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Ad un anno dalla scomparsa di monsignor Galliano riteniamo che uno dei modi migliori per ricordarlo, oltre ai momenti di spiritualità e riflessione suggeriti dalla parrocchia del Duomo, sia quello di farsi coinvolgere e trascinare ancora una volta dalle sue parole.
Ad un anno dalla scomparsa il miglior ricordo sono le sue parole
Così monsignor Giovanni Galliano parlava della “sua” Acqui
Ad un anno dalla scomparsa di Monsignor Galliano riteniamo che uno dei modi migliori per ricordarlo, oltre ai momenti di spiritualità e riflessione suggeriti dalla parrocchia del Duomo, sia quello di farsi coinvolgere e trascinare ancora una volta dalle Sue parole.
L’attaccamento di monsignor Galliano per la città di Acqui è stato proverbiale. Nella sua prodigiosa opera “Acqui Terme e dintorni tra passato... presente... futuro” troviamo spunti a non finire. Ma fa riflettere come la quarta edizione del libro (uscito nel 1990 con la prima edizione), rechi diverse appendici aggiunte da monsignore. Siamo nel 2003: monsignor Galliano ha da poco compiuto 90 anni e l’appendice n.8 a pagina 363 reca il titolo “Riflessioni e auspici... quasi testamentari”. Eccoli:
«Fa piacere sentire: “Acqui Terme è bella, è accogliente, è a misura d’uomo, ci si sta bene!”. Si è fatta in questi ultimi anni più graziosa, elegante. Il vecchio Borgo Pisterna ha cambiato volto, ha ripreso un aspetto vivace, mette in mostra tutta la varietà e l’arte dei suoi antichi splendidi palazzi ricuperati, che aprono sulle vie contorte e interessanti i loro portali lavorati, i balconi graziosi, mentre la vita riprende nelle sue piazzette storiche, nei suoi ristoranti tipici, nella bella e cara chiesa di Sant’Antonio.
Acqui Terme non ha avuto quello sviluppo desiderato e atteso sul piano dell’occupazione, nel settore termale turistico, nelle attività commerciali, nel campo della sanità, nell’aumento della popolazione, nelle vie di comunicazione.
Ricordo (ero ragazzo anno 1926) quando come numero di abitanti si avvicinava ad Asti, ad Alba, a Casale, a Tortona superando Novi Ligure: era un centro attivo, in espansione.
E ne eravamo orgogliosi, anche perché si era convinti della sua sicura ascesa, date la varietà e la ricchezza naturale delle sue terme prodigiose, che la collocavano da sempre al vertice di tutte le stazioni e centri di cura. La clientela che frequentava la nostra città ne era testimonianza e garanzia.
Eravamo felici nel constatare il movimentato arrivo degli ospiti che giungevano da tutte le regioni d’Italia e dall’estero (Francia, Belgio, Germania, Russia, Inghilterra). Scorrevamo sui giornali cittadini l’elenco dei personaggi illustri e gente del popolo in arrivo.
Le Terme Militari, il Carlo Alberto, gli alberghi, le pensioni e poi la grande piscina, la celebre orchestra del maestro Angelini, i giardini dei bagni profumati ed accoglienti, il nuovo imponente albergo Regina, la più moderna lavanderia... tutto ci esaltava. Leggevamo con curiosità la celebre testimonianza del più illustre storico della rivoluzione francese Jules Michelet.
Nel 1854, finita la stesura della storia della rivoluzione francese il grande scrittore Michelet allo stremo delle forze scrive “i morti coi quali ho tanto a lungo conversato mi attirano, mi vorrebbero nell’altra riva. Chiederò alla natura di ritemprarmi”.
Ed eccolo allora ad Acqui alle Terme e scrive: “la vasca ‘mon cercueil magnifique de marme blanc” colma di limo mi mette in contatto con la terra mater con le forze primordiali”.
Quando esce dal bagno di fango “anni, lavoro, dolori tutto resta sul fondo della vasca. Egli è rinnovato (Histoire de la Rivolution Francaise per J. Michele vol. 1 pag/XVI).
Come ci torna alla mente la felice espressione raccolta più volte alla bocca dell’Eminentissimo cardinale Marchetti Salvaggiani qui giunto appoggiato a due bastoni (poi abbandonati) “Ab Aquis vita!”. La cura lo rigenerava!
Con crescente interesse seguivamo i grandi passaggi della bimillenaria storia di Acqui: città dei forti e rudi Stazielli, poi: Municipium Romanum, e le orde delle popolazioni barbariche, la dominazione dei Franchi, poi Ducato e Contea, gli Aleramici, libero Comune: la Lega Lombarda, Marchesato del Monferrato, le fortunate parentesi dei “Paleologi” e dei Marchesi Gonzaga di Mantova, le scorrerie dei Francesi e degli Spagnoli, nel 1708 i Savoia e poi l’epoca Napoleonica.
Infine la lenta rinascita, che toccò con il sindaco Senatore Giuseppe Saracco, e con lui altri benemeriti acquesi, punte alte di sviluppo e di prestigio.
Acqui presente nelle guerre del Risorgimento, presente nella Prima Grande Guerra 1915-1918 e poi con il reggimento dei suoi artiglieri nella campagna di Russia nel 1941-42 (erano partiti in 2000 ne tornarono in 600); infine in prima linea nella lotta di liberazione (9 settembre 1943-25 aprile 1945) e poi sconvolta legando per sempre il suo nome alla gloriosa divisione “Acqui” nell’Olocausto di Cefalonia.
Queste sono le pagine della nostra storia!
Il tempo della ripresa!
Non si può vivere sugli allori e sulla gloria del passato! È il presente che ci stimola e il futuro che ci attende. Le potenzialità esistono e bisogna realizzarle. Dopo un esame di coscienza collettiva occorre riprendere assieme un nuovo cammino.
A questa nostra città bella ed accogliente dobbiamo, insieme, dare un’anima viva e sociale: offrire un impegno sincero e convinto. Non cerchiamo altrove o da altri la soluzione ai nostri problemi. Non viene e non verrà mai!
Siamo noi Acquesi che dobbiamo occuparci e preoccuparci della nostra Acqui e dell’Acquese.
Formarci una mentalità sociale e aperta. Mettere al di sopra di tutto il bene comune, lo sviluppo e il progresso della città, che poi si riverserà a favore di tutti.
La democrazia è il governo del popolo: i partiti politici sono necessari e sono espressione di libertà, il confronto di idee, la dialettica, l’opposizione non preconcetta, sono necessari, ma per il vero bene comune.
Le correnti politiche e sociali sui vari problemi possono essere delle “coordinate” preziose.
Nella diversità delle idee trionfi sempre l’amore e l’impegno per lo sviluppo ed il bene della nostra città!
Forse da troppo tempo abbiamo assistito passivi o rassegnati all’impoverimento di Acqui, che ha perduto (o fu derubata) di tante prerogative.
Il primo colpo l’abbiamo incassato con lo smantellamento e la chiusura della caserma militare, che era per noi una gloria.
Poi ci chiusero le Carceri Giudiziarie, dopo che erano stati eseguiti lavori importanti di ristrutturazione rendendole moderne ed efficienti: la presenza delle Carceri si rifletteva pure in parte sul lavoro del Tribunale. Giunse la volta dello smaltimento degli Uffici dell’Enel, già prima Piemonte Centrale, glorioso ente con circa 90 dipendenti. Ora per qualsiasi pratica occorre ricorrere a Novi, come se Novi fosse dietro alla porta di casa.
Giunse presto e in modo drastico il destino della STIPEL poi SIP dopo che per questa struttura, importante, si era ceduto una parte di rilievo della bella piazza del Foro Boario.
È scomparsa la Polizia Ferroviaria, che dava garanzia e lustro alla nostra Stazione, che nel concorso e nelle premiazioni per l’ordine ed il servizio veniva collocata sempre ai primi posti nel Piemonte.
Altri Uffici ed Enti se ne sono andati, lasciando nuovi vuoti. I più dolorosi e mortificanti furono poi e restano la chiusura delle nostre splendide e gloriose Terme Militari... e poi il tanto benemerito Carlo Alberto...
Avremmo mai pensato di arrivare a questo punto!
Ci era difficile comprendere anche l’emorragia di fabbriche e industrie, tanto rinomate, che via via andavano scomparendo, come la Beccaro, le Fornaci, il Cotonificio, il Calzificio, la Kaimano, la KL12 fabbrica delle bobine del geniale Martinetti apprezzatissima, e tante altre gloriose realtà che sul piano lavorativo impegnavano centinaia e centinaia di lavoratori fino a giungere alla chiusura incredibile della grande Borma, già per noi indimenticabile Miva, che persino durante l’ultima guerra contava quasi 800 operai!... Che tristezza!
E non si sentì più quel concerto festoso delle sirene che al mattino salutavano l’inizio di un altro giorno di lavoro.
E la lunga noiosa geremiade potrebbe continuare. Ma ora pensiamo finalmente al positivo. I nostri vecchi dicevano che “dopo la notte spunta il giorno: che dopo il brutto viene il bello”. E noi dobbiamo avere fiducia. Anche come cristiani dobbiamo essere “ottimisti”. Come acquesi dobbiamo reagire e riprendere il cammino. Siamo proprio nel Millenario della nascita di San Guido (1004-2004). Da mille anni (la storia lo documenta) San Guido ha protetto ed aiutato la sua e nostra Acqui, la sua e la nostra Diocesi.
Continuerà a farlo. Dobbiamo avere fiducia e coraggio. Impegnarci seriamente per - la ripresa della Famiglia, che è il fulcro e la fonte di una nuova e convinta vita di fede, di onestà, di amore, di solidarietà.
Dobbiamo per una sicura rinascita e progresso sul piano economico e del mondo del lavoro sentirci coinvolti tutti, seguendo da vicino progetti e programmazione di interesse vitale per la comunità». (A cura di M.P.)
Nel primo anniversario della scomparsa
Ricordare mons. Galliano
Acqui Terme. Si avvicina il 6 febbraio, giorno anniversario della morte di Mons Galliano. La sua presenza non cessa di sentirsi tra noi e nella città.
La comunità parrocchiale del Duomo si prepara a celebrare la ricorrenza nello spirito dell’anno sacerdotale che il papa ha indetto nel ricordo del 150º anniversario della morte del Santo Curato d’Ars. Preghiera e riflessione sulla figura del Sacerdote.
Dopo i giorni di preghiera e riflessione, nella chiesa di Sant’Antonio in Pisterna, guidati da don Colla e don Parodi il 3 e il 4 febbraio ed oggi 5 febbraio da Padre Lorenzo Minetti, che ci hanno aiutato a capire meglio la figura del sacerdote proprio sulla scorta dell’esperienza di sacerdozio di Mons. Galliano (Sacerdote ministro dei Sacramenti, Sacerdote ministro del vangelo, Sacerdote guida della comunità) veniamo ai prossimi appuntamenti.
Sabato 6 febbraio, giorno della morte, si svolge un pellegrinaggio alla tomba di Monsignore al cimitero di Morbello. Un pullman con partenza dal Movicentro alle ore 9,30 porterà chi lo desidera fino al cimitero dove si svolgerà una preghiera con la parola di Dio e la recita del rosario. Prenotazioni in cattedrale o in canonica.
Sempre sabato alle ore 16,30 nell’Auditorium san Guido in piazza duomo, Mons Galliano sarà ricordato con la proiezione di immagini della sua vita. Infine alle 18 in cattedrale, messa di anniversario presieduta dal Vescovo Mons Micchiardi.
Su suggerimento di varie persone della comunità Parrocchiale per ricordare Monsignore è allo studio una iniziativa che, proprio nell’anno sacerdotale, sia di sostegno alle vocazioni sacerdotali e al Seminario: un’opera che nel ricordo di un sacerdote “speciale” sia di sostegno ai seminaristi e ai sacerdoti di oggi e di domani. (dP)
Ci scrive Edilio Brezzo
Mons. Galliano tante virtù eccelse
Acqui Terme. Ci scrive Edilio Brezzo:
«Un anno fa, il 6 febbraio, l’anima eletta ed interamente sacerdotale di mons. Giovanni Galliano, terminava serenamente il suo lungo ed intenso cammino terreno; si compiva anche per lui il “dies natalis”, il giorno della nascita nella vita eterna, per ricevere il premio promesso dal Signore ai suoi servi buoni e fedeli.
Giustamente, L’Ancora, annunciando la sua scomparsa, titolava: “È morto mons. Galliano, parroco del duomo e di tutta la città”. Niente di più vero!
Egli è stato prima di tutto un infaticabile apostolo, annunciatore e testimone del Vangelo e di Cristo risorto, ma anche un protagonista importante delle vicende e della storia di Acqui, città che ha sempre amato profondamente così tanto da dedicarle bellissimi libri che la descrivono dettagliatamente nei minimi particolari, con una narrazione brillante ed arguta che subito conquista ed affascina.
Monsignore ha scritto tantissimo, possedeva veramente il talento della penna facile; conservo gelosamente tutti i suoi preziosi libri sempre accompagnati da una sua dedica affettuosa. Per preparare e redigere le sue pubblicazioni lavorava specialmente di notte perché durante il giorno era già troppo oberato da mille impegni.
Ogni volta che moriva un sacerdote, pubblicava su L’Ancora un commosso ricordo ed una biografia del defunto, era la memoria storica della diocesi.
Chissà se qualcuno, adesso, si decidesse a pubblicare qualcosa su di lui…. Certo non è un’impresa facile ma sarebbe veramente un’opera meritoria e sicuramente apprezzata da tutti.
Tra i tanti doni carismatici che Dio gli ha elargito vorrei ricordare i tre che più spiccano: la sua grande generosità ed abnegazione verso i più bisognosi ed i sofferenti, la parola, sempre illuminata, suadente ed appropriata in ogni occasione e circostanza ed infine la sua calda e sincera amicizia donata a tutti quelli che incontrava.
Ha lavorato indefessamente nella vigna del Signore con tanta volontà, tenacia ed umiltà. Gli ultimi tre anni li ha interamente dedicati alla chiesa di S.Antonio, che, ristrutturata anche per merito suo, trasformata in un vero e proprio gioiello di arte e di fede è diventata “la piccola cattedrale del borgo Pisterna”, come lui tanto ardentemente desiderava, luogo dedicato soprattutto all’adorazione eucaristica comunitaria e personale, per volere di Mons. Vescovo.
Don Galliano, insieme a don Repetto e Don Gaino, è stato per me maestro di vita e di dottrina, un punto di riferimento importante e fondamentale per la mia formazione spirituale, non potrò mai dimenticarlo, la sua memoria rimarrà in perenne benedizione! Monsignore è stato un grande amico dei giovani, quando era direttore del mitico “Ricre” ne raccoglieva 500, per questo mi piace molto paragonarlo a San Giovanni Bosco del quale era un estimatore ed amava spesso ricordare una sua celebre frase: “un pezzo di Paradiso aggiusta tutto”, ebbene, io penso proprio che anche lui, il nostro carissimo ed indimenticabile Don Galliano, dopo tante fatiche, abbia adesso meritatamente conquistato proprio una sua bella porzione di Paradiso e di lassù, ne sono sicuro, certamente ci sorride,ci aspetta e continua a volerci bene!»
Messa anniversaria
per monsignor Galliano
Acqui Terme. 6 febbraio 2009: un anno fa Monsignor Galliano lasciava questa vita terrena per una destinazione di pace e serenità.
Per ricordarlo nella preghiera domenica 7 febbraio, il Can. don Aldo Colla guiderà la celebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale di Moirano, alle ore 11. |