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Comitato per il centro storico, non solo critiche ma anche proposte

 

Acqui Terme. Circa quaranta erano i presenti, la sera di venerdì 29 gennaio, presso la sala di Palazzo Robellini, in cui si riuniva, per la prima volta, in seduta pubblica, il Comitato per il Centro Storico di Acqui Terme.
Del discorso programmatico del presidente Roberto Guffanti Prato si riferisce oltre. Nelle righe che seguono la cronaca degli interventi “dal pubblico” che, in verità avrebbe potuto essere molto più numeroso (dal momento che ad aderire al comitato sono ormai più di 150 famiglie).
Diversi (nella direzione della molteplicità; ma anche di differente taglio) gli apporti.
Non appena Guffanti Prato termina la lettura del suo saluto, è il Maestro Alzek Misheff a salutarlo subito come testo esemplare, a indicarlo come “manifesto” per una rinascita della Pisterna “luogo fatto di case storiche e di persone, con queste ultime che, però, vanno viste come fruitrici temporanee del centro storico”. Centro storico che l’artista di casa Thea non esita a indicare come frutto di una cultura ben più alta della attuale. Non manca una citazione per John Ruskin.
Poi, però, da una cornice teorica ed estetica che è sicuramente necessaria, si arriva alle considerazioni concrete.
“Il problema è il rispetto delle regole, delle leggi”: e, allora, emergono le rimostranze per le ore di sonno perse durante l’estate.
Specie in Piazza Bollente. Perché troppe sono state le deroghe municipali (una trentina) che hanno consentito di allestire spettacoli d’ogni tipo. “E con quelli iper amplificati vibrano i muri, vibrano i vetri…”.
Ma il discorso è ampio: mega concessioni (di più mesi) a beneficio dei locali pubblici, rumori in piena notte quando i tecnici vanno a disallestire il palco di Piazza Conciliazione o quello della Bollente, uno scarso controllo quando d’estate c’è chi gioca con le lattine alle tre di notte sul selciato, e Piazza della Bollente pare costruita da Stradivari tanto è sonora…
Strana città la nostra: dopo le otto di sera difficile prendere un caffè per un buon tratto di corso Italia, ma poi certi locali fanno ore piccolissime con disturbo evidente per chi risiede, vorrebbe dormire e non può.
Un aspetto oggettivamente positivo viene dal fatto che il Comitato si pone da subito l’esigenza di essere propositivo.
Di qui l’idea (già inoltrata all’assessore competente Leprato) di variare le sedi di spettacolo: coinvolgendo il Castello, lo stadio, l’ex Caserma, piazze, vie…
La proposta è anche relativa ad un maggiore coordinamento [per evitare, come successe in occasione di “Acqui - Dal benessere al bellessere”, le spiacevoli interferenze musicali].
Certo uno dei nodi è Piazza Conciliazione: e non solo per l’ingombrante struttura del teatro. “A che giova vedere una delle più belle piazze della città trasformata in parcheggio? E poi per ospitare una trentina di auto? Che impatto avrebbe uno spazio libero, magari ingentilito dal verde?”.
Perché non disciplinare “sul serio” l’accesso alle vie del centro storico? (con le colonnine mobili: è una proposta).

Tra i vari interventi anche quello dell’ex assessore ai Lavori Pubblici Daniele Ristorto, che esordisce in aperta polemica con l’amministrazione Rapetti.
“Quando ho lasciato c’erano i soldi per la facciata in acciaio e ferro del palacongressi dei Bagni; a quanto mi risulta oggi sembra che quei fondi siano stati cancellati…; anche la manutenzione della città oggi proprio non soddisfa…”. La parola sprechi ricorre più volte.
L’approccio è “largo” (si comincia da oltre Bormida, come si è visto), ma l’intervento è considerato “in tema”: non bisogna avere paura di sottolineare quanto è nocivo per la città.
Ristorto ha una sua proposta: la riutilizzazione dei gazebo che “belli o brutti”, dal 2007 erano diventati i luoghi deputati del cartellone musicale estivo, nel segno di un approccio soft. Poco invasivo.
Ma proprio la questione estetica diventa argomento portante di un nuovo intervento del Maestro Misheff, che critica senza mezzi termini le nuove porte cittadine (“deturpano la città”) che comparvero durante il primo mandato del Sindaco Rapetti.
Altri interventi si susseguono: ciò che emerge è la realtà di un tessuto urbano molto sensibile, ma che spesso viene lasciato a sé stesso.
Due casi per tutti: il Teatro Romano di Piazzetta Cazzulini, in cui è mancata del tutto la tutela per i reperti “lasciati a vista”; il Teatro Aperto sotto il Castello, fatto oggetto di innumerevoli atti di vandalismo. E proprio intorno a questa struttura si accendono gli ultimi fuochi: 100 decibel rilevati nelle case immediatamente vicine, come dire un aereo in decollo, una struttura edificata senza valutazione di impatto acustico…
E poi tante location all’aperto, ma nessuna chiusa, in grado di assicurare - in caso di temporale - una soluzione B per i balletti.
Se piove, l’annullamento è automatico.
Una città che vuole essere turistica non può legittimare questa prassi. Se un turista viene da noi per ammirare il Balletto di Mosca, lo spettacolo deve essere garantito.

Tra il pubblico anche qualche giovane. Non è una bella notizia neppure che la sala centro giovani di San Defendente (qui tra l’altro fu approntato il CD della Banda dedicato a Tarditi e alla suite La battaglia di San Martino) sia stata messa in vendita dal Comune…
L’assemblea si scioglie, ma a fatica: i discorsi proseguono anche sulle scale.
C’è da giurare che il Comitato non farà mancare le sue proposte agli amministratori. (G.S)

Del discorso programmatico del presidente Roberto Prato Guffanti

Il comitato per il centro storico contro sprechi e stupidità

Acqui Terme. La riunione del Comitato per il centro storico di Acqui Terme, che comprende ormai oltre centocinquanta famiglie, svoltasi nella serata di venerdì 29 gennaio a Palazzo Robellini, è da considerare, tra l’altro, quale momento necessario a raccogliere indicazioni da presentare durante un incontro previsto con il sindaco Danilo Rapetti. «Abbiamo sentito la necessità di presentarci per meglio chiarire e sviluppare gli intendimenti del Comitato», ha esordito il presidente Roberto Prato Guffanti, prima di leggere lo statuto del Comitato, per dare modo ad ognuno dei presenti all’appuntamento di chiedere chiarimenti.
Prato Guffanti, ha anche ricordato lo scopo finale che il Comitato si sta prefiggendo: il miglioramento generale della vita di tutta la città, se pur negli aspetti esteriori e se pur la partenza del lavoro trovi il suo fulcro nel centro storico.
Area in cui non si può ipotizzare un’oasi di benessere e di ordine circondata da un’intera città, ma la richiesta è semplicemente «di sviluppo cittadino, di miglioramento turistico, ma tenendo conto dei diritti di tutti e mai a danno di qualcuno e che dia giusto valore allo storico tessuto urbano meritevole di cure e di interventi strutturali». Sono concetti ribaditi dai fondatori del Comitato, Giovanni Bistolfi e Nuria Mignone, per i quali i principali problemi sono di ordine civico, dalla viabilità ai parcheggi, (vedi piazza Bollente e piazza Conciliazione con spazi da alberare). Si parla anche di zonizzazione acustica, di rivedere le deroghe per i locali pubblici. Daniele Ristorto, invitato alla manifestazione, ha ipotizzato l’utilizzo dei gazebo della città per la realizzazione di manifestazioni di strada.
Poi un’indicazione precisa del Comitato: «Chiediamo prima di tutto maggior pulizia e controllo della nostra zona da parte degli organi competenti, partendo appunto dal centro storico in quanto deputata a richiamo turistico, ma anche per tutta la città che deve trovare finalmente la sua collocazione definitiva di città turistico-termale». Le considerazioni del Comitato, partendo dal fatto che Acqui Terme ha anche dei vantaggi in quanto situata in un territorio enogastronomico eccezionale, tra i migliori d’Italia, sono quelle di far diventare Acqui ua graziosa città, pulita, ordinata, dove si possa trascorrere qualche giorno di riposo e di vacanza mettendo a frutto accoglienza, buon bere ed ottima cucina, cure termali, possibilità di acquisti, shopping. Il Comitato parla dunque non solamente di rumori, ma anche di mantenimento, recupero, potenziamento ed abbellimento di ciò che già per fortuna possediamo. Sempre il presidente Prato Guffanti parla di «abbandono di progetti faraonici, costosi, improduttivi e architettonicamente volgari. Gli assessorati dovranno occuparsi dei bisogni quotidiani per far girare la macchina della collettività». Per il Comitato, come sottolineato da Prato Guffanti, vale anche una precisazione: «Quello che proponiamo non è la lotta politica da cui anche statutariamente ci dissociamo a priori, ma deve essere intesa come vigilanza sugli interventi, sui progetti e sulle manifestazioni proprio per meglio indirizzare ed ottimizzare ogni iniziativa comunale e quindi va da sè, che per meglio riuscire in questa opera, che noi consideriamo di collaborazione, occorrerà instaurare un ottimo rapporto con tutti gli organi amministrativi. Quindi, tutte le porte sono aperte tranne una: quella che permetta a stupidità politiche di continuare a sprecare soldi senza sapere dove esattamente portare questa città». (C.R.)

 

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