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Vaime e Bagliani per Sipario d’inverno

 

Acqui Terme. La stagione teatrale acquese 2009/2010, Sipario d’inverno, riprende martedì 12 gennaio, alle 21, al Teatro Ariston, con in scena “Dove andremo a finire?”. Si tratta di uno spettacolo divertente e musicale, scritto e diretto da Enrico Vaime, interpretato da un grande attore quale Massimo Bagliani, assistente alla regia Isabella Cazzola, arrangiamento delle canzoni Studio Soggetti.
Il testo della commedia prevede canzoni meravigliose, battute divertenti, travestimenti e invenzioni comiche che, per circa due ore riescono a catturare l’attenzione degli spettatori, conferendo a questa storia dal finale surreale e con un ritmo coinvolgente adatto a divertire e realizzato in modo da dilettare, senza lasciare a loro il tempo di domandarsi dove andiamo a finire?.
“La Fortuna di questa domanda - aveva commentato Vaime - è quella di non avere una risposta o meglio di averne mille. Quando qualcuno dice questa frase che serve a riempire i vuoti di conversazione, nessuno ti sa dire niente di preciso”. Una commedia brillante uscita dalla penna dell’istrionico Vaime che ancora una volta con allusioni più o meno velate è riuscito a mettere in evidenza le contraddizioni dell’era moderna.
Enrico Vaime nasce a Perugia nel 1936. È un autore televisivo, scrittore, personaggio televisivo, autore radiofonico e teatrale. Pubblica quattordici libri. Ha spesso firmato i suoi lavori in coppia con Italo Terzoli, con cui ha costituito la ditta Terzoli & Vaime. Laureato in giurisprudenza, entra alla Rai nel 1960 tramite un concorso pubblico, successivamente si dedica alla libera professione. Collabora alla stesura di numerosi programmi di successo quali Quelli della domenica, Canzonissima, Tante scuse e Risatissima. Ha scritto anche fiction. Dal 2002 conduce su La7 il programma Anni Luce e sulla stessa emittente conduce Omnibus, una rubrica di costume.
Massimo Bagliani nasce ad Alessandria e debutta nella “Tempesta” di Shakespeare, regia di Strehler. Recita nelle Compagnie di Gassman, Pagliai, Bramieri, Garinei e Giovannini, Montagnani, Proietti e nella Compagnia Italiana di Operette. Con il “maestro” Enrico Vaime ha scritto e rappresentato le seguenti commedie con canzoni: “Devo fare un musical” “Patatine”, “Dieci ragazze per me”, “Dove andremo a finire”, “Era una calda notte d’Inverno”. Ha interpretato ruoli nelle fiction “Un medico in famiglia”, “Distretto di Polizia”, “RIS”, “Crimini bianchi” ed il ruolo di coprotagonista nel film “La febbre” per la regia di Alessandro D’Alatri.

Martedì 12 gennaio all’Ariston

Invito a teatro con Vaime e Bagliani

Acqui Terme. Cosa fare dei vecchi teatri? Cosa fare dei vecchi repertori, seri o leggeri?
Louis Malle, nella pellicola cinematografica Zio Vanya [proprio così: con la Y: siamo in America] sulla 42ª strada (1994) allestisce nel fatiscente New Amsterdam di Brodway, tempio del musical tra 1907 e 1931, ma prossimo alla demolizione, le prove della commedia di Cechov, un po’ sulla scia de Effetto notte di Truffaut.
Ma non rinunciando ad esporre l’opera tutta, ambientata in un luogo simbolo.
Vale la pena di trascrivere le battute di un dialogo relative a questo luogo straordinario:
“Quando è stato costruito?” chiede una incredula visitatrice, che assisterà alla prova teatrale.
“Penso alla fine del secolo scorso – risponde l’amico attore. “È rimasto chiuso per anni. In pratica noi [teatranti] siamo degli abusivi. Non possiamo neppure usare il palcoscenico perché i topi si son mangiati le corde…
E poi, dopo aver colto diverse voci nell’ambiente, si riprende:
“Mi piacciono queste decorazioni: sono ispirate alle commedie di Shakesperare, o almeno così dicono… Lo sapevi che qui facevano Le follie di Ziegfeld [che diventa film, con Fred Astaire, alla metà degli anni Quaranta]… Il teatro conteneva 1700 persone e i camerini potevano ospitare fino a 500 attori… Adesso è un po’ pericoloso perché dal soffitto piove e quelle reti lassù servono per raccogliere l’intonaco che cade…”.
Ecco: la prima domanda da rivolgere a Massimo Bagliani - che la sera del 12 gennaio inaugura, dopo l’anteprima dello Zoo di vetro ferriniano, al Teatro Ariston la stagione della stagione “Sipario d’Inverno” con Dove andremo a finire? - è quanto di Louis Malle si è condensato in questa commedia. Una piece, scritta a quattro mani con Enrico Vaime, che l’anno scorso ha esordito al Teatro Parioli di Roma.
Da classificare sì nel “teatro leggero”, ma fino ad un certo punto. E proprio questo “impegno”, in certo modo inatteso, finisce per lasciare un segno significativo. Un “graffietto” che si scopre dopo la risata, che induce a pensare.
La commedia si apre, infatti, con una voce fuori campo che annuncia la chiusura di un “mitico Teatro Duse”, di una città ci cui (come capita per l’abbazia de Il nome della rosa) è pietoso citare il nome.
Di più. La voce di uno speaker radiofonico annuncia la sua demolizione (non per farci un parcheggio, come noi acquesi ben sappiamo, ma un centro commerciale che ha titolo L’Isola dei Sogni: poteva essere un’altra variante bollentina), ma ricorda anche gli spettacoli con “famosi artisti italiani e stranieri, i concerti delle orchestre jazz e sinfoniche…”.
[Bagliani e Vaime si siano ispirati al Garibaldi?].
In questo contesto ecco che vediamo il protagonista. Il custode della struttura. Figlio di custodi. Si sa, anche un po’ prigioniero di ciò che custodiva. Ma questo valeva per il passato. Ora è diverso. Melanconie e nostalgia prevalgono.
Allora, poiché “la fine è vicina” Bagliani si applica ad un esercizio di memoria. E ricordando artisti e compagnie, musiche e curiosità, fatti e misfatti, finisce per rimanere chiuso all’interno del teatro proprio nel giorno di ferragosto.
Non ci poteva essere commedia più attuale per Acqui, in cui sono così rari i luoghi di cultura, in cui cancellazioni e vendite hanno impoverito la città (ricordate: all’ultimo piano del parcheggio “Garibaldi” doveva essere realizzata anche una sala multifunzionale per le arti… aspettiamo fiduciosi di vederla).
E, indubbiamente, questa componente metateatrale (il teatro che parla del teatro; un po’ come in Pagliacci di Leoncavallo; un po’ come nei Sei personaggi di Pirandello) insaporisce per bene il lavoro.
Una recensione, cui attingiamo, da “Il giornale dell’Umbria” presenta il monologo come “un j’accuse garbato che investe direttori artistici poco preparati, registi pieni di sé, assessori incompetenti. Quello che ne scaturisce è uno spaccato della nostra società dove il potere è troppe volte affidato a degli incapaci, dove non esiste più l’amore per la cultura e per l’arte”.
Ecco allora la domanda (certo molto “spenta”, anzi “frustra”) che dà il titolo allo spettacolo, cui il protagonista dà risposta cimentandosi con i classici della canzone, con una carovana di battute e invenzioni, accennando a passi di danza... Del resto la presenza ad Acqui del Nostro (quasi da prendere alla lettera: Bagliani è alessandrino) nelle stagioni 2004 (Dieci ragazze per me) e 2006 (Devo fare un musical) e il ricordo di quelle applaudite performance (ma Bagliani è stato anche lettore dantesco in Biblioteca) può essere utile per comprendere a pieno quale tipo di intrattenimento l’attore porterà al pubblico della nostra città.
Ma, per chi non l’ha mai applaudito può valere quanto riporta “Il Gazzettino” di Trieste a proposito dell’ultimo spettacolo: “Il ritmo è incalzante, le battute si susseguono senza rilevanti cadute di stile e i palati raffinati si deliziano particolarmente dei raggiri linguistici che, soprattutto nella parte riguardante il teatro e i suoi immancabili dintorni, riporta l’ironia al suo significato primordiale”.
Tanto che il testo si trasforma in una esauribile fonte di risate. (G.Sa)

 

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