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Tavola rotonda su “Religione e politica”

 

Acqui Terme. Questa settimana l’Alta Corte per i Diritti Umani di Strasburgo ha accolto il ricorso presentato dall’Italia contro la sentenza che vieta l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Come tutti ricorderemo, questa sentenza (emanata lo scorso 3 novembre), aveva suscitato profonde discussioni in seno alle opinioni pubbliche di tutti gli Stati europei e in particolare nel nostro paese. In primo luogo, detto dalla prospettiva del mero osservatore, deve essere riconosciuto che l’accoglimento del ricorso giustifica una perplessità variamente diffusa e in più forme manifestata. Quanto appena accaduto induce con rinnovato vigore a pensare che il confine tra religione e politica sia ben lungi dall’essere chiarito e stabilito una volta per tutte. Tale confine sembra anzi ad ogni passo rimesso in discussione, vuoi sul piano giuridico, dal quale emerge un incessante spostamento del punto di legittimità di alcune pratiche di amplissima diffusione, vuoi a partire dall’incalzare di scoperte e risultati scientifici, che costringono a prendere di volta in volta posizione circa le conseguenze delle loro applicazioni. Questo insieme di problemi - e certo anche una riflessione sul significato di quel ricorso e del suo accoglimento - saranno al centro della tavola rotonda che la Città di Acqui Terme ospiterà il prossimo sabato 6 marzo, alle ore 17, presso la Sala Baccara del Grand Hotel Nuove Terme.
Prendendo le mosse dal titolo dell’evento “Religione e politica: un confine da ripensare?”, si confronteranno giornalisti e filosofi e di chiaro profilo e più volte presenti nel dibattito pubblico, quali Giancarlo Bosetti (Direttore di Reset), Riccardo Chiaberge (Il sole 24 ore), Gerardo Cunico (Professore di Filosofia del Dialogo interreligioso presso l’Università di Genova) e Roberto Gatti (Professore di Filosofia politica presso l’Università di Perugia). L’incontro, introdotto e moderato da Alberto Pirni, prenderà spunto dai recenti volumi di Bosetti, Il fallimento dei laici furiosi (Rizzoli 2009), e di Chiaberge, Lo scisma. Cattolici senza Papa (Longanesi 2009).
L’iniziativa è organizzata nell’ambito delle iniziative promosse dal Premio Acqui Storia e dalla Scuola di Alta Formazione di Acqui Terme e si avvale della collaborazione del CESPEC (Centro Studi sul Pensiero Contemporaneo) di Cuneo. Tale iniziativa si è resa possibile anche tramite il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte e della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino nell’ambito del “Progetto Alfieri – Scienze Umane e Sociali verso il futuro”.
Per introdurre alcuni dei temi che saranno al centro del dibattito del prossimo sabato, si propone qui di seguito una sintetica recensione del volume di Chiaberge, curata da Davide Sisto, componente del Direttivo del CESPEC. (a.p.)
R. Chiaberge, Lo scisma. Cattolici senza Papa, Milano, Longanesi 2009 (recensione a cura di Davide Sisto). Né un libro devoto, né un pamphlet anticlericale: Lo scisma: cattolici senza papa (con la “p” minuscola?) è, nelle intenzioni dell’autore, l’espressione di una profonda vicinanza spirituale da parte di “un laico battezzato e cresimato” alla multiformità e all’iridescenza creativa della religione cristiana. Proprio per tale ragione Chiaberge, direttore del supplemento domenicale del Sole 24 Ore e autore del fortunato La variabile Dio (2008), intende portare l’attenzione del lettore su un universo cattolico – per così dire – sommerso, poiché obnubilato dalle mire teocratiche delle gerarchie ecclesiastiche. Il connubio Chiesa-politica che si palesa nelle vicende quotidiane del Belpaese, come dimostrano per esempio i casi di Eluana Englaro e di Dino Boffo, riproblematizzati trasversalmente nelle pagine del libro, spingono l’autore a dar voce a quei rappresentanti “disobbedienti” del cattolicesimo, i quali si muovono in punta di piedi – pericolosamente? – sui confini tracciati dalla Chiesa di Roma. Eremiti cistercensi, suore missionarie residenti in terra “padana”, preti di periferia, teologi eterodossi, ma anche storici, filosofi e intellettuali tout court, esprimono, spesso con mal celata amarezza, il loro cattolicesimo “adulto”, rispondendo alle domande provocatorie e disincantate di Chiaberge. Né un Piergiorgio Odifreddi che nasconde dietro la propria impertinenza ostentata un dogmatismo scientifico, incapace di capire il senso ultimo del cristianesimo, né un Marcello Pera che vorrebbe rendere il credo cristiano quasi un obbligo legislativo: l’identikit, che ricaviamo dalla somma dei molteplici tratti religiosi e umani dei vari personaggi intervistati, è quello di un credente che si ispira sinceramente al significato morale e sacro di Gesù Cristo, cercando di adattare le rigorose e spesso ingiustificate linee di condotta del Vaticano a quelle vicende della vita quotidiana, le quali richiedono scelte dettate dal buon senso, quindi anti-dogmatiche. Lo scisma, cui fa riferimento il titolo del libro, è dunque quello che divide una gerarchia ecclesiastica, intenta a perseguire i propri obiettivi di natura teocratica senza tener conto della complessità e delle tante contraddizioni che caratterizzano l’universo cristiano, da coloro i quali testimoniamo la loro fede, restituendo quotidianamente un posto a Dio nel mondo, attraverso un atteggiamento indulgente o comprensivo nei confronti di situazioni sociali che richiedono umanità e pietà, non certo chiusura ortodossa. Wir sind Kirche, come sottolinea Martha Heizer. Proprio a partire da tale assunto è possibile l’avvio di un processo di innovazione cristiana che, mediando la tradizione biblica con i mutamenti temporali del XXI secolo, sia in grado di offrire un significativo antidoto alla generale disaffezione crescente verso gli “alti poteri” della Chiesa.

 

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