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Acqui Terme. L’inaugurazione dell’opera di riqualificazione della hall dello Stabilimento di cura «Nuove Terme» di via XX Settembre è avvenuto verso le 17,30 di martedì 23 febbraio. La cerimonia è stata anche l’occasione per annunciare, da parte della presidente delle Terme di Acqui Spa Gabriella Pistone e del presidente dell’Asl Al, Paolo Zanetta, di una nuova collaborazione che, dopo quella relativa alla «riabilitazione motoria», presentata dal dottor Giancarlo Rovere, vedrà congiuntamente uniti gli sforzi dei due enti per attuare il progetto «Insieme, per un nuovo benessere». Si tratta di uno slogan e di un nuovo tassello che fa ben sperare per l’inizio di una fase di rilancio della città e delle sue terme. Momento centrale dell’evento a cui hanno partecipato un gran numero di persone e autorità tra cui il prefetto di Alessandria Francesco Paolo Castaldo, il sindaco di Acqui Terme Danilo Rapetti, l’assessore regionale Daniele Borioli e il consigliere regionale Rocchino Muliere, l’inaugurazione dell’ingresso dello stabilimento termale i cui lavori di ristrutturazione erano ormai indilazionabili per una ottimale accoglienza agli utenti delle prestazioni termali. Le opere erano anche ritenute necessarie per dare una nuova sede agli uffici amministrativi delle Terme, che da via XX Settembre sono stati spostati in un’ala dello stabilimento «Regina» in zona Bagni. Negli spazi lasciati liberi è stato possibile effettuare interventi di potenziamento della reception amministrativa e medica, oltre che di miglioramento del comfort per la clientela. Ha benedetto la nuova struttura il parroco della Cattedrale, monsignor Paolino Siri. La presidente Pistone ha ringraziato tutti, dai partecipanti alla cerimonia, ai dipendenti, ai progettisti, quelli che hanno lavorato e al bar, e si è anche scusata per il fatto di avere lasciato fuori dai locali, prima del taglio del nastro tricolore, alcuni giornalisti e fotografi mentre altri erano ospitati all’interno.
Quindi ha indicato l’urgenza e la necessità di un volto rinnovato, gradevole e funzionale della reception amministrativa, medica e beauty dello Stabilimento Nuove Terme. Si tratta di un obiettivo, ha ricordato Gabriella Pistone, per il rilancio di tutta Acqui in quanto «abbiamo la materia prima per farlo». La hall, che sino a ieri si presentava con un look molto datato (l’ultima ristrutturazione risale ad una trentina di anni fa), oggi oltre che elegante e suggestiva di richiami termali, tra cui una installazione video dello scenografo Francesco Fassone di immagini effettuate dal fotografo Mark Cooper e pannelli del 1934 di Silvio e Pio Eroli, è funzionale ed accogliente anche per gruppi numericamente consistenti di clienti. Durante la cerimonia inaugurativa si è anche parlato di un programma innovativo di prevenzione della salute del cittadino, realizzabile da laureati in scienze motorie rivolto a portatori di malattie croniche, che inizierà ad aprile, in locali delle Nouve Terme e dell’Hotel Rgina. È stata anche annunciata la data ufficiale di apertura dell’attività termale: lunedì 1º marzo. (C.R.)
Gli autori sono Pio e Silvio Eroli
Le tempere delle Terme sono della metà anni trenta
Acqui Terme. Sorpresa. Ricordate le due grandi tempere, senza data e senza nome, che avevamo segnalato un paio di settimane fa come “inediti”, riscoperti dal volume dedicato da Alessandro Martini alle Terme di Acqui?
Ebbene: martedì 23 febbraio le due opere, restaurate da Alessandra Novelli e da Simona Bragagnolo, non solo riportavano la data di allestimento (l’anno XII dell’era fascista, dunque il 1934 o, al più tardi, il 1935), ma anche gli autori. Si tratta dei due fratelli Pio e Silvio Eroli, figli di Erulo (Roma 1854 – 1916), e nipoti dello scultore Pio (che lavorava con grande proprietà gli avori), la cui bottega storica è ancor oggi attiva nella Capitale.
I restauri, compiuti negli ultimi dieci giorni, hanno fatto emergere, infatti, in entrambi i lavori, sulle due sezioni laterali di cornice, con due fasci littori, a suo tempo occultati, anche le indicazioni riguardanti paternità e tempi di realizzazione. E la visione diretta delle due opere (il centro storico con le Nuove Terme; la zona oltre Bormida con le Vecchie Terme), decisamente valorizzate nella nuova hall, ha potuto mettere in mostra anche diverse “alterazioni” (con molti toponimi volutamente cassati).
E qui un primo quesito: sono cancellazioni d’autore?
Ma, in questa breve nota, pare soprattutto opportuno sottolineare il ruolo di Pio e di Silvio Eroli, discendenti di una famiglia che aveva antiche origini umbre, arazzieri, ma anche mosaicisti, ma potremmo dire artisti a tutto tondo, che ereditarono dal padre la bottega di via del Babuino (sopra il portone ancor oggi è inciso sul marmo il suo nome, e scolpito lo stemma di famiglia, stranamente a rovescio).
Un luogo, questo, che acquistò ben presto fama internazionale e fu frequentato da illustri personaggi dell’aristocrazia e dell’alto clero, del mondo politico e culturale, e poi poté contare sull’apprezzamento dei Savoia, in particolare della regina Margherita, che procurò agli Eroli importanti commissioni.
L’incarico più prestigioso fu, nel 1902, quello del Comune di Roma, per i 25 arazzi per l’addobbo esterno dei palazzi capitolini, ora al Museo di Palazzo Braschi.
I pannelli più grandi, per i balconi centrali, Stet Capitolium fulgens di circa 40 m2, Roma communis patria e Ars omnium nationum, a carattere decorativo, celebravano i trionfi della Roma classica, rinascimentale e barocca; in pannelli minori erano rappresentati gli stemmi dei rioni, le aquile romane, le tabelle con l’iscrizione SPQR.
Il lavoro, di grande impegno, fu interrotto a causa della guerra tra il 1916 e il 1919 e completato nel 1926, dieci anni dopo la morte di Erulo, proprio dai figli Pio e Silvio.
Riguardo alla loro attività così si esprime Elda Danese, storica dell’arte.
“Negli anni Venti, contemporaneamente all’attività delle ultime Case d’Arte futuriste, solo l’arazzeria Eroli di Roma manteneva presente in Italia l’attività produttiva di pannelli tessuti. […].Questa seguiva un orientamento strettamente figurativo e poco incline alle sperimentazioni; nel periodo compreso tra gli anni Trenta e Quaranta si indirizzò soprattutto verso realizzazioni di carattere monumentale e istituzionale.
A Pio e Silvio spettò la laboriosa realizzazione degli arazzi per il Ministero delle Corporazioni: sette pannelli, su cartoni di Ferruccio Ferrazzi (che lavorò a Monterosso, da noi, per il Conte Ottolenghi), eseguiti per il palazzo progettato dagli architetti Piacentini e Vaccaro intorno alla prima metà degli anni Trenta. Negli anni successivi il laboratorio Eroli produsse altri lavori per ambienti pubblici e istituzionali, come l’arazzo per la nuova stazione ferroviaria di Firenze o quello per la stazione di Ostia, su soggetto di Ojetti: una produzione che indica una certa attenzione delle istituzioni pubbliche per quest’arte.
In quegli anni del resto, era diffuso in Italia come all’estero un interesse per le arti monumentali e per il muralismo, espressione, secondo vari accenti, di una tensione verso la rivalutazione del ruolo sociale dell’artista: aspirazione, peraltro, che in molte sue manifestazioni si prestava ad intonazioni di carattere ufficiale e di propaganda”. Ma come interpretare i lavori acquesi? La prima risposta: quella di eleggerli a bozzetti, ipotesi di lavoro, per arazzi chissà se realizzati o meno. (G.Sa) |