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Acque sane e malate: incontro per i fiumi

 

Venerdì 12 febbraio in biblioteca civica ad Acqui Terme

Valle dell’Erro. Ecologia fluviale in Provincia di Alessandria: questo il tema sotto i riflettori venerdì 12 febbraio ad Acqui, alle ore 21, presso la Biblioteca Civica di Via Maggiorino Ferraris 15.
L’incontro vedrà la presenza di ricercatori ed esperti che avranno modo di confrontarsi e di divulgare le più recenti ricerche. Tra i contributi più attesi quello di Alessandro Candiotto, esperto di fiumi e fauna ittica, che presenterà una relazione inerente lo stato di salute dei fiumi della nostra Provincia.
Nell’ambito della manifestazione, organizzata dal Comitato per la Salvaguardia della Valle dell’Erro con il patrocinio del Comune di Acqui Terme, verrà presentato il volume Lineamenti di ecologia fluviale edito da Città Studi-DeAgostini Scuola, di cui sono autori Stefano Fenoglio (che insegna all’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, ha condotto campagne di ricerca in diversi sistemi fluviali italiani e neotropicali, pubblicando numerosi lavori scientifici) e Tiziano Bo (che collabora con I’Università del Piemonte Orientale, è stato consulente dell’ARPA Piemonte e si occupa da anni di monitoraggio biologico dei corsi d’acqua e di fauna invertebrata fluviale).

Fiumi, ruscelli e torrenti da riscoprire e salvaguardare

Fiumi alla ribalta in questo inizio d’anno: la scorsa settimana la notizia battuta dai media concerneva l’avvio concreto dell’accordo di programma tra il Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare e la Regione Piemonte per la bonifica ed il recupero ambientale ed economico della Valle Bormida. Ora del fiume maggiore, del nostro territorio, dell’Erro e degli altri affluenti, dell’intera situazione provinciale si parlerà nella città che esibisce le acque nel suo toponimo: luogo privilegiato per rileggere la vicenda dell’ inquinamento ACNA, valutare l’impatto antropico sui torrenti, considerare gli effetti dell’alluvione 1994, le “variazioni” di flora e fauna fluviale…
Non mancheranno le parole del Comitato per la salvaguardia della Valle dell’Erro, il quale commenterà alcune immagini della mostra fotografica Erro, 50 anni di gestione sconsiderata, allestita per l’occasione negli stessi locali della Biblioteca.

Un libro super flumina

L’ecologia italiana ha una lunga tradizione di studi sulle acque interne, sui laghi in particolare, che ha conosciuto una fase di notevole sviluppo a partire dalla metà del secolo scorso. Più lento e faticoso è stato l’avvio delle ricerche sugli ambienti d’acqua corrente.
Solamente negli ultimi due decenni le conoscenze relative ai nostri ambienti fluviali sono andate aumentando, ad opera di numerosi istituti di ricerca e del sistema delle agenzie regionali per la protezione ambientale.
Nonostante questa accresciuta attenzione mancava un testo di sintesi, relativo alle caratteristiche ecologiche e funzionali dei sistemi fluviali, in lingua italiana (esistono infatti opere di grande rilevanza, ma sono soprattutto in inglese e con chiaro riferimento alla realtà nord americana e di paesi dell’Europa centrale e settentrionale).
Lineamenti di ecologia fluviale copre questo vuoto dell’editoria universitaria. Semplice e di facile lettura, ma mai banale, con un’adeguata iconografia, il libro di Stefano Fenoglio e Tiziano Bo è ricco di esempi e riferimenti relativi alla realtà italiana. Per questo è un ottimo sussidio per la formazione specialistica dei laureandi nei corsi di laurea in scienze ambientali e naturali e negli indirizzi ambientali dei corsi di laurea in scienze biologiche, geologiche e forestali, mentre costituisce anche un utile complemento per la formazione degli studenti dei corsi di laurea in ingegneria idraulica e ambientale.
Semplicità del linguaggio e completezza dei contenuti ne fanno, infine, un indispensabile strumento per l’aggiornamento dei professionisti di questo settore. (G.Sa)

L’Acna e il fiume: una nostra storia

Acqui Terme. Erro, Caramagna, Visone, Medrio… e poi il fiume più grande. Quella “Bormida al Tanaro sposa” che per un certo momento il territorio ha finito quasi per dimenticare. Negli anni in cui le acque erano rossomarroni (ma non di fango) per Bistagno, Acqui, Strevi, Rivalta, Orsara, la Bormida “non passava”.
Ma l’inquinamento sì. E con lui la malattia. Una peste che si portava via le gente.
Tanto nell’Alta Valle, presso gli stabilimenti, tra gli operai.
Quanto in basso, tra le ultime colline che si aprono sulla pianura.
Leggiamo dalla pagina 155 dei Lineamenti di ecologia fluviale tracciati da Stefano Fenoglio e Tiziano Bo.

«Hai mai visto Bormida? Ha l’acqua color del sangue raggrumato, perchè porta via rifiuti dalle fabbriche di Cengio e sulle rive non cresce più un filo d’erba. Un’acqua più porca e avvelenata che ti mette freddo nel midollo, specie a vederla di notte sotto la luna».
Così scriveva nel 1963 Beppe Fenoglio, sottolineando la tragedia ambientale che per oltre cento anni ha colpito uno dei più grandi fiumi dell’Italia nord-occidentale, causando un disastro ecologico e sociale di proporzioni enormi. Per oltre un secolo (Hellmann, Cent’anni di veleno. Il caso ACNA. L’ultima guerra civile italiana, 2005), il fiume Bormida ha infatti ricevuto gli scarichi industriali dell’A.C.N.A., polo industriale di Cengio in provincia di Savona.
L’A.C.N.A. è stato uno delle principali impianti produttori di esplosivi, vernici, acidi nitrici e solforici, ammine, fenoli e solventi in Italia.
Nato come fabbrica di dinamite e tritolo, in 120 anni di attività l’impianto ha diversificato la sua produzione arrivando a produrre 374 prodotti chimici diversi, molti dei quali estremamente inquinanti (Aruga, Negro e Ostacoli, Multivariate data analiysis applied to the Investigation of river pollution, in “Environment Analysis”, 346 /1993).
L’attività dell’A.C.N.A. ha causato una lunga e drammatica contaminazione delle acque superficiali della Val Bormida, sin dall’inizio delle lavorazioni nel 1883.
Già nel 1909 un diffuso inquinamento da fenoli era presente in gran parte del reticolo idrografico e nelle falde superficiali.
Nel 1912 iniziò la produzione massiccia di coloranti, e immediatamente si verificò un incremento della contaminazione delle acque in tutta la Val Bormida, tanto che gli acquedotti di Cortemilia e di numerosi altri centri (lontani anche 30-40 km dall’A.C.N.A.) furono costretti a chiudere.
La produzione vitivinicola cessò in tutta la valle e numerosi agricoltori abbandonarono l’area.
Anche se la situazione era ben nota e documentata (Marini, Inquinamento industriale in provincia di Cuneo. L’inquinamento del fiume Bormida in “Annali dell’Istituto Superiore di Sanità Pubblica”, 26/ 1965) poco o nulla venne fatto per porvi rimedio, a livello sia politico che tecnico, tanto che il Bormida rimase un «fiume morto» per oltre mezzo secolo: nessun pesce poteva sopravvivere e stabilirsi nel Bormida, mentre l’acqua che scorreva aveva spesso un colore rosso porpora o cioccolato.
Dall’inizio degli anni Ottanta. movimenti locali e associazioni ambientaliste intensificarono la battaglia per la chiusura degli impianti, appoggiati ufficialmente dal 1988 anche dalla Regione Piemonte.
Dopo una lunga storia di proteste popolari, interrogazioni parlamentari e chiusure temporanee, l’A.C.N.A. finalmente cessò l’attività produttiva nel 1999. Dagli anni Novanta ad oggi si è assistito ad un lento ma progressivo recupero della qualità ambientale, con il ritorno di comunità macrobentoniche (Fenoglio, Agosta, Bo e Cucco in “Hydrobiologia” 474/2002) e ittiche (Badino, Bona, Candiotto e Fenoglio, contributo sul “Journal of freshwater ecology” 22/2007) abbastanza strutturate.
Il fiume Bormida non è purtroppo un caso isolato, e l’inquinamento dei fiumi è un problema ancora di grande attualità: un dossier del 2006 redatto da Legambiente e Corpo Forestale riporta che il 21% dei fiumi italiani possono essere considerati inquinati, con percentuali ancora superiori in Campania, Lazio, Sicilia e Sardegna. (G.Sa)

 

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