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ACQUI TERME
Acqui Terme. La giornata della Memoria è stata celebrata in vari modi nella nostra città. A partire dalle conferenze tenute in biblioteca civica il 29 gennaio, quindi il momento di ricordo della Shoah presso i portici Saracco nella mattinata di domenica 31, cui è seguita una commovente visita guidata al cimitero ebraico. Il concerto “In Memoriam” nella serata a San Francesco ha chiuso la giornata, ma altri momenti, tra i quali da citare quelli nelle scuole superiori, hanno sottolineato l’importanza della Memoria.
Domenica 31 gennaio vari momenti celebrativi
La giornata della Memoria
tra ghetto e cimitero ebraico
Acqui Terme. “Le sofferenze che abbiamo patito non erano solo causate dal nemico, ma anche dall’indifferenza. Ricordate: il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza; il contrario della vita non è la morte, ma l’indifferenza”.
Queste parole, di Eli Wiesel (scrittore ebreo statunitense, uno de pochi “salvati” dei campi, autore de La notte e poi de L’ebreo errante, Nobel per la Pace 1986) hanno accompagnato la cerimonia in ricordo della Shoah che si è tenuta domenica 31 gennaio presso i portici Saracco.
E proprio alle colonne di pietra più prossime ai luoghi dove, un tempo, si apriva la sinagoga acquese, il testo si offriva all’attenzione dei presenti.
Per fortuna tanti. Più di un centinaio le persone convenute per una cerimonia di ricordo -condotta da Domenico Borgatta - in cui tutti gli oratori (a cominciare dal Vicesindaco Bertero, e poi dal rappresentante della Provincia dott. Repetto) hanno fornito contributi estremamente asciutti, concisi. Senza retorica.
Era soprattutto, quello di domenica, il momento della preghiera. Offerta tanto da Don Paolino Siri (che rappresentava il Vescovo Micchiardi, assente poiché impegnato in una visita pastorale), quanto da Ruben Orsi e da Mosè Polacco (comunità israelitica genovese).
Un memoria “attuale”
Una volta l’anno la lingua ebraica risuona nei luoghi che furono tanto cari alla comunità israelitica acquese. E ogni anno le parole dei salmi si uniscono alle riflessioni sull’attualità.
“Perché sono molteplici i segnali di pericolo per chi è considerato diverso; le deportazioni degli extracomunitari sono una realtà; al pari si rende difficile - in tutta Italia: ma in particolare è stato citato l’esempio genovese - la realizzazione di luoghi di culto per i musulmani”.
Così Ruben Orsi, quasi a voler sottolineare quanto sia importante, ieri come oggi, la libertà in materia di professione religiosa, diritto che non va negato. (E proprio le sue parole andavano a stabilire un nesso con la mostra concernente i Giusti dell’Islam che proprio sabato 6 febbraio sarà inaugurata sempre sotto i portici che conducono alla Bollente).
Tra i momenti più toccanti quelli del ricordo dei nomi degli ebrei deportati (tutti su delazione italiana: la shoah non è solo una orribile questione di responsabilità tedesca) e la lettura di una breve testimonianza della sopravvissuta ebrea Goti Bauer.
“Ho sempre invidiato chi ad Auschwitz è arrivato da solo, spesso in conseguenza di una coraggiosa scelta di vita, chi non ha vissuto lo strazio della perdita dei genitori, dei figli, dei fratelli, e ha potuto sopportare quell’inferno nella certezza di ritrovare, se fosse tornato a casa, il conforto e l’affetto dei suoi cari.
A noi questa speranza non è stata concessa: dopo l’arrivo siamo rimasti senza nessuno, e da soli abbiamo affrontato, in quella babele di lingue e di miserie, il terrore di ripetute selezioni insieme all’eterna minaccia: ‘Da qui uscirete solo Durch den Kamin, attraverso il camino’.
Noi sulla rampa di Birkenau abbiamo visto scaricare dai vagoni famiglie intere e non abbiamo potuto soccorrere migliaia di bambini che, con una bambolina o un orsacchiotto in mano, venivano spinti verso la camera a gas. È uno dei tanti dolorosi ricordi che ci accompagneranno per il resto dei nostri giorni”.
L’ultimo testimone
Quindi la mattinata si è conclusa presso il cimitero israelitico di Via Romita, dove è stata la prof.ssa Luisa Rapetti a condurre una breve ma interessantissima visita.
Ancor prima delle spiegazioni, era il paesaggio invernale a conferire al luogo un aspetto particolarissimo.
Con le tombe, i lacerti di stele, i marmi spezzati che emergevano dalla coltre bianca, che però rendeva riconoscibile sempre la “geografia” del luogo, con le tombe allineate, che forniscono spesso vere e proprie micro biografie di chi è tumulato (e alla ricostruzione delle epigrafi e dei contesti storici di riferimento è dedicata la indispensabile opera Il cimitero ebraico di Acqui che Luisa Rapetti ha dato alle stampe con le Impressioni Grafiche, la casa editrice del nostro territorio che, negli ultimi anni, si è specializzata con successo nella saggistica locale).
Una visita breve, dicevamo, ma che non ha mancato di sottolineare le potenzialità culturali e museali del sito.
In cui riposano grandi acquesi come Jona Ottolenghi, benefattore e patriota, il filosofo Raffaele che alla grande famiglia appartiene (e che è oggetto in questi mesi di nuovi studi), l’ultimo rabbino Adolfo Ancona, Ester Clotilde Pugliese, madre di Arturo Ottolenghi…
Insomma: la storia della comunità ebraica si fonda con quella della nostra città. E siccome di questo passato il cimitero è l’unica testimonianza rimasta, corre l’obbligo - potremmo dire civile - di tutelare a pieno questa memoria.
Che conserva anche cippi - certo ormai dilavati, in gran parte illeggibili - provenienti anche dall’area della primitiva area cimiteriale (su cui venne edificato il Teatro Garibaldi).
In tal modo oltre duecento anni di storia sono riassunti nella pietra. (G.Sa)
Venerdì 29 gennaio in biblioteca civica
Viaggi delle spose e acquesi d’Israele
Acqui Terme. È stato il tema del viaggio a fare da filo conduttore all’incontro che, nel pomeriggio di venerdì 29 gennaio, si è tenuto presso la Biblioteca Civica di Via Maggiorino Ferraris.
Il tema? Quello della memoria, della shoah, del destino della comunità israelitica acquese. E l’argomento ha richiamato presso la Fabbrica dei Libri davvero il pubblico delle grandi occasioni (un centinaio i presenti).
Primo itinerario ad essere proposto quello delle note musicali della chitarra di Francesco Cotta (diploma anche in composizione e direzione d’orchestra) che ha offerto ai presenti l’esecuzione di alcuni brani sudamericani, di colore ora andino, ora brasiliano, che rimandavano per via diretta alle scritture di Villa Lobos, Diens e Pipò. E proprio questi apprezzati intermezzi sono andati a scandire le due lezioni che avevamo annunciato già sui precedenti numeri del nostro giornale.
Dinamiche
del matrimonio israelitico
Assai originale il contributo del prof. Marco Dolermo, che ha trattato delle Strategie matrimoniali ebraiche in Piemonte tra Settecento e Ottocento, un tema che presto si sedimenterà in un volume di prossima pubblicazione.
Preliminarmente, il relatore ha sottolineato le differenze circa l’insediamento delle comunità nelle diverse regioni italiane. E se, per tradizione, Lazio e Veneto vedono gli israeliti concentrati nei ghetti di Venezia, Roma, Ancona, in Piemonte si assiste ad una vera e propria polverizzazione. Dovuta anche al fatto che alcuni sovrani sabaudi, come ad esempio Emanuele Filiberto († 1580), nella presenza ebraica vedevano un fattore di crescita economica, un volano in prospettiva capitalistica.
E se nel Seicento sessanta risultano essere le comunità nella nostra regione (da Torino a Chivasso, da Cuneo a Pinerolo, da Asti ad Acqui), nel 1761 solo tre ghetti (Torino, Casale, Alessandria) hanno una popolazione superiore alle 300 unità. Quota che Acqui raggiunge ad inizio XIX secolo.
Ma perché il viaggio delle spose? Tutto si spiega in funzione della dote. Che viene stabilita nel pieno rispetto della legge della domanda e della offerta.
Se i maschi scarseggiano in una comunità (capita nei piccoli ghetti), la dote diventa più onerosa per la famiglia della donna; per abbassarne la consistenza, però, si può cercare un marito altrove. Di qui un interessante discorso su unioni esogamiche e endogamiche, sui matrimoni simmetrici che andavano a rafforzare nel tempo i rapporti tra due famiglie; specie in quei momenti in cui viene meno la fiducia nelle Comunità.
Nata dall’esame delle filze dei notai, corredata da tanti aneddoti che è impossibile in questa sede riassumere, la relazione di Marco Dolermo ha appassionato l’uditorio.
Trovando una ideale prosecuzione nelle parole di Luisa Rapetti, dirigente dell’istituto superiore “Torre”.
Acqui ebrea,
Acqui splendida
Proprio da una donna, Allegra De Benedetti, titolare con il marito dell’oreficeria di via Giacomo Bove, la relatrice ha voluto cominciare una carrellata sulla vecchia Acqui della Belle Epoque. Una città animata da tanti turisti d’elite, alla moda, nella quale Allegra tentò l’apertura festiva del suo esercizio. Proprio per venire incontro alla clientela.
Ma la collezione dei cammei è stata ricchissima: i presenti hanno potuto apprendere della bravura professionale del dott. Ezechia Ottolenghi, medico del Regio Stabilimento “Carlo Alberto” e poi pro sindaco, dotato di indiscutibili capacità di mediazione e coordinamento, attivo nell’età di Saracco; e poi di Ester Clotilde Pugliese, madre di Arturo Ottolenghi; di Salvator Dina tipografo ed editore; del rabbino Adolfo Ancona, che si consolava della chiusura della Comunità israelitica acquese del 1931 osservando quanto la sinagoga venisse (siamo prima della guerra) frequentata d’estate grazie al richiamo termale. Ecco poi Avito Bachi…
Le storie di vita si mescolano alla tragedia della deportazione, al rifugio presso i Giusti, alle azioni meschine dei delatori, alle reclusioni forzate ma funzionali alla salvezza…
Certo vale anche questa considerazione: sino a quando la vivace e dinamica Comunità Israelitica fu attiva in città, la nostra Acqui deteneva un prestigio turistico internazionale, era meta ambitissima.
In absentia quei fasti sono, ahinoi, solo un ricordo. (G.Sa)
Domenica 31 gennaio a San Francesco
Grande concerto della Memoria
con i cori Gavina e Mozart
Acqui Terme. Non c’era, purtroppo, un grandissimo pubblico presso la Chiesa di San Francesco, domenica sera, 31 gennaio, per il Concerto della Memoria.
Crediamo due siano i motivi: da un lato il fatto che il freddo era davvero intensissimo; dall’altro i Cori “Gavina” di Voghera e “Mozart” di Acqui tornavano ad esibirsi a distanza di sole tre settimane dal concerto dell’Epifania (gran successo, tra l’altro), che poteva oltretutto avvalersi dell’Orchestra, assente in questa occasione.
E la misurata - pur dignitosa - presenza (tra il pubblico anche Mons. Micchiardi, vescovo diocesano), oltretutto, amplificava i problemi circa la resa acustica, ricca oltremodo di ritorni di suono, aggravata da un accompagnamento pianistico che saltava un po’ troppo in primo piano (crediamo per guidare al meglio le voci: ma questo nuoceva alla intelligibilità dei testi, tratti nella prima parte dal repertorio sacro, nel secondo dai cori d’opera).
Da apprezzare, comunque, l’impegno delle masse corali, il contributo del soprano Lucia Scilipoti, del direttore Aldo Niccolai, nonché di Luca Cavallo alla tastiera.
Certo che cantare a gennaio, nei giorni più freddi dell’anno, con il disturbo delle ventole dell’impianto di riscaldamento (del resto indispensabile) non è operazione agevole.
Due le considerazioni: la prima, operativa, proposta da Don Franco Cresto, riguarda la concreta possibilità di anticipare, in futuro, il concerto della “Domenica della Memoria” al pomeriggio.
La seconda sottolinea l’evidenza di una mancanza. Che non possiamo ancora una volta non rimarcare.
Acqui non può fare a meno di un teatro. E, in mancanza d’altro, occorre pensare - per tempo - di arredare (su progetto; valutando con calma) il centro congressi con strutture funzionali anche per un utilizzo musicale, sinfonico-operistico, e per rendere possibili le rappresentazioni del balletto.
Il prossimo appuntamento
Nel pomeriggio di sabato 6 febbraio nuovo momento di ricordo sotto i portici Saracco, con la mostra dedicata ai Giusti dell’Islam e con una rappresentazione drammatica - dalle 17 - che avrà per protagonisti gli allievi delle scuole coordinati da Lucia Baricola.
Le iniziative cittadine della Giornata della Memoria sono state promosse da ACI, MEIC, Azione cattolica Diocesana, Associazione per la pace e la non violenza di Acqui, Circolo “Galliano” e Commissione Diocesana per l’Ecumenismo e il Dialogo tra le Religioni, con la collaborazione della Commissione distrettuale dei docenti di Storia. (G.Sa)
A lezione di Shoah nelle nostre scuole
Dopo Primarosa Pia (Aned)
la mostra sui Giusti dell’Islam
Acqui Terme. Nella mattinata del 29 gennaio la prima fase del ciclo degli incontri di approfondimento rivolti agli allievi delle scuole superiori acquesi, organizzati nell’ambito della “Giornata della Memoria” 2010, si è concluso con l’intervento di Primarosa Pia.
Come in occasione della lezione di Mauro Bonelli (martedì 19 gennaio; la successiva del 26, con Claudio Vercelli, si era tenuta presso il Liceo Scientifico di Via De Gasperi), l’incontro ha avuto luogo presso l’ITIS “Barletti”, una delle sedi dell’ I.I.S. “Francesco Torre”.
Primarosa Pia è la figlia di Natale che, nativo di Montegrosso d’Asti, è stato prima artigliere presso la caserma “Cesare Battisti” di Acqui, quindi soldato dell’Armir. Deportato a Mauthausen dal 1944 al 1945, ha fissato la sua esperienza in un libro di memorie che ha titolo La storia di Natale.
Nell’ambito dell’ANED regionale Primarosa Pia - la cui famiglia piange un congiunto, lo zio Vittorio, anch’egli deportato a soli 17 anni e morto nei lager - si è dedicata al recupero memoria dell’internamento e della discriminazione razziale, seguendo in particolare l’attività del Museo di Mauthausen, accompagnando le classi nelle visite ai lager in Germania e in Polonia.
Sabato 29, nell’arco di due incontri, ben 10 son state le classi dell’Istituto tecnico industriale, del Liceo Scientifico e dell’Istituto d’Arte - hanno tutte dimostrato una partecipazione esemplare - che han potuto confrontarsi con i diversi materiali didattici predisposti.
La relatrice ha preso le mosse dalla sua esperienza personale, di figlia di deportato, per poi illustrare l’attualità della memoria della Shoah, proprio in relazione al rischio che si crei nuovamente una mentalità che conduce al dominio, all’esclusione e alla violenza dell’uomo su un altro uomo, ridotto a oggetto, a “pezzo” (come scrivevano i nazisti sulle bolle di accompagnamento dei trasporti di deportati).
Nel corso dell’incontro è stato anche presentato uno spezzone di un filmato inedito, appena pubblicato dal museo della deportazione di Auschwitz, dedicato alle caratteristiche dello sterminio; inoltre è stato fornita una scheda riassuntiva del fenomeno dei campi di concentramento.
La prossima iniziativa
Nell’ambito degli incontri dedicati alla giornata della memoria e al rispetto dei diritti umani, ad Acqui ora sarà ospitata la mostra didattica I Giusti dell’Islam, dedicata alle persone che durante la seconda guerra mondiale hanno aiutato gli ebrei a sfuggire alla deportazione e all’annientamento.
Sul tema dei Giusti in ambito locale queste colonne hanno dedicato diverso spazio (nel passato numero del giornale un servizio su Grognardo; ma negli anni passati ecco le testimonianze relative a Morbello e Cessole); ma la prospettiva è, ovviamente, assai larga.
Con l’allestimento (che un notevole riscontro ha conseguito, di recente, a Milano) che esordirà sabato 6, nel pomeriggio, presso i portici Saracco, si potrà apprendere dell’opera di alcuni musulmani, le cui storie da poco sono state conosciute.
La mostra elaborata dal PIME di Milano (Pontificio Istituto per le Missioni Estere) e curata dal dott. Giorgio Bernardelli, sarà poi ufficialmente presentata martedì 9 febbraio, alle ore 10.30 presso la Biblioteca Civica di Acqui dallo stesso curatore, giornalista e ricercatore. L’incontro, organizzato dalla commissione distrettuale docenti di storia, è rivolto in particolare agli insegnanti delle scuole cittadine, che potranno poi usufruire della mostra visitandola con le loro classi, nel periodo dal 9 al 19 febbraio, durante l’orario di apertura della biblioteca, prenotando presso il direttore della civica.
Se lo si ritiene utile sarà possibile anche avere la collaborazione di un docente per l’accompagnamento della visita con gli studenti. In ogni caso, agli insegnanti che ne faranno richiesta, sarà messo a disposizione un libro che illustra i contenuti della mostra stessa. (G.Sa)
NIZZA MONFERRATO
Uno spettacolo con poesie e musica
La Giornata della Memoria
celebrata dai ragazzi
Nizza Monferrato. Quest’anno per celebrare la “Giornata della Memoria” l’Amministrazione comunale non si è accontentata di una semplice cerimonia ma ha pensato ad una serie iniziative.
Una 3 giorni dedicata al “ricordo” della shoah organizzata dall’Assessore alla Cultura, Fabrizio Berta, in collaborazione con la Biblioteca civica, l’Assessorato alla Pubblica Istruzione, l’Associazione Italia Israele.
Si è incominciato nella mattinata di giovedì 28 gennaio con un appuntamento presso il Cimitero comunale per una vista al Cimitero ebraico alla presenza del rabbino Rav Albert Somekh, capo della Comunità ebraica di Torino.
Hanno presenziato alla visita con le autorità comunali (gli Assessori Fabrizio Berta con fascia tricolore, in rappresentanza del sindaco, Pietro Balestrino, Stefania Morino, Massimo Nastro, il presidente del Consiglio Marco Caligaris), i comandanti della Polizia Municipale, della locale Stazione Carabinieri, della Polizia Stradale, della Guardia di Finanza, della Forestale, del Corpo volontari Vigili del Fuoco; a rappresentare l’Amministrazione provinciale, l’Assessore Rosanna Valle; presenti anche in parroco don Aldo Badano, un rappresentante dell’Associazione Italia Israele, ed una nutrita delegazioni delle Scuole superiori nicesi, Pellati, Liceo, Istituto N.S. delle Grazie.
Nel Cimitero ebraico (di cui L’Erca sì è assunto l’onere di mantenerlo in ordine) Gigi Pistone e Ugo Morino dell’Accademia di Cultura, hanno consegnato al rabbino due pubblicazioni “Sulla presenza degli Ebrei a Nizza” prima delle parole di saluto del rabbino che si è detto contento della presenza degli studenti perché, dopo aver definito il razzismo “un male endemico della nostra epoca è giusto che i giovani sappiano quello che è successo affinché questi fatti non si ripetano più”. Al termine della visita ha letto la “preghiera del deportato” in lingua ebraica ed in lingua italiana.
Successivamente l’incontro è proseguito al Foro boario “Pio Corsi” dove erano convenuti molti altri studenti.
Dopo il saluto dell’Assessore Berta sul perché di queste celebrazioni “affinché il ricordo non faccia dimenticare”, il rabbino Somekh ha ancora posto l’accento sull’importanza della “memoria che non vuol dire ritualità ma ricordare quelle che posiamo aver dimenticato, perché il passato è un monito per il presente e per il futuro, dove l’accoglienza ed il rispetto dell’altro deve essere un concetto fondante perché siamo tutti fratelli anche nella diversità. La memoria serve a dare un futuro al passato”.
Al termine dell’intervento del rabbino è stato proiettato il documentario “Volevo solo vivere” di Mimmo Calopresti.
Nel primo pomeriggio gli studenti della 2ªE e 3ªE musicale della media “Dalla Chiesa” di Nizza hanno presentato lo spettacolo ”L’Olocausto con gli occhi dell’innocenza” dove i ragazzi si sono alternati a leggere poesie, brani, a suonare brani musicali, a balletti (mentre sulle schermo scorrevano testi di poesie, brani di racconti, foto d’epoca, dedicati, “ai bambini del campo di Terezin, il maggior campo di concentramento nazista nel territorio della Cecoslovacchia. Costruito come transito per gli ebrei che venivano deportati verso i campi di sterminio dei territori orientali. Dalla sua nascita vi furono deportati 150.000 persone, fra le quali 15.000 bambini”.
Lo spettacolo è iniziato con una voce fuori campo che diceva “Che la giornata della memoria aiuti tutti a costruire la pace”.
La “commemorazione” presentata da questi ragazzi della scuola media nicese è stata molto apprezzata dal folto pubblico presente per la “partecipazione” commossa di tutti gli interpreti ed un plauso è doveroso riconoscerlo a tutti gli insegnanti che hanno collaborato nella preparazione di questa “Giornata della memoria”: coordinati dalla prof.ssa Mara Ghiglino per la scelta dei testi e delle poesie, gli insegnanti di strumento del corso musicale, Ivana Maimone (chitarra), Marina Dellepiane (pianoforte), Silvano Pasini (violino), Teresio Alberto (clarinetto), Barbara Rossi (violino). (F. V.)
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