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Per l’autostrada Albenga - Predosa
si è passati da opportunità a priorità

 

Acqui Terme. L’esito dei convegni sulla Albenga-Acqui Terme-Predosa, promossi a gennaio, prima dalla Camera di commercio di Savona sul tema “Motivazioni e opportunità di un’idea progettuale” e “Viabilità, trasporti, sviluppo: quale futuro per la Val Bormida”, organizzato a Carcare dal Circolo Pd, viene considerato come «passaggio da opportunità a priorità per queste zone». Durante le due riunioni, il nocciolo della discussione, dal tema generale, è passato ad impegnative proposte di risoluzioni del tracciato per il collegamento autostradale tra la A10 Ventimiglia-Savona e Savona-Genova, la A6 (Torino-Savona) e la A26 Voltri-Alessandria - Gravellona Toce. La soluzione considerata ottimale sarebbe quella di agire avanzando per lotti, a cominciare con il tratto di collegamento, ad esempio, di Albenga con la A6 Torino-Savona, quindi di Acqui Terme con la A7 Milano-Genova, e via via con la realizzazione di ulteriori collegamenti. A proposito del collegamento della città termale con la A7, vale a dire della tratta autostradale Strevi-Predosa, è necessario ribadire, come lo facciamo da più di un ventennio, che l’opera è da realizzare con diritto di precedenza.
Il bimbo nato quando si parlò per la prima volta di questa struttura oggi ha già compiuto gli studi universitari, probabilmente a sua volta è diventato padre. Oggi, per la Strevi-Predosa, connessa al casello autostradale A26, si parla dell’avvio di un bando di finanziamento project financing.
L’opera potrebbe essere inserita nel progetto dell’autostrada Albenga-Carcare, che avrebbe un costo totale di 5.760 milioni circa di euro. La somma necessaria per la bretella Strevi-Predosa sarebbe di 315 milioni circa di euro per una quindicina di chilometri di percorso.
La Albenga-Predosa avrebbe un percorso di un centinaio di chilometri di cui una cinquantina in territorio ligure.
Per costruirla serviranno non meno di cinque anni. Il finanziamento pubblico dovrebbe essere del 60 per cento circa, il capitale privato verrebbe misurato su un periodo di concessione di cinquant’anni. Il fatto positivo è rappresentato dalla comune volontà di Piemonte e Liguria di realizzare un’arteria il cui valore e interesse va oltre ai territori interessati. Anche la Lombardia potrebbe trarre vantaggio dalla struttura autostradale. (C.R.)

Autostrada Albenga - Predosa
odg in Provincia di Alessandria

Acqui Terme. Primo firmatario Federico Riboldi, a seguire i consiglieri provinciali Fabbio, Maconi, Sirchia, Rossi, De Luca, Visca, Traversa e Bonade hanno inviato al presidente del Consiglio provinciale, Giovanni Barosini, un ordine del giorno da trattare in aula.
L’oggetto della richiesta riguarda l’autostrada Albenga - Carcare - Acqui Terme - Predosa. Ciò avviene alla luce del convegno, sul problema, del 18 gennaio organizzato dalla Camera di commercio di Savona.
I consiglieri chiedono di discutere in Consiglio provinciale, e di impegnare la giunta Provinciale, «ad adottare un’azione di governo atta a verificare l’attuale stato dei lavori ipotizzando i tempi di realizzazione, la spesa, il tracciato e i comuni della Provincia di Alessandria che saranno interessati dalla costruzione della nuova autostrada al fine di evitare ulteriori ritardi nella realizzazione di un’opera che è prioritaria. Ad impegnare inoltre la Provincia ad utilizzare tutti i mezzi in suo possesso per la progettazione e la realizzazione dell’opera».
I firmatari del documento ritengono «sia di primaria importanza la realizzazione dell’opera» e che «l’autostrada Albenga - Predosa è indispensabile per il futuro produttivo e turistico del Ponente ligure e della Valle Bormida, ma al tempo stesso è una struttura strategica e fondamentale per tutto il Nord-Ovest e per i grandi corridoi europei».

Per la Sinistra ecologia e libertà
No alla logica del cemento

Acqui Terme. Pubblichiamo un intervento di Sinistra Ecologia e Libertà di Acqui Terme e dell’acquese “contro la minaccia del passaggio dell’autostrada sulle valli Erro e Bormida”.
«Il 18 gennaio scorso alla Camera di Commercio di Savona il Sottosegretario ai Trasporti Mino Giachino si è fatto portavoce del sostegno del governo al progetto di autostrada Albenga, Carcare, Predosa, finalizzato a trasferire nel basso Piemonte il traffico pesante del tratto Voltri-Albenga per inoltrarlo poi alla viabilità nazionale.
Sappiamo bene che il progetto di nuova autostrada ha già ricevuto un benestare preliminare sia della Regione Liguria che della Regione Piemonte e vediamo un grande affanno pre-elettorale sia del PD che del PDL a sottoscrivere piani per le cosiddette “grandi opere”, che prescindono completamente da qualsiasi consultazione delle popolazioni dei luoghi che queste grandi opere andranno a stravolgere e snaturare definitivamente, senza evidenziarne una effettiva utilità. L’iniziativa parte dalla Liguria, regione un tempo meravigliosa e cantata dai poeti romantici ed ora cementificata fino all’inverosimile e soggiogata completamente alla logica della speculazione immobiliare, con buona pace di amministrazioni che hanno dato il loro benestare ad uno sviluppo centrato sul cemento e alla costruzione di veri e propri ecomostri (è recente la vittoria del comitato che è riuscito a bloccarne uno in fieri alle Cinque Terre). Ora ci chiediamo a quale logica corrisponda la politica di snaturamento del territorio del basso Piemonte, l’attraversamento del traffico pesante che inquina e non porta ricchezza, delle grandi opere che fanno ricco solo chi le costruisce e, fra queste, sicuramente le solite imprese del Gruppo Gavio. L’Acquese chiede da 20 anni il collegamento alla rete autostradale con la bretella di Predosa (non se ne vede ancora possibilità di realizzazione). Invece con quest’opera faraonica se ne vuole stravolgere il territorio con scavi e cementificazioni per la costruzione di viadotti che avrebbero come unico scopo quello di risolvere problemi di altri. Nel contempo si assiste al graduale abbandono dell’utilizzo della rete ferroviaria al di là delle dichiarazioni di intenti, da decenni enunciate nelle campagne elettorali, secondo cui si intenderebbe rafforzare il trasporto su rotaia per limitare l’inquinamento atmosferico dovuto ai gas di scarico. Alle spalle di Savona, correndo lungo l’Erro per arrivare alla Bormida, esiste un territorio ancora ricco di natura incontaminata (soprattutto se la Provincia di Savona e la Regione Liguria lasceranno stare la cava di Lavagnin, invece di riempirla di ulteriori rifiuti, magari tossici) che proprio per questo motivo sogna un futuro pulito, centrato sullo sviluppo delle sue risorse naturali che vanno da una fauna e flora con biotopi unici in Italia, alle produzioni di una piccola agricoltura orgogliosa dei suoi vini, dei suoi formaggi, delle sue carni uniche che rappresentano il meglio del “made in Italy” agroalimentare e non ultimo di un turismo nazionale ed internazionale in sviluppo, che può vantare anche lo storico comprensorio termale di Acqui. Ora che tutti hanno capito che la crisi dell’economia post-fordista e del suo tessuto produttivo in occidente può essere compensata solo da una nuova valorizzazione del territorio con le sue ricadute positive a livello economico, che soprattutto un paese come il nostro deve saper ottimizzare, in Alto Monferrato, territorio in buona parte straordinariamente ancora vergine, ci accingiamo a legittimare un ennesimo scempio ambientale sull’altare di profitti che questa valle non vedrà mai e saranno a beneficio dei soliti noti?
Quale modello di sviluppo si vuole fare passare con questa logica, o meglio esiste un’idea di modello di sviluppo per le nostre terre che non sia il lasciar fare ai soliti interessi per poi accorgersi, forse, che si è sbagliato tutto? Nel buio del rilancio di questo ennesimo progetto autostradale naviga anche il preventivo esorbitante di spesa di ben 6 miliardi di euro, una ennesima finanziaria, un ennesimo passivo in un paese gravato dal fisco e dalla speculare evasione, un ennesimo costo dopo quelli già perorati per la TAV ed il Ponte sullo Stretto, come se non fossimo il paese con il terzo debito pubblico più grande al mondo e non facessero acqua tutti i servizi pubblici e le infrastrutture già presenti. Ci sembra di essere di fronte all’ennesimo caso di irresponsabilità della nostra classe politica dirigente: irresponsabili nei loro progetti faraonici ed irresponsabili perchè indifferenti al parere delle popolazioni che vanno a colpire. È di questi giorni la formalizzazione di una grande idea di area protetta che abbracci le zone dei fiumi Erro, Uzzone, Alto Bormida e Belbo, promosso dal WWF, dal Comitato che difese con successo il Bormida dall’inquinamento mortale dell’Acna di Cengio e già sottoscritta dalle Comunità Montane interessate agli inizi di questo nuovo millennio. A questo grande progetto hanno dato una preliminare adesione la Presidente Bresso ed anche la direzione delle Terme di Acqui. Sono questi i piani in cui crediamo per valorizzare le nostre valli, difendere il territorio, garantire un futuro ai giovani affinché tornino a vivere nelle nostre zone e si possa sviluppare una economia centrata sul turismo e sulla sostenibilità».

 

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