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Acqui Terme. L’ex statale 30, che collega Acqui Terme alla Torino Savona, è considerata una tra le più pericolose del Piemonte: è stretta, non c’è possibilità di superare tra automezzi. È una strada superata dal tempo, un tracciato che usò Napoleone quando scese da Carcare verso Acqui Terme. È un percorso stradale che dalla Padania porta all’autostrada dei fiori e con i tir del giorno d’oggi non può più ricevere il traffico che porta dalla Valle Bormida al confine della Francia.
L’introduzione vale per citare l’intesa siglata, tra gli assessori alle Infrastrutture e Trasporti della Regione Piemonte Daniele Borioli e della Liguria Carlo Ruggeri, nell’ambito del convegno «Cairo sarà», organizzato dal Palazzo di Città il 19 dicembre. Si tratta di un protocollo d’intesa ufficiale che impegna le due regioni ad operare insieme, e da subito, per realizzare un collegamento autostradale che dalla Valle Bormida arrivi fino alla Liguria.
Si tratta dell’Albenga-Predosa, un tracciato ribattezzato «Le Alpi del Mare» da individuare come ipotesi di collegamento tra la A10 Savona-Ventimiglia, la A6 Torino-Savona e la A26 Voltri-Gravellona Toce, tra Predosa, Acqui Terme, Carcare e Albenga.
“Quello d’oggi - ha dichiarato l’assessore piemontese Borioli durante il convegno - è un accordo importante che impegna le due parti a lavorare alla definizione della sistemazione di collegamenti tra il basso Piemonte, il savonese e il ponente ligure.
Il progetto si inserisce all’interno di una serie di opere che la Regione Piemonte ha in parte già realizzato, come la variante di Strevi, o per le quali si sta affinando la progettazione, come la bretella Strevi-Predosa, o, ancora, che partiranno a breve, come la nuova circonvallazione di Predosa. Un consistente impegno di risorse che consentirà nel giro di pochi anni di ridisegnare il sistema di viabilità e di collegamenti in questa parte di Piemonte”.
“È un momento importante - ha aggiunto Ruggeri - perché stabilisce la comune volontà di Piemonte e Liguria di realizzare un’arteria il cui valore andrà ben al di là dei territori interessati. Lavoreremo intensamente perché si arrivi ad un’ipotesi di tracciato che raccolga il consenso di tutti i comuni che l’infrastruttura stessa dovrà attraversare tra le due Regioni”.
L’autostrada è stata dunque riconosciuta da entrambe le regioni come struttura fondamentale nell’ambito della comunicazione europea, soprattutto per potenziare la rete del Nord Ovest italiano. Già nei prossimi mesi si potrebbe arrivare ad un progetto preliminare, ma il condizionale è necessario, sacrosanto in quanto l’Acquese ha esperienze negative in fatto di infrastrutture stradali. I progetti sono tutti fattibili, ma nel caso del territorio acquese della Valle Bormida è arcinoto che le buone intenzioni rimangono tali e non si traducono in chilometri di strada. È anche risaputo che il problema viene sempre a galla in occasione di tornate elettorali. Quando si parla di bretella con Predosa, non si può dimenticare che per la variante di Strevi, inaugurata lo scorso anno, poco meno di cinque chilometri di strada e non il ponte di Messina, se ne iniziò a parlare venticinque anni fa circa. A questo punto non si può fare altro che auspicare che l’intesa sottoscritta a «Cairo sarà» non rimanga solo a livello cartaceo, di buone intenzioni, o di promesse elettorali, ma divenga un valore reale per il territorio. Senza dimenticare che gli imprenditori, stante l’attuale situazione viaria, neanche ci pensano ad ipotizzare una localizzazione delle loro aziende in zone non raggiunte da una viabilità in armonia con i tempi. (C.R.)
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