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Acqui Terme. Il «caso swap» non fa solo più parte delle discussioni, ma è diventato soprattutto uno dei principali problemi da risolvere da parte dell’amministrazione comunale. Se ne è parlato diffusamente durante un incontro pubblico svoltosi a palazzo Robellini. I relatori, appartenenti al Co.Di.Fi.Co. (Comitato difesa finanze comunali) hanno illustrato gli atti del decreto di sequestro preventivo di 1 milione e 253 mila euro disposto dalla Procura della Repubblica di Acqui Terme, al quale la Unicredit, la banca con cui il Comune aveva stipulato otto contratti derivati, di cui cinque già chiusi, ha fatto opposizione. Si tratterebbe di un primo sequestro fatto in una banca italiana riferito agli Swap. Sul problema abbiamo chiesto chiarimenti al sindaco, Danilo Rapetti. «Definire il Comune di Acqui Terme sull’orlo del fallimento a causa degli swap è allarmistico e, soprattutto, non realistico, in quanto gli equilibri di bilancio non sono mai stati messi in discussione dalla questione swap soprattutto allo stato attuale, che pure considero delicata ed importante. Del resto, sebbene non è mai consolatorio ricorrere al cosiddetto “mal comune mezzo gaudio”, è opportuno in questa sede considerare il fatto che quasi tutte le Regioni, moltissime Province e centinaia di Comuni (ad es. Provincia e Comune di Alessandria, per restare nel nostro territorio) hanno sottoscritto contratti simili a quello che ha visto coinvolto il Comune di Acqui Terme».
È possibile entrare maggiormente in particolari? «Ritengo - ha risposto Rapetti - che quello degli swap sia un problema storico tipico di una fase del nostro Paese in cui anche Banche di primaria importanza pubblicizzavano e proponevano agli Enti Locali prodotti finanziari che solo oggi si sono rivelati pubblicamente potenzialmente dannosi per i sottoscrittori». E sul piano amministrativo? «Già la precedente amministrazione comunale, nonostante le scelte di sottoscrizione siano da imputarsi all’Amministrazione ulteriormente precedente si è fatta pienamente carico della responsabilità politica di un tale problema, mentre, riguardo ai risvolti legali, non starebbe a me dirlo, ma è noto che è in atto un’azione della Procura rivolta a far luce riguardo all’ipotesi di truffa e, se in giudizio emergeranno elementi probanti in tal senso, solo allora si ristabilirà l’equilibrio tra le posizioni di chi ha proposto gli swap e di chi li ha sottoscritti». Parlando del Comitato, il sindaco Rapetti ha rilevato: «L’azione dei suoi componenti, nonostante alcuni toni polemici e forse eccessivi, è stata di base positiva, ha, infatti, avuto il merito di accendere i riflettori su un problema importante, che riguarda un gran numero di Enti. Pure l’attenzione mediatica sul tema, sicuramente non orchestrata dal Comune di Acqui Terme come l’Istituto di Credito con cui abbiamo sottoscritto i contratti pare adombrare, è comunque stata utile a fare chiarezza». A chiusura del dialogo, Rapetti ha affermato: «Mi preme sottolineare quanto la mia amministrazione sia stata saggia ed equilibrata nel decidere, con determinazione, prima in Italia, di procedere dal punto di vista amministrativo all’annullamento degli swap: decisione maturata per risolvere alla radice il problema. L’Istituto di Credito ha proposto ricorso al Tar avverso la nostra delibera di annullamento e il Comune si è, ovviamente, costituito in opposizione. Alla Procura e, quindi, alla Magistratura il compito di definire l’aspetto penale». (red. acq.)
Swap: il Co.Di.Fi.Co. la pensa così
Acqui Terme. La data, se si è superstiziosi, non porta bene.
Ma il Caso la sa scegliere. Con un certa perfidia.
Era una notte buia e tempestosa
È sera. È il 17 febbraio, mercoledì, quando, nella sala maggiore di Palazzo Robellini, indetta dal Co.Di.Fi.Co. (il Comitato di Difesa delle Finanze Comunali), si svolge una pubblica assemblea che fa il punto sui famigerati prodotti finanziari, gli SWAP, o derivati, che come un cancro, sono diventati lo spettro che agita i sonni di tanti amministratori italiani. Più di 500. Compresi quelli acquesi. (E pensare che questa inglese robaccia “crea debiti” - certo dipende da come il contratto è articolato; è come l’auto: se vai ai 200 all’ora sulla statale diventa micidiale… - dal 1991 è vietata agli enti pubblici …inglesi).
L’uditorio è quello delle grandi occasioni: anche perché, a seguito della denuncia alla magistratura, come i media nazionali han tutti riportato, Unicredit ha subìto il sequestro di una somma superiore al milione di euro. 1.253.154 euro per la precisione. Primo sequestro legato agli swap effettuato in una banca italiana (con nessuna opposizione dall’ente di credito: singolare, no…).
In sala ci sono l’avvocato Riccardo Bistolfi, le due dottoresse Tarquini, di Torino, che con lo studio Ciullo coadiuvano (con spirito d’impegno civile) l’azione del comitato; viceversa nessun rappresentante della maggioranza che governa il Municipio ritiene di dover partecipare.
Al tavolo delle relazioni Piera Petrini Levo, Augusto Vacchino, Mauro Martino e il consigliere di minoranza Domenico Borgatta.
Un minimo di storia (l’estate del 2007 e la grande crisi, la prima puntata di “Report” di Milena Gabanelli, nell’autunno successivo, dedicata a quell’anomalia “per cui il banco vince sempre”; l’iniziativa dei “Caffè per la Democrazia” che permette di “aprire e vedere chiaro” dentro gli algoritmi degli swap sottoscritti dal Comune - ci si affida alla società leader Consultique, che collabora con “Report”; i tentativi - dagli esiti impalpabili - di collaborare con il Municipio per puntellare la frana… ) e si parte.
“Chi sono gli attori?” si chiede Mauro Martino, bancario in pensione. Risposta: “le giunte Bosio e Rapetti, con i rispettivi primi cittadini. Che sottoscrivono (dal 2001 ad oggi) ben 8 contratti, di cui tre ancora aperti (quelli del 6 dicembre 2004; altri due del 30 ottobre 2006: importo oltre 36 milioni di euro). Che rischiano di lasciare eredità spaventose in termini di disavanzo.
“Certo: all’inizio facile, oggettivamente, sottoscrivere questi prodotti. Perché mai era venuta meno la fiducia tra le banche, i direttori e la clientela, pubblica o privata che fosse”.
Specie a livello locale. Ci si conosce.
“Forse neppure certi dirigenti di filiale, da noi, avevano compreso il valore distruttivo degli SWAP. Di questi SWAP”.
Insomma, con tutta onestà, si può dire che l’affare derivati poteva ingannare chiunque.
Ma questo all’inizio.
Ma i rilievi del Co.Di.Fi.Co. riguardano i passi successivi al primo: perché i contratti vengono sottoposti ad una rinegoziazione continua, che parve sospetta alla minoranza, ma non alla giunta. “Il Sindaco Rapetti sottoscrive derivati anche quando la commissione Bilancio del Senato invita alla cautela”: così Domenico Borgatta, che lamenta anche una certa qual derisione della controparte: “Parlate, ma perché non capite. Questi sono gli strumenti del futuro. Siete dei catastrofisti!!!”.
Vero: più volte in consiglio fu detto che la situazione era perfettamente sotto controllo. Ma, oggi, il decreto della magistratura punta il dito su due aspetti a dir poco “singolari”: la Banca pretende che un funzionario comunale (sarà individuata così la dott.ssa Maria Pia Sciutto, che riceve un mandato straordinariamente ampio) si riconosca “operatore qualificato” senza che tale condizione sussistesse realmente, e senza rendere edotta la controparte della circostanza che, con tale firma, essa rinunciava alla tutela predisposta dal legislatore nei suoi confronti per la materia della contrattazione di valori mobiliari.
Non solo. L’UBM - Unicredit Banca Mobiliare gioca al tavolo con doppio ruolo: è “consulente” (e come tale dovrebbe aiutare a scegliere: ma non si farà pagare…) e poi “contraente”, venditrice di contratti che sono vere e proprie “scommesse al buio” sull’andamento dei tassi.
Ulteriore elemento esibito nella serata: l’up front (cioè un flusso iniziale “dovuto”, che è a beneficio del Municipio; senza tale versamento una parte - quella dell’ente pubblico - è già in perdita prima ancora di iniziare l’esecuzione del contratto) veniva presentato dalla Banca quale anticipazione sui futuri guadagni e non nella sua reale natura di somma dovuta per riequilibrare la posizione di svantaggio del contraente. Non solo: gli up front della Banca (talora ammontano a zero!!!) sono nettamente inferiori a quelli calcolati da Consultique.
La complessità della materia è notevole: il discorso indugia sulle delibere predisposte, nei contenuti, da funzionari di banca; su speculazioni incompatibili per l’Ente Pubblico; su bilanci che non contemplano i flussi degli swap…
Una differenza
Il punto nodale - riassumiamo dalle parole di Augusto Vacchino - è questo: il Co.Di.Fi.Co ha ritenuto che fossero riconoscibili gli estremi per una truffa. E si è rivolto alla magistratura.
Il Municipio no. E - fallito l’accordo “bonario” con Unicredit, previo incarico “di studio della questione” a due consulenti esterni (altre spese) si è valso dell’autotutela.
Ma così facendo (e qui è l’avvocato Riccardo Bistolfi ad intervenire) rischia di dover risarcire la Banca dei mancati versamenti (e infatti Unicredit ha fatto ricorso al TAR).
Domani
Questo il titolo dell’ultima diapositiva: dal comitato ci sarà non solo la costituzione di parte civile in merito a questa vicenda.
Ma anche la volontà di esercitare un ferreo controllo sulle cartolarizzazioni del Comune. (G.Sa)
L’IdV sulla vicenda swap
Il Comune doveva ricorrere alla magistratura
Acqui Terme. Ci scrivono Simone Grattarola, Mauro Galleazzo, Piera Petrini Levo, Matteo Goslino dell’Italia dei Valori Acqui Terme:
«Gentile direttore, lo scorso mercoledì a Palazzo Robellini si è tenuta la seconda conferenza del Co.Di.Fi.Co., scaricabile integralmente su www.disastroderivati.it.
Vogliamo intervenire non nel merito dell’incontro, che è già stato esposto con dovizia di particolari dalla carta stampata, ma intendiamo puntare il dito per l’ennesima volta verso l’operato di questa amministrazione.
Siamo arrivati ad un punto nel quale vorremmo comprendere, vista la totale assenza dei rappresentanti della maggioranza comunale alla Conferenza, come intendono rispondere al pesante ricorso che Unicredit ha presentato al TAR contro gli annullamenti dei contratti in autotutela.
Il Sindaco, però ha trovato il tempo di rilasciare una intervista nella quale accusava il Co.Di.Fi.Co. di “denigrare” l’operato del Comune sugli swap.
A dire il vero, le affermazioni del comitato sono legate alla frase sibillina del Gip che, nel decreto di sequestro, scrive testualmente “(all’Ente Pubblico contraente) da parte del quale sussiste parziale responsabilità per la negligenza con cui tutta la tematica fu affrontata, semplicemente attratti i pubblici amministratori dalla facilità di incasso immediato di contanti…”.
Su quali basi il Sindaco ha accusato di “denigrazione” il Codifico visto che non si è preso la premura di assistere alla presentazione del risultato ottenuto e del percorso intrapreso?
Ma il dott. Rapetti ha anche affermato che la sua Giunta è stata la prima in Italia ad intervenire con un provvedimento di autotutela che significa, in pratica, che il Sindaco e gli Assessori smentiscono l’operato dei loro predecessori e di se stessi a suon di carte bollate.
Vorremmo richiamare l’attenzione dei lettori su due date fondamentali per la vicenda: il 24 ottobre 2008 il Co.Di.Fi.Co. ha presentato l’esposto in Procura, il 22 ottobre 2009 (un anno dopo) il Comune ha notificato ad Unicredit le delibere di autotutela.
Nel mezzo c’è stato il “tentativo di conciliazione” ammesso dagli stessi amministratori ed, evidentemente, “non andato a buon fine” per cause a noi chiaramente sconosciute. Dopo aver scritto, testualmente, nella delibera di autotutela: “La banca ha finanziato, dunque, attraverso i contratti IRS, … omissis …, il cui importo è peraltro tale da prevaricare il tasso usuraio”, cosa ha fatto la Giunta?
Ci sorge un dubbio: la Magistratura è stata informata di questo “particolare” piuttosto grave? Del fatto, cioè, che il nostro Comune potrebbe essere “vittima di usura”? Non lo sappiamo, anche perché nessuno degli esponenti di maggioranza si è preoccupato di fornire spiegazioni agli Acquesi.
Con questo atteggiamento miope la Giunta ha ottenuto, come unico risultato, il ricorso al TAR da parte della banca, secondo la quale il tentativo di annullamento dei singoli contratti da parte del Comune ha provocato e potrebbe provocare un danno patrimoniale all’istituto bancario stesso, senza considerare i danni di immagine che la banca si è riservata di quantificare nel corso del giudizio amministrativo.
A fronte di poco più di tremila euro, con tanta buona volontà e senso della giustizia, il Co.Di.Fi.Co ed i suoi consulenti hanno ottenuto un risultato concreto e tangibile mentre la gestione della vicenda da parte di Palazzo Levi ha comportato notevoli spese e tante altre si profilano all’orizzonte.
Sarebbe forse opportuno che gli amministratori rendessero pubblica anche questa parte della vicenda.
Per concludere, sul settimanale “Plus24” (che più volte si è occupato della vicenda swap del nostro Comune) di sabato 20 ottobre è stato pubblicato uno studio condotto dal Dipartimento di matematica per il diritto di Verona, su 80 casi di contratti di questo tipo, sottoscritti da enti pubblici e soggetti privati l’esito della ricerca parrebbe lasciare poco spazio a libere interpretazioni: se è stato superato il tasso usuraio il presupposto nuovo è il “reato di usura” e la possibilità (concreta) di “ottenere la restituzione di quanto illegittimamente pagato mediante citazione in giudizio”.
E allora noi di Italia dei Valori - lista Di Pietro, da buoni “giustizialisti” ed anche un po’ populisti ci domandiamo: perché i nostri Amministratori locali non hanno scelto la strada più semplice e lineare, quella del Co.Di.Fi.Co., di far decidere alla Magistratura?». |