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Acqui Terme. A seguito della delibera plenaria assunta dal Consiglio Superiore della magistratura, con la quale l’organo di autogoverno dei giudici aveva richiesto al governo di attivarsi al più presto per la soppressione di numerosi piccoli tribunali, segnatamente di quelli con un organico inferiore a 20 magistrati, ad eccezione di quelli provinciali (vedi L’Ancora del 24 gennaio 2010), l’avv. Piero Piroddi, presidente dell’Ordine Forense di Acqui Terme, ha chiesto ed ottenuto di intervenire ufficialmente in occasione della solenne cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, tenutasi nel Palazzo di Giustizia di Torino il 30 gennaio scorso, alla presenza delle massime autorità giudiziarie, civili, religiose e militari. Già un’altra volta il nostro concittadino aveva avuto l’opportunità di intervenire alla cerimonia, nel gennaio del 2002, allorché però non era ancora stato costituito il Coordinamento nazionale degli Ordini Forensi Minori, che raggruppa ben 41 piccoli tribunali e da alcuni anni combatte per mantenere i presidi giudiziari che amministrano la giustizia di prossimità.
Siamo in grado di pubblicare il testo integrale dell’intervento svolto dall’avv. Piroddi, al quale è stata concessa l’opportunità di parlare subito dopo gli interventi istituzionali:
“Quale Vicepresidente del Coordinamento Nazionale Ordini Forensi Minori e dell’Unione regionale degli Ordini del Piemonte e della Valle d’Aosta, desidero sottoporre all’attenzione dei presenti la problematica scaturita dalla risoluzione del plenum del CSM in data 13/1 u.s., con la quale è stato invitato il Ministro della Giustizia ad attivare una proposta legislativa diretta a rivedere le circoscrizioni giudiziarie. L’organo di autogoverno della magistratura, dopo aver passato in rassegna l’elaborazione consiliare dal 1991 ad oggi, ha rilevato:
- che già il “libro verde sulla spesa pubblica”, pubblicato nel settembre 2007, aveva evidenziato che la produttività dei magistrati risultava crescente in diretta proporzione con l’incremento delle dimensioni dei tribunali, in virtù di una migliore gestione del personale e delle attrezzature e di una ripetuta attività su una materia specifica;
- che dette economie di specializzazione non sono possibili nei piccoli tribunali, ove i giudici esercitano funzioni promiscue;
- che analoga perdita di efficienza si riscontra nei tribunali che hanno un numero superiore a 80 magistrati;
- che in Italia ben 88 tribunali presentano un organico inferiore a 20 unità, 59 tra 20 e 50 e solo 18 hanno un organico superiore a 50 unità;
- che in definitiva occorrerebbe sopprimere tutti i tribunali che hanno un numero di giudici inferiori a 20 unità, fatti salvi i capoluoghi di provincia;
- che per i tribunali di primo grado fosse necessario prospettare piante organiche da 20 a 40 unità.
Tali analisi, nonché le relative soluzioni, vengono decisamente contestate dal Coordinamento Nazionale degli Ordini Forensi Minori e dall’Unione Regionale degli Ordini Forensi del nostro distretto, i quali si sono sempre dimostrati disponibili a riesaminare la geografia giudiziaria ed a rivederla, tenendo però conto delle argomentazioni che seguono:
- è errato il presupposto che i piccoli tribunali non funzionino e siano troppo dispendiosi: basta esaminare sia le recenti che le remote elaborazioni dell’Istat per rendersi conto che i tribunali minori sono proprio i più veloci, efficienti e produttivi;
- le “economie di scala” possono applicarsi alle ditte manufatturiere o alimentari, ma non possono essere tout court trasferite dal mondo finanziario o industriale a quello giudiziario: le sentenze e le ordinanze non sono prodotti meccanici, ma delicati provvedimenti che incidono, a volte profondamente ed in modo irreversibile, sulla vita dei cittadini;
- prima di procedere ad una rivisitazione della geografia giudiziaria occorre provvedere ad una raccolta certa, completa, approfondita ed opportunamente disaggregata dei dati afferenti ai flussi giudiziari, non solo sotto il profilo quantitativo, ma anche sotto quello qualitativo; all’opera del personale magistratuale in servizio, ufficio per ufficio, sotto il profilo della concreta ed effettiva presenza nell’arco dell’anno solare, piuttosto che sotto il diverso ma poco utile riferimento alle piante organiche;
- la richiesta soppressione dei tribunali dotati di meno di 20 magistrati prende le mosse da un approccio squisitamente materialistico non applicabile alla geografia giudiziaria;
- comunque molte province italiane, ed addirittura alcuni capoluoghi di distretto, possiedono un organico di magistrati inferiore a 20 giudici; e l’ipotesi di mantenere i tribunali provinciali mal si concilierebbe con quella parte del programma dell’attuale coalizione governativa che prevede la soppressione delle province;
- in ogni caso, il richiesto disegno di legge delega priverebbe il Parlamento dell’indispensabile approfondito dibattito e addosserebbe all’esecutivo l’intera responsabilità di una manovra devastante;
- comunque, gli inconvenienti dovuti alle incompatibilità disegnate dal CPP e dalla Corte Costituzionale potrebbero evitarsi mediante una opportuna applicazione della normativa del 1998 sulle tabelle infradistrettuali, alle quali i capi delle Corti d’Appello dovrebbero attingere non soltanto per eventuali supplenze ed applicazioni, ma anche per provvedimenti di “coassegnazione”, ossia per designazioni stabili e permanenti di un determinato giudice nello svolgimento di specifiche funzioni o trattazione di materie ben definite in più circondari viciniori dello stesso distretto.
La pratica attuazione di tale normativa avrebbe rilevantissimi effetti positivi sull’efficienza del servizio: si pensi ad un GUP, ad un giudice del lavoro, delle locazioni, della materia fallimentare, delle esecuzioni, ecc., che con cadenza infrasettimanale terrebbe udienza in giorni diversi in più tribunali del distretto. I provvedimenti fuori udienza, limitati come numero, potrebbero essere gestiti senza eccessiva difficoltà, data anche l’imminente informatizzazione e digitalizzazione della giustizia. Ciò consentirebbe di assicurare in modo considerevole le esigenze di specializzazione e di fronteggiare agevolmente molte situazioni fisiologiche di incompatibilità, mantenendo la presenza del giudice sul territorio, la maggiore agilità e rapidità del ricorso al medesimo e la più celere emissione del provvedimento.
In definitiva, verrebbe preservata in tal modo la giustizia di prossimità, che costituisce indubbiamente un rilevante valore del nostro sistema giurisdizionale.
Per tali motivi rivolgo un accorato invito, anzi una supplica, all’attuale novello presidente, che ha già dato prova di altissima ed encomiabile capacità organizzativa e manageriale nella conduzione del tribunale, affinché dia concreta attuazione a tale normativa.
Ma quali sono, in sintesi, le riforme da attuare immediatamente?
- l’avvio immediato del processo telematico;
- la riorganizzazione dei grandi tribunali metropolitani;
- la riforma della magistratura onoraria;
- l’adeguamento degli organici dei giudici e del personale amministrativo;
- la soppressione delle sezioni staccate e dei giudici di pace le cui sopravvenienze non siano tali da giustificarne l’esistenza.
Infine, non posso esimermi dal dichiararmi completamente d’accordo con le parole del dr. Laudi, ricordate dal procuratore generale dr. Maddalena, in ordine ai principi ai quali dovrebbero ispirarsi i magistrati. Ed allora:
Basta ai magistrati in televisione!
Basta ai magistrati prestati o transitati alla politica!
Grazie per l’attenzione.”
L’intervento è stato quanto mai opportuno, in quanto, nel corso della cerimonia, tanto il procuratore generale dr. Maddalena, quanto i rappresentanti del CSM e dell’associazione nazionale magistrati hanno ribadito con forza la necessità della soppressione dei tribunali più piccoli.
La battaglia per la sopravvivenza del nostro presidio giudiziario si annuncia irta di difficoltà, anche se, nel corso delle sue ultime esternazioni, il ministro della giustizia Angelino Alfano avrebbe escluso l’intenzione di toccare i tribunali minori.
“Abbiamo appreso da notizie di stampa - ci ha riferito l’avv. Piroddi - che a Tortona (altro tribunale a rischio) si è mobilitato anche il Consiglio Comunale, coinvolgendo i comuni del circondario ad assumere identica posizione di difesa del presidio giudiziario, ed invitando i parlamentari del territorio ed i consiglieri regionali della provincia di Alessandria ad attivarsi nelle sedi opportune. Occorrerebbe pertanto che tutto il territorio (comuni, enti vari, comunità montane e collinari, associazioni) insorgesse compatto e deciso contro la volontà manifestata dal CSM e dall’associazione nazionale magistrati”. (red. acq.) |