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Acqui Terme. Dopo aver esaminato le varie proposte indicate da cittadini, associazioni e gruppi politici, durante la riunione del 29 dicembre 2009, la giunta comunale ha deliberato di richiedere alla Prefettura di Alessandria l’intitolazione di vie e piazze ad acquesi che hanno dato lustro alla nostra città e a personaggi che a vari titoli erano legati ad Acqui Terme.
- Di intestare la piazza tra Via San Martino e Via Salvo D’Acquisto, in ricordo del tenente pilota Franco Grillo, nato il 20/05/1919, mililitare e pilota deceduto in servizio il 21/06/1951.
- Di intestare il tratto di Via Vallerana dal numero civico 22 al 38 al cantautore Luigi Tenco.
- Di intestare il tratto della via che collega piazza San Guido a Via G.Ferraris, sotto il nuovo Tribunale al medico acquese Giuseppe Allemani, nato il 13/12/1939, deceduto il 17/09/1994.
- Di intestare la piazza compresa tra Via Soprano e Via Savonarola, adibita a parcheggio, a Gaetano Scirea, nato a Cernusco sul Naviglio il 25/05/1953, deceduto il 3/9/1989 in Polonia.
- Intestare la piazzetta tra via Biorci, Via della Giardina e via Al Castello, ai “Poeti dialettali acquesi”.
- Intestare la via che collega Via IV Novembre a Via M.Ferrari al parroco don Giovanni Tornato nato a Maranzana il 30/03/1927 e deceduto in Genova il 15/10/1991.
- Di intestare la piazza, dove sorge la porta telematica delle Terme, a Giuseppe Barisone (detto Pipino), albergatore, nato ad Acqui Terme il 19/03/1908 e deceduto l’8/11/1999.
- Di intestare il tratto di strada che da Via Nizza và verso il rio Medrio a “Maestri del lavoro d’Italia”.
- Di intestare la via che collega Via Verdi a Piazzetta Verdi a Papa San Pio V, unico papa piemontese.
- Di intestare la nuova via del sottopasso di Via Crenna “Del Pozzo Romano”.
- Di intestare la piazza in zona Bagni, adibita al parcheggio dei camper, a “Società Operaia di Mutuo Soccorso”.
- Di intestare la nuova piazza adibita a parcheggio della Casa di cura Villa Igea al medico acquese Giovanni Ivaldi, nato ad Acqui Terme il 3/10/1920 e deceduto il 10/07/1989.
- Di intestare il tratto di strada attualmente Moirano n.14, che affianca l’ingresso del Pronto soccorso della clinica Villa Igea al dottor Mario Debenedetti, nato ad Acqui Terme il 6/05/1904, deceduto il 29/06/1978, fondatore della Casa di cura.
- Di intestare il vicolo che collega Via Biorci a Salita Duomo, a Pietro Ivaldi detto il Muto, abile pittore nato a Toleto di Ponzone nel 1810 e deceduto in Acqui Terme nel 1885.
- Di intestare la salita che collega l’ospedale a Via San Defendente a “Donatori sangue”.
(C.R.)
Una via che... non c’è
Acqui Terme. È per lo meno insolita una parte della delibera di fine anno, 29 dicembre 2009, che aveva per oggetto «Toponomatica - vie cittadine)», votata da quattro assessori su otto componenti la giunta comunale: Enrico Bertero, Paolo Bruno, Simone Garbarino e Giulia Gelati. Erano assenti il sindaco Danilo Rapetti, e gli assessori Leprato, Sburlati e Tabano. Si tratta dell’intitolazione di una via che non c’è: Via Del Pozzo Romano. Sarebbe la struttura viaria relativa al sottopasso ferroviario in via Crenna di cui è in discussione la sua realizzazione. Non si sa come la Prefettura potrà concedere l’autorizzazione per una via che, sino al momento di vedere ruspe al lavoro, è solo da considerare a livello progettuale. Di cantieri, nella zona di via Crenna e piazza Maggiorino Ferraris, negli ultimi tre/quattro anni ne sono nati parecchi, non quello ipotizzato per la realizzazione del sottopasso. La scelta del nome di Via Del Pozzo Romano sarebbe derivata dalla presenza in quello spazio di un pozzo di epoca romana.
Si salverà circa la metà dell’area archeologica
Acqui Terme. Ogni quota di sottosuolo acquese è considerata area archeologica tra le più interessanti del Piemonte. I ritrovamenti emersi a poca profondità durante l’esecuzione di scavi necessari alla costruzione di un edificio derivante dal recupero dell’area ex Palaorto (già sede del mercato ortofrutticolo) di piazza Maggiorino Ferraris sono considerati un piccolo tesoro archeologico di epoca romana. Sono tracce che, forse risalenti all’epoca imperiale, a parere degli storici, dimostrerebbero che la città termale era ampia, fiorente ed importante. Sopra al livello romano i ricercatori, specialisti di una ditta tortonese coordinati e diretti dalla Soprintendenza, avrebbero scoperto reperti medievali. Logicamente sui ritrovamenti gli studiosi mantengono il più stretto riserbo. Di certo c’è il fatto che il cantiere della «Eleca» di Cantù, proprietaria dell’aera, è fermo ormai da più di un anno circa e dal punto di vista economico il costruttore ha comunque subito un grave danno economico.
Ora, l’impresa che intende costruire l’edificio previsto sull’area ex Palaorto sta sottoponendo alla Sovrintendenza ai beni architettonici del Piemonte un nuovo progetto ed il giorno 19 è fissato a Torino un incontro per discutere particolari dell’interrato e se il piano sarà considerato soddisfacente si procederà con l’autorizzazione a rimuovere parte dei reperti ed a completare lo scavo archeologico e quindi a breve termine il cantiere potrà riprendere.
Le previsioni sarebbero quelle della rimozione dei reperti da circa la metà dell’area con la creazione di due piani interrati in quella zona e la musealizzazione della restante parte, circa il 50% dell’area medesima. Parte dei box sarebbero spostati al piano terreno ed il costruendo palazzo di sette piani fuori terra arriverebbe ad un’altezza alla gronda di 26,50 metri.
L’area era stata acquistata dall’imprenditore di Cantù all’asta bandita dal Comune di Acqui Terme, che aveva venduto senza particolari vincoli archeologici. La medesima area si sviluppa su circa 4 mila metri quadrati da edificare. Il Piano regolatore generale comunale prevedeva 3 mila metri quadrati di commerciale e direzionale. La sottoscrizione dell’atto notarile che definitivamente trasferiva la proprietà del Palaorto alla società di Cantù avvenne a novembre del 2006. Fu la prima delle vendite importanti effettuate dall’amministrazione comunale e da quel momento i produttori agricoli che solitamente sostavano sotto la struttura si trovarono ad esporre la loro merce all’aperto. Il progetto, attuato prima dei ritrovamenti archeologici prevedeva la costruzione di un complesso adibito ad edilizia residenziale privata, commerciale e di servizi, realizzata in due blocchi per distinguere le diverse funzioni: uno per complessivi 61 alloggi; il secondo con funzione direzionale, con uffici.
Recentemente si era parlato di «Museo archeologico open air».
La spesa indicata dalla giunta comunale, come evidenziato dal piano predisposto dall’Ufficio tecnico comunale, comporta una spesa complessiva di 302.837,60 euro di cui 222.821,28 per lavori di restauro degli elementi archittettonici ed archeologici, 25.000,00 per la frornitura e la posa di elementi necessari all’illustrazione del percorso, 25.277.77 per spese tecniche oltre a 29.738,55 di Iva. Da rilevare che l’intervento viene finanziato con quota parte di un contributo di 181.702,56 (60% di 302.837,60) dalla Regione Piemonte. (C.R.) |