Istituita dalla Regione Liguria
la riserva naturale dell’Adelasia
Cairo M.tte. Secondo una leggenda popolare la principessa Adelasia, figlia di Ottone I di Sassonia, fuggì in Liguria con Aleramo, ch’era stato il suo scudiero e ch’ella aveva sposato contro il volere del padre. Nei pressi di Montenotte una Rocca porta il nome di Adelasia, perché i due avrebbero trovato lì un momentaneo rifugio.
Non più leggenda ma piacevole realtà l’approvazione, avvenuta poco prima di Natale da parte del Consiglio Regionale, della legge che istituisce la Riserva Naturale Regionale dell’Adelasia. Si tratta di un importante risultato verso il completamento del Sistema regionale delle Aree protette: «Area di notevole pregio naturalistico in comune di Cairo Montenotte, già riconosciuta quale Sito di importanza comunitaria, inclusa nel Piano delle aree protette di interesse provinciale e interessata dall’Alta Via dei Monti Liguri - afferma l’assessore all’Ambiente della Regione Liguria Franco Zunino - la novità rilevante è che si tratta della prima area protetta di grande estensione (1.273 ettari) interamente di proprietà pubblica, acquisita dalla Provincia di Savona nell’ambito della procedura fallimentare della Società Ferrania, a seguito di un protocollo di intesa tra la Regione, la Provincia stessa ed il Comune di Cairo Montenotte. La Regione Liguria ha partecipato con una quota di 675 mila euro, la Provincia di Savona con 250 mila, mentre il comune di Cairo Montenotte ha curato l’acquisto di beni di rilevante interesse per la comunità locale».
Di questo importante risultato dal punto di vita ambientale ha dato notizia il “Giornale della Giunta” della regione Liguria il 21 dicembre scorso. Con l’istituzione della Riserva naturale regionale si aprono nuove prospettive, con benefici anche economici e sociali per la comunità locale: «Si tratta di una zona di media altitudine, fra i 500 e gli 800 metri s.l.m., costituita da una ricca varietà di substrati geologici, generatrice di formazioni geomorfologiche altrettanto diversificate, fra le quali si ricordano gli affioramenti rocciosi di Rocca dell’Adelasia, emblematica della Riserva per il suo ergersi nuda e possente da una fitta coltre boschiva, e fenomeni carsici come grotte e doline» spiegano all’assessorato Parchi della Regione Liguria.
Assieme alla ricchezza di corsi d’acqua, con pozze, cascatelle e meandri, i boschi rappresentano l’attrattiva maggiore della riserva. Bellissime e diffuse le faggete, fra le quali si distingue quella del Costellasso, dove si trovano maestosi esemplari secolari. Sono inoltre presenti molte specie botaniche rare o relativamente rare, come la cerrosughera, l’acero di monte, il tiglio, il pungitopo, il mirtillo nero, il giglio di San Giovanni, la caltra palustre, lo zafferano ligure, oltre a diverse specie di orchidee.
La fauna selvatica è rappresentata da mammiferi, quali il cinghiale, il daino ed il capriolo, la volpe, il tasso e la puzzola, il chirottero; da uccelli, fra cui si ricordano lo sparviero, il picchio verde, il picchio rosso maggiore, il picchio muratore, il merlo acquaiolo, il martin pescatore. Anche se sono forse gli ambienti acquatici ad ospitare le specie di maggior interesse, con la presenza di anfibi divenuti ormai rari (tritoni, salamandra gialla e nera) oltre al gambero di fiume.
La ricchezza di acque e di legname pregiato è inoltre all’origine della lavorazione del ferro, avviata nel Medioevo su probabile iniziativa benedettina - la ferriera citata fin dall’XII secolo come “Ferranica” è all’origine dell’odierno toponimo di Ferrania - testimoniata da una interessante, ed in parte ancora leggibile, rete di manufatti, di sistemazioni idrauliche, di infrastrutture viarie, di coltivazioni forestali.
L’assetto proprietario - per secoli rimasto sostanzialmente unitario, passando dalle grandi famiglie nobili (Scarampi, Seysell, Durazzo, De Mari) al patrimonio di importanti società industriali all’inizio del 1900 (SIPE, Ferrania, 3M) per giungere inalterato fino ad oggi - ha consentito la conservazione di un paesaggio agricolo e forestale omogeneo e ben caratterizzato, nelle sue alternanze equilibrate di colture da legna, da frutto, da pascolo, da sfalcio, imperniate attorno alle cascine dei fittavoli. (PDP)
Mons. Lupi cita l’industria cairese nell’omelia del 31 gennaio
Anche lo stabilimento di Ferrania
nelle cure del Vescovo di Savona
Cairo M.tte. Nel sua omelia, pronunciata il 31 dicembre scorso in cattedrale, in occasione del canto del Te Deum, il vescovo di Savona ha dedicato particolare attenzione alla crisi dell’industria locale, citando anche la Ferrania, una delle industrie che stanno attraversando momenti particolarmente critici: «…fatto che, già grave di per sé - ha detto mons. Lupi - è ulteriormente accentuato dalla crisi economica internazionale che ha toccato e tocca la vita di tante famiglie del nostro territorio».
Molto scalpore ha suscitato questo intervento mirato del pastore della diocesi savonese che, riferendosi al dibattito sulle questioni Tirreno Power, piattaforma Maersk e porticciolo della Margonata, ha richiamato tutte le parti in causa, amministratori pubblici, industriali, privati, alle proprie responsabilità: «Occorre che tutti, e i cristiani hanno un motivo in più, derivante dal vangelo, sappiano spogliarsi degli interessi e delle visioni di parte, per cercare unicamente il bene della collettività, sapendo mettere sempre la persona al centro».
Mons. Lupi ha esordito invitando i fedeli ad una intensa riflessione sul mistero del Natale: «Il termine di un anno ci porta a fare alcune considerazioni sul tempo che passa.
Perché questa riflessione non assuma esclusivamente un tono depressivo, nostalgico e non si rivesta di rimpianto, giova ricordare che non solo il tempo passa, ma anche che esso matura.
Noi in particolare, ci troviamo a vivere nella pienezza del tempo, cioè in una fase matura della storia, la quale prende senso dall’evento della nascita di Gesù. La pienezza del tempo non è legata allora ad eventi umani, ma all’avvento del Figlio.
Il tempo che passa allora non sarà più vissuto con rimpianto o con frustrazione, ma piuttosto come un’occasione per avvicinarci all’incontro con il Signore, come una situazione privilegiata all’interno della quale imparare a diventare figli».
Riprendendo il tema della giornata mondiale di preghiera per la pace (“Se vuoi coltivare la pace custodisci il creato”), il vescovo ha evidenziato che la sensibilità ecologica «deve diventare un criterio di valutazione dei fatti che vale anche per i nostri problemi locali».
Partendo da questi presupposti mons. Vittorio Lupi non ha potuto pertanto fare a meno di accennare alle problematiche dibattute nel Savonese e in Valbormida in cui i progetti industriali devono sempre tener conto del rispetto che bisogna avere nei confronti del creato. (PDP)
Con le linee guida per le nuove centrali a biomassa
Lancia in resta contro la Ferrania
l’esordio 2010 del “Comitato”
Cairo Montenotte - Lunedì 4 gennaio il Comitato Ambiente Salute Valbormida ha trasmesso anche al Comune di Cairo Montenotte le sue considerazioni conclusive formulate sulla base dei risultati tecnici e scientifici emersi dal convegno “Centrali a biomassa: sviluppo sostenibile o impatto negativo su ambiente e salute”, tenutosi a Cairo Montenotte il 12 dicembre 2009.
Come tutti i Consigli Comunali della Valbormida e dei territori limitrofi anche quello di Cairo Montenotte è invitato a discutere, ed eventualmente approvare, le seguenti valutazioni:
- La situazione ambientale e sanitaria della valle Bormida evidenzia delle situazioni di criticità che dovrebbero essere oggetto di studi approfonditi e mirati al fine di verificare l’evoluzione nel tempo, individuare le cause e programmare i necessari interventi di miglioramento e di mitigazione del rischio.
- I nuovi progetti industriali presentati in Valle Bormida e nei territori limitrofi devono tenere conto del contesto ambientale all’interno del quale si inseriscono, in nessun caso possono essere causa di un apprezzabile aumento dei livelli attuali di inquinamento e determinare un peggioramento delle condizioni sanitarie; si richiede, inoltre, di dimostrare la sostenibilità degli interventi in relazione ad una valutazione ambientale che tenga conto della reale situazione di partenza.
- Nel caso specifico delle centrali a biomassa si evidenzia come il territorio della Vallebormida non possa ospitare impianti di grande taglia, come ad esempio quello proposto da Ferrania Technologies nel Comune di Cairo Montenotte; la realizzazione di tale impianto andrebbe ad aggravare la qualità dell’aria, con particolare riferimento alle polveri sottili, peggiorando le già precarie condizioni sanitarie. Non appare, inoltre, dimostrato sulla base dei documentazione fino ad oggi presentata, che l’intervento possa essere realmente alimentato da una locale filiera del legno e non richieda dopo alcuni anni di esercizio, l’utilizzo di altri combustibili diversi dalla biomassa legnosa locale, quali ad esempio i rifiuti trattati (CDR).
- L’approvazione e la costruzione di nuove centrali a biomassa in Valbormida e nei territori limitrofi dovrà essere attentamente valutata in riferimento ai seguenti parametri:
- ridotta potenza degli impianti (non superiore a 4 - 6 Mw termici);
- dimensionamento degli impianti proporzionato all’effettiva disponibilità di biomassa presente in loco ed alla capacità di produzione delle aziende locali;
- dimostrazione preventiva che la centrale possa essere alimentata da una filiera locale del legno, tramite analisi dettagliata delle risorse forestali disponibili e della capacità delle aziende già presenti in loco di far fronte alla richiesta dei volumi di combustibile richiesti.
A tal fine i piani di approvvigionamento associati al progetto della centrale dovranno essere corredati da contratti ed accordi con i proprietari dei terreni boschivi, con l’indicazione di un prezzo minimo per il ritiro della biomassa, in grado di sostenere le realtà produttive locali.
- produzione prevalente di calore ed in sub ordine di energia elettrica, con realizzazione, associata alla centrale a biomassa, di una vera rete di teleriscaldamento che preveda lo spegnimento di un numero sufficiente di caldaie in attività, in modo da compensare le emissioni atmosferiche ed evitare un aumento della concentrazione delle sostanze inquinanti.
L’effettiva realizzazione della rete di teleriscaldamento dovrà essere garantita dal versamento di fideiussioni a favore dei Comuni che dovranno ospitare la centrale.
- coinvolgimento del territorio nel controllo dell’impianto, in particolare si chiedono garanzie, impugnabili legalmente, che la centrale a biomassa non possa essere ampliata od alimentata da altro combustibile diverso dalla legna o dagli scarti di legna non trattati. In particolare si propone di distribuire quote della Società che gestirà l’impianto (ininfluenti per quanto riguarda la distribuzione degli utili) alle Amministrazioni locali, alle Associazioni ambientaliste ed ai comitati di cittadini e specificare nello statuto della società che l’ampliamento ed il cambio di combustibile dovranno essere decisi all’unanimità dei soci.
- l’autorizzazione di nuove centrali dovrà tenere in considerazione l’eventuale presenza di altre centrali a biomassa già realizzate sul territorio della Valbormida e nei territori limitrofi, in modo tale da valutare l’impatto complessivo sulla qualità dell’aria e sulla disponibilità delle risorse forestali.”
A conclusione del documento trasmesso il Comitato insiste sul fatto che la realizzazione di nuovi impianti a biomassa in valle Bormida e nei territori limitrofi debba avvenire solo in accordo e compatibile con i punti sopra scritti.
E’ comunque confermata l’assoluta contrarietà del Comitato Ambiente Salute Valbormida alla realizzazione della centrale a biomassa di Ferrania che, ci tiene a precisare la portavoce d.ssa Sterzi, “ ribadisce l’inesistenza di alcuna ipotesi di accordo con chicchessia su come essa potrebbe essere realizzata. (SDV)
Raggiunta nel 2009 la percentuale di ricilo dei rifiuti del 36,72%
Cairo Montenotte Comune “riciclone”
premiato con 50 mila euro
Cairo M.tte. Il Comune di Cairo ha beneficiato nel 2009 di un premio da quasi 50 mila euro elargito dalla Regione per i Comuni che si sono distinti nel potenziamento della raccolta differenziata.
Cairo nel 2009 ha infatti toccato una percentuale di raccolta differenziata del 36,72%, piazzandosi così al terzo posto, preceduto soltanto da Villanova d’Albenga, e Deiva Marina.
E’ Villanova d’Albenga, il comune più “riciclone” della Liguria. Il piccolo centro del Savonese, sede del secondo aeroporto ligure, si piazza al primo posto della classifica di Legambiente Liguria, che ogni anno assegna i premi del riciclo ai comuni che gestiscono meglio i propri rifiuti, sul territorio ligure.
Nelle altre tre province liguri i comuni segnalati da cui prendere esempio in materia di raccolta differenziata sono Deiva Marina nello spezzino, Camporosso nell’Imperiese e Busalla in provincia di Genova.
Deiva Marina l’anno scorso era prima assoluta (e l’unica in tutta la Liguria ad aver centrato i parametri di legge) con il 42,52 % a fronte di un “tetto” del 40 % di raccolta differenziata, mentre Villanova d’Albenga era solo al 13º posto con il 29,38 %, compiendo così un vero e proprio balzo in avanti verso la vetta.
Per ricevere il titolo di comune Riciclone bisognava, infatti, aver superato la soglia del 45% di raccolta differenziata, nell’anno 2008. Il Comune di Cairo, che si trova già in una buona posizione, dovrebbe compiere un ulteriore sforzo per ricuperare quei circa 10 punti in percentuale che gli sono necessari per aggiudicarsi il titolo.
Villanova d’Albenga, 2.320 abitanti, ha toccato il 48,61% di raccolta differenziata, grazie al porta a porta.
Seguono Deiva Marina con il 45.70%, che ha ricevuto una menzione speciale per aver superato il 45%. Camporosso con il 42.80% e Busalla con il 41.79%, invece, hanno ricevuto una menzione per aver superato il 40%.
Spiega Stefano Sarti, presidente di Legambiente Liguria:
«Dai dati osserviamo una crescita percentuale di raccolta differenziata, in tutta la Liguria, ed in particolare si è passati dal 19.92% al 22.70%. Un dato che, nel rimarcare un apprezzabile aumento rispetto allo scorso anno, nel complesso delude.
Siamo ben lontani dalle percentuali di raccolta differenziata delle altre regioni del nord Italia, anche le performance dei capoluoghi di provincia sono sotto i valori di legge e solo nei comuni minori si riesce a superare od avvicinarci all’obbiettivo del 45%».
«La Liguria, con la media più bassa rispetto alle regioni del Nord Ovest registra sicuramente un dato negativo, un trend che questa Regione si trascina dietro da anni. Con il sistema della raccolta differenziata porta a porta, e questi dati lo dimostrano, si comincia a registrare un miglioramento e questa è la strada che la Regione Liguria deve seguire insieme con i Comuni e le Province.
L’importante è che vi sia l’impegno di tutti per passare al “porta a porta” e laddove dove non sia possibile la raccolta domiciliare occorre avviare quella di prossimità» ha affermato l’assessore all’Ambiente della Regione Liguria Franco Zunino, che ha sottolineato come in un quartiere di Imperia, l’iniziativa degli abitanti ha permesso di raggiungere il 65% della raccolta differenziata. |