| |
Acqui Terme. La realtà prenderebbe il posto di quella che alcuni mesi fa era considerata un’ipotesi: la scelta da parte della Regione Piemonte (proprietaria dell’80% circa del pacchetto azionario della società) di vendere immobili delle Terme. Ciò, per recuperare risorse da investire nel sistema termale acquese. Si tratta, in sintesi, del contenuto della decisione fatta conoscere dalla presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, sul «caso Terme», durante la conferenza stampa, estesa alla partecipazione del pubblico e a guisa di convegno, svoltasi nel tardo pomeriggio di giovedì 28 gennaio, nella Sala Belle Epoque del Grand Hotel Nuove Terme. Ha introdotto le relazioni la presidente delle Terme Acqui Spa, Gabriella Pistone. Al tavolo della presidenza, con Bresso e Pistone, l’assessore provinciale Rita Rossa e l’assessore al Turismo di Acqui Terme, Anna Leprato.
L’illustrazione del «nuovo cammino per le Terme» è stata preceduta dalla presentazione del nuovo marchio ideato per il rinnovo dell’immagine della stazione termale acquese. Sarà: «Regie Terme di Acqui», con l’aggiunta di «Benessere reale».
Il «Regie Terme» è tratto da una indicazione dello storico acquese Malacarne del 1878, e la fusione con lo slogan «Benessere reale» vuole esprimere «l’estrema qualità» della stazione termale acquese.
Tornando al «caso alienazioni», tra gli immobili compresi nel cartello «vendesi» sarebbe escluso il Grand Hotel Nuove Terme, ma l’attenzione e le procedure sarebbero rivolte a «proprietà che si sono accumulate», vale a dire immobili considerati «strutture improduttive e di secondaria importanza». Tra questi, gli ex alberghi Eden, Carozzi e Firenze, ma anche altre proprietà immobiliari quali una cascina situata lungo la circonvallazione della città, l’edificio della «Lavanderia» di via Trieste, la stazione di servizio per la distribuzione di carburante di viale Einaudi ed altri immobili situati in zona Bagni.
«Il nuovo cammino delle Terme nasce da esigenze prodotte dalla chiusura non positiva della NewCo., pertanto la società non poteva esimersi dall’intraprendere iniziative per dare un nuovo volto, per dare una risposta al perchè scegliere le Terme di Acqui».
Questo hanno affermato la presidente Pistone e la presidente Bresso, non prima di avere evidenziato che «in Italia di terme ce ne sono tantissime ed Acqui ha le carte in regola per essere città termale a tutto tondo, ma bisogna cercare di renderle appetibili e sempre più accoglienti».
Da queste considerazioni partirebbe il percorso ritenuto in grado di riposizionare le nostre Terme, «a vantaggio non solo della società, ma per tutta l’acquesità, per tutto il territorio, con la condivisione delle attività imprenditoriali», come sostenuto dalla presidente Pistone.
L’assessore Leprato, parlando di innovazione e valorizzazione della nostra città, ha citato le iniziative che l’amministrazione comunale sta effettuando a livello locale, e in particolare le attività promozionali avviate a livello europeo, che già nel 2009 hanno ottenuto i primi ed ottimi risultati. «Acqui non può fare a meno delle Terme» ha puntualizzato l’assessore Leprato, quasi a notificare che la città è essa stessa struttura turistica, e il valore del turismo termale, ambientale, enogastronomico deve essere diffuso e condiviso.
L’assessore Rita Rossa, che segue con sufficiente attenzione i problemi di valorizzazione della città termale, ha fatto un excursus delle carte spendibili dal nostro territorio per ottenere una sempre maggiore attrattiva, senza dimenticare di essere pronti a giocarle tutte per l’esposizione mondiale di Milano 2015.
Nel concludere l’incontro, Mercedes Bresso ha anche sostenuto di essere «vicini all’acquisto dell’edificio ex Terme Militari, che potrebbe essere accoppiato con le Antiche Terme. Oggi è in crescita l’offerta del termalismo, noi non possiamo essere un buco nero che non trova investitori e quindi di non completare l’impegno del disegno qualitativamente assunto dal marchio ‘Regie Terme di Acqui - Benessere reale’». (C.R.)
Ci scrive l’ass. Giulia Gelati
Terme: fallimento di idee e proposte
Acqui Terme. Ci scrive Giulia Gelati a nome del Pdl:
«La conferenza stampa che ha avuto luogo giovedì 28 gennaio presso l’Hotel Nuove Terme di Acqui e che ha visto la presenza della Presidente della Regione Bresso, insieme alla presidente delle Terme Pistone, è parsa più che una convocazione indetta per proporre, un incontro per sancire il fallimento della New Co.
Tanti mesi, tante parole, tante promesse, ma nessun risultato. E cosa ha presentato la conferenza? In fondo, nulla. L’unica cosa concreta detta dalla Presidente Bresso è che la Regione non ha alcuna intenzione di investire e gestire le Terme che vengono viste più come una palla al piede che come una risorsa economica.
La Bresso ha detto che si cercano investitori nuovi, senza dire con quale piano nè con quali modalità; è stato solo detto che si alienano alcuni beni strategici, ma senza indicare quali. Si tenta, pertanto, di smembrare il patrimonio termale, vendendo una parte degli immobili, senza specificarli, a chi potrebbe eventualmente acquistarli, mentre si spera nell’arrivo di un non identificato investitore che compri e gestisca le Antiche Terme.
Che fare del Regina o del complesso Kursaal-piscina-clipper non è dato sapere.
Viene in mente un unico sostantivo: “spezzatino”. Vendere a pezzi e bocconi. La sola buona notizia, che dovrebbe far stare tutti tranquilli sarebbe quella che la Regione reinvestirebbe (e ci mancherebbe altro!!!) il ricavato per potenziare il sistema termale acquese. La confusione regna sovrana.
Durante la presidenza Bresso, sono state fatte ben tre perizie per stabilire il valore del patrimonio termale, operazione di per sé già curiosa e costosa, ma mai si è potuto prendere visione e ragionare di un piano economico organico. Sarebbe questo l’unico concreto strumento per verificare la fattibilità di un programma di rilancio, essendo indispensabile conoscere la redditività potenziale di quanto si vende e i costi necessari per rendere l’investimento produttivo.
Così come pare inaccettabile l’idea che la Presidente Bresso ha ripetuto ancora una volta nel suo intervento, secondo la quale si possono approntare, attraverso Finpiemonte, fondi regionali a rotazione a favore del settore termale, dimenticando che tali disponibilità dovranno evidentemente servire per implementare i servizi e le infrastrutture a supporto del termalismo acquese e non certo per permettere ai privati di comprarsi, pezzo dopo pezzo, il patrimonio delle Terme S.p.A. Idea che, guarda caso, si era fatta l’unico offerente in sede di offerta per la New Co. e che anche la stessa Regione, in occasione dell’Assemblea dei soci nell’agosto scorso aveva respinto con forza.
Il PDL ha sempre pensato, e continua a pensare, che sia necessario costruire una proposta seria, un programma unitario che non spezzetti il patrimonio nella sua interezza.
È forse troppo chiedere all’attuale Cda delle Terme (anzi… delle Regie Terme s.p.a.) di mettere a punto un piano industriale normale, che tenendo conto delle risorse a disposizione rifletta sulla loro valorizzazione, e si impegni con determinazione a promuovere la città e le sue terme, non nascondendosi dietro un logo o il restyiling dell’ingresso dei portici Saracco, ma rappresenti il punto di partenza su cui verificare l’interesse a concorrere anche da parte di investitori privati?
È solo un piano economico industriale che comprenda un redditizio uso delle infrastrutture tutte, ognuna con un suo scopo precipuo, ma in una visione organica, nella quale ci sia una partecipazione pubblica e una gestione a un privato competente, che comprenda una catena alberghiera di primordine, che consente un vero salto di qualità.
Si deve formulare un progetto serio, che metta al centro le Terme come la più importante risorsa economica dell’acquese, che possa incentivare investitori privati e locali, di rilevante affidabilità, per poter mirare ad rilancio vero, finalizzato ad un recupero dell’attività turistico-alberghiera.
La Bresso avrebbe fatto meglio a riconoscere il fallimento di questi cinque anni, tenendo conto che ogni regione ha recentemente incentivato le proprie stazioni termali e che il turismo del benessere è quello che sta sviluppandosi in tutta Italia, eccetto che da noi. La responsabilità della Bresso si configura anche nell’aver messo alla Presidenza una sua amica, estranea all’ambiente acquese e senza alcuna esperienza in materia.
La conferenza stampa sarà stata organizzata per fare campagna elettorale, ma a ben pensarci, forse, è più un autogol».
Cavallera: Terme
solo parole e non
idee di rilancio
Acqui Terme. “In cinque anni di governo la giunta Bresso non è stata in grado di risolvere i problemi delle Terme di Acqui e ora, dopo il tentativo fallito di trovare un partner privato, usa la bacchetta magica delle parole e delle promesse elettoralistiche, ma nella sostanza non c’è nessun progetto concreto”.
Così afferma il consigliere regionale del Pdl, Ugo Cavallera, che ricorda come negli ultimi anni l’unica iniziativa avviata dal centrosinistra sia stata quella di lanciare un bando di gara per individuare un soggetto privato per la gestione del polo termale. Operazione che nei criteri di scelta e nell’impostazione si è rivelata inadeguata tanto che, dopo lunga attesa, non si è riusciti ad individuare un soggetto appropriato.
“Finora la Regione non ha saputo elaborare nessuna strategia sistematica per valorizzare il polo turistico di Acqui - continua il consigliere – e adesso l’unica soluzione proposta è quella di alienare alcune realtà immobiliari”.
“Svendere un patrimonio solo per fare cassa è però una soluzione miope – prosegue Cavallera – specie se l’alienazione non è accompagnata da un serio progetto di rilancio del centro termale e turistico di Acqui. Invece di cimentarsi in annunci improvvisati, Bresso avrebbe fatto meglio a confrontarsi con la città per mettere a punto un’azione sistematica e condivisa, che potesse valorizzare anche le attività alberghiere e ricettive private collegate non solo al termalismo tradizionale, ma anche ad un più ampio polo del benessere”.
Secondo l’esponente azzurro “una serie di iniziative mirate, all’interno di un progetto organico, potrebbero inoltre beneficiare di finanziamenti comunitari ad hoc e di incentivi a livello edilizio previsti dal Piano Casa del governo Berlusconi. Queste sono le osservazioni che come Pdl contrapponiamo al vuoto operativo della Giunta Bresso, con l’impegno ad operare diversamente in caso di vittoria elettorale, a cominciare dal coinvolgimento effettivo della città e degli operatori turistici nella definizione di un concreto piano di rilancio”. |