pelle” del sistema produttivo. Confindustria Alessandria ha scelto di intraprendere - fin da subito - molte iniziative pratiche. Sappiamo bene che il credito va a quelle imprese che dimostrano, con i conti in ordine, programmi di investimento chiari, effettive prospettive di sviluppo. Noi facciamo la nostra parte per favorire la crescita culturale delle imprese, che talvolta non sanno presentare all’interlocutore-banca, in modo efficace, tali prospettive. Però non ci pare accettabile che aziende che hanno le potenzialità per cogliere la ripresa che alcuni segnali ci preannunciano, con il rischio di un’asfissia finanziaria derivante dalle difficoltà di utilizzo del credito di cui dicevo. Abbiamo chiesto ai nostri interlocutori bancari, ad iniziare dalle banche locali, che devono per vocazione favorire lo sviluppo del territorio, risposte rapide e attente alle richieste delle imprese. Abbiamo stipulato numerosi accordi con le banche a favore dei nostri associati. I primi mesi del 2010, con l’esame dei nuovi dati di bilancio aziendali da parte delle banche, saranno cruciali per vedere l’evoluzione della materia, per valutare nel concreto la disponibilità del settore bancario ad essere partner dello sviluppo delle imprese e del territorio. Spesso il sistema bancario giustifica la propria scarsa offerta di credito con la mancanza di domanda di credito, soprattutto da parte delle piccole e medie imprese. C’è del vero in quest’affermazione, ma tutto ciò dipende da un pesante calo, a monte, di domanda di consumi e di investimenti. Si rende quindi ora necessario un pressing molto forte affinché si stimoli la domanda di consumi e di investimenti, sia delle imprese sia dei privati, ricorrendo a strumenti di politica economica, come, per esempio, l’utilizzo deciso della leva fiscale».
L’altro tema è quello dell’istruzione, della formazione e con esso dell’investimento in capitale umano, punti che sono cruciali per ogni territorio. Questa la risposta: «Al riguardo abbiamo assistito, anche sull’azione dell’attuale riforma ministeriale, ad un cambiamento radicale nelle scelte di decentramento territoriale dell’istruzione, specie di quella universitaria e abbiamo dovuto subire scelte senza possibilità di negoziarle, che è l’aspetto più grave dell’attuale situazione. La decisione più eclatante, di certo, è stata quella del Politecnico di Torino di eliminare la didattica nelle sedi decentrate, compresa l’alessandrina. Come Confindustria Alessandria ci siamo adoperati fin dall’inizio degli anni ‘90, con energie umane ed economiche tutt’altro che trascurabili, per favorire la diffusione ed il radicamento di un’offerta universitaria di qualità in Provincia, per questo motivo non condividiamo la decisione, senza appello, del Senato Accademico del Politecnico”. Sempre a livello d’istruzione, Lulani parla “dell’esigenza di una formazione tecnica con diversi livelli di specializzazione e competenze, esigenza che le nostre imprese avvertono proprio per mantenere e migliorare quella capacità di fare di cui dicevo in precedenza. Credo, pertanto, che si possa ripartire da questa constatazione per studiare come dare una nuova risposta che soddisfi questa esigenza ancora diffusa sul territorio, ove le attuali modalità e strutture non siano più consone alle risorse disponibili». Il discorso “offerta formativa” merita un discorso a parte che intendiamo, in seguito, fare con Bruno Lulani. (C.R.)
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