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Tavola rotonda su: religione e politica, confine da ripensare? |
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Acqui Terme. Sabato 6 marzo, alle ore 17, presso la Sala Baccara del Grand Hotel Nuove Terme avrà luogo la tavola rotonda sul tema: “Religione e politica: un confine da ripensare?”. L’iniziativa, organizzata nell’ambito degli appuntamenti promossi dal Premio Acqui Storia e dalla Scuola di Alta Formazione di Acqui Terme, si avvale della collaborazione del CESPEC di Cuneo (Centro Studi sul Pensiero Contemporaneo). Tale iniziativa si è resa possibile anche tramite il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte e della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino nell’ambito del “Progetto Alfieri - Scienze Umane e Sociali verso il futuro”. La tavola rotonda prende avvio dalla recente uscita dei due volumi di Giancarlo Bosetti Il fallimento dei laici furiosi (Rizzoli 2009), e di Riccardo Chiaberge, Lo scisma. Cattolici senza Papa (Longanesi 2009). Accanto ai due autori, saranno presenti i professori Gerardo Cunico (Università di Genova) e Roberto Gatti (Università di Perugia). Al fine di offrire un miglior inquadramento delle questioni che saranno poste a tema, si propone qui di seguito una sintetica recensione del volume di Bosetti elaborata dal prof. Sergio Carletto, Vice Presidente del CESPEC.
«Il libro di Giancarlo Bosetti offre un profilo ricco ed articolato del dibattito sulla laicità in Italia negli ultimi anni sullo sfondo del più generale dibattito sul post-secolare e sulla rinnovata presenza delle religioni nello spazio pubblico in Europa e negli Stati Uniti. L’originalità della prospettiva del direttore di Reset consiste non tanto nel riconoscimento della pluralità dei significati del termine laicità, una polisemia che genera spesso equivoci e fraintendimenti tra i protagonisti del discorso pubblico massmediale e politico in senso lato, quanto nella seria assunzione delle conseguenze che da essi scaturiscono. Bosetti invita i “guerrieri della laicità” o “laici furiosi”, che dir si voglia, ad una seria riflessione post-ideologica sul futuro della religione agli albori del XXI secolo. Il post-secolarismo implica, al di là di divergenti opzioni teoretiche o ideologiche, in primo luogo il riconoscimento del fatto che la scomparsa delle religioni dalla storia dell’umanità, e dalla scena pubblica, non solo è ben lungi dal realizzarsi, ma appare un dato dubbio non solo negli USA - la “democrazia di Dio” descritta in un recente volume dello storico Emilio Gentile - ma anche nella vecchia Europa. Nel contesto presente, anche in Italia, occorre riconoscere che le tradizioni religiose svolgono di fatto in innumerevoli ambiti e circostanze un ruolo positivo nell’assicurare in forma indiretta il persistere, e l’implementazione, di quel patrimonio di risorse morali pre-politiche che E. W. Böckenförde ha sostenuto essere, in un suo ormai celebre saggio del 1967, condizioni di possibilità di sopravvivenza della democrazia liberale. Sia ai “guerrieri laici”, quanto ai difensori più intransigenti di un antiquato paradigma del rapporto tra fede e ragione in ambito cattolico, sfuggirebbe il dato di fatto costituito dal pluralismo di visioni comprensive del mondo e di culture presente ormai all’interno delle nostre società occidentali, che imporrebbe, come ha ben evidenziato J. Habermas nella sua ultima filosofia, una ridefinizione della laicità in senso positivo con l’apertura della sfera pubblica informale e predeliberativa alle ragioni dei cittadini religiosi. Tale apertura non ha, per il suo intrinseco carattere pluralistico, e per il fatto di avvenire in un contesto liberal-democratico, nulla a che spartire con una indebita riproposizione di una “potestas indirecta in temporalibus” da parte di una chiesa particolare, pur maggioritaria, come è in Italia il cattolicesimo. La chiesa cattolica commette, a sua volta, un errore fatale allorché, invece di intercettare un nuovo sentimento religioso diffuso con la forza dell’annuncio e della testimonianza evangelica, si propone come interprete esclusiva di una “religione civile” nazionale. Il richiamo al modello americano, da parte di Bosetti, è qui interessante perché evidenzia, come proprio nella patria nordamericana della “religione civile”, nella nazione “sotto Dio”, continui nonostante tutto a resistere il muro di separazione non ostile tra istituzioni pubbliche e confessioni religiose (“no establishment”), sancito dal I emendamento del Bill of Rights. Il rischio di ripiegamento su se stesso del cattolicesimo di oggi, sempre più evidente in alcuni gesti del pontificato ratzingeriano, non dovrebbe tuttavia polarizzare l’attenzione dei laici radicali, fautori del “secolarismo” sino a trascurare le essenziali trasformazioni in atto nelle società occidentali. Bosetti ritiene, talora a ragione pur con tutti i distinguo del caso, che le polemiche italiane di anni recenti ripropongano inutilmente contrapposizioni di impianto tardo ottocententesco tra cattolici e laici, che ci riportano a Porta Pia e non aiutano ad affrontare le sfide del presente. Lo testimoniano alcuni diffusi pamphlet di impianto neo-illuministico, come quelli di Carlo Augusto Viano, Piergiorgio Odifreddi ed altri autori tra i quali non ascriverei affatto gli stimolanti contributi di Gian Enrico Rusconi e che trovano oggi paralleli nella produzione degli ateologi anglosassoni e francesi quali Dawkins, Hitghens, Onfray. Il modello di laicità che può essere lecitamente da tutti condiviso in una concezione liberale della sfera pubblica si fonda, lo diciamo con termini nostri, sul principio del rispetto dell’eguale libertà di partecipazione al dibattito pre-deliberativo da parte di tutti i cittadini, portatori o meno di “visioni comprensive di senso” di matrice religiosa o secolare, e non coincide pertanto con una forma di “secolarismo” che reputa il religioso un mero retaggio del passato da cui prendere congedo in forma militante e che stabilisce un’equazione fatale tra religioni e fondamentalismo. Tale rispetto, che impone alle istituzioni pubbliche una neutralità non indifferente, dovrebbe informare anche gli atteggiamenti reciproci dei cittadini laici e credenti e delle confessioni religiose, chiamate habermasianamente ad un apprendimento reciproco. In termini chiari, e qui i “laici furiosi” hanno le loro buone ragioni, nel contesto italiano appare imprescindibile un accrescimento delle competenze scientifiche diffuse tra i cittadini ed una apertura alle ragioni della ricerca scientifica, che non pretenda di sostituire alla verità indiscussa degli asserti del magistero cattolico un nuovo speculare dogmatismo». Sergio Carletto Giancarlo Bosetti, Il fallimento dei laici furiosi. Come stanno perdendo la scommessa contro Dio, Rizzoli, Milano 2009. |
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