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“Vuoti a rendere” per Sipario d’inverno

 

Acqui Terme. Il «Sipario d’inverno» della Stagione teatrale acquese 2009/2010 prosegue giovedì 11 marzo, al Tetaro Ariston di Acqui Terme con lo spettacolo Vuoti a rendere, regia di Sergio Danzi, con Sergio Danzi e Ileana Spalla, testo di Maurizio Costanzo. Un’opera che fa riflettere sulle condizioni di vita degli anziani, che spesso vengono messi da parte dalla società, o peggio, dai loro figli.
Un problema sempre attuale e reale che vede la tragedia di molti pensionati, che dopo aver trascorso una vita di sacrifici sono costretti ad uscire dalle loro case.
La trama della commedia indica due coniugi in pensione, Federico e Isabella, costretti a traslocare per lasciare al figlio la casa che li ha visti protagonisti per più di vent’anni. Come «vuoti a rendere» vengono spediti in campagna. Il trasloco è la metafora del cambiamento di rotta, l’occasione per il bilancio di una vita passata tra sogni irrealizzati e tante difficoltà.
I due coniugi ripercorrono la loro travagliata vita di coppia rinfacciandosi errori e mancanze. Tra un litigio e l’altro si alternano gioie e tenerezze, i ricordi del loro passato. Una coppia in cui, nelle diverse fasi, tutti si riconoscono. Gli attori si sono divertiti a interpretare i protagonisti in tutte le loro età giocando con cambi di scena e costumi dinamici e colorati che tendono a vivacizzare l’intero spettacolo.
Sergio Danzi e Ileana Spalla sono stati allievi e attori della scuola e compagnia “ATA”, Azienda Teatrale Alessandrina, fino a quando tale Ente è stato in attività. Nel frattempo e fino al 1999 hanno collaborato con il Laboratorio di Novi Ligure.
Con questo gruppo partecipano a una tournèe in Belgio con lo spettacolo “I Ribelli della Montagna”, sulla Resistenza. Vengono accolti alla Scuola del Consolato Italiano e al Parlamento Europeo di Bruxelles.
Nel 2000 il duo partecipa ad alcuni Festival Nazionali con “Vuoti a rendere”. Per il Cinema: Ileana Spalla ha partecipato con il ruolo di Dora al film “Così ridevano” di Gianni Amelio, vincitore del Leone d’oro a Venezia. Nel 2001 Danzi e Spalla, insieme, hanno partecipato al film “Finché c’è alcool” del regista Dimitri Makris, presentato al Festival di Salonicco.
I testi della commedia sono di Maurizio Costanzo, autore poliedrico, che ha scritto per il teatro tantissime opere di successo. (C.R.)

Invito a teatro

Acqui Terme. 25 anni.
Ha quasi 25 anni la commedia Vuoti a rendere (in cartellone al Teatro Ariston, giovedì 11 marzo, interpreti Ileana Spalla e Sergio Danzi), che la critica, in modo unanime, ha salutato come la migliore fra quelle che Maurizio Costanzo ha prodotto per il palcoscenico.
Un testo ambiguo.
Dalla doppia pelle.
Da un lato di forma “leggera”, dal contenuto non epico, ma quotidiano, usuale; in realtà prova inequivocabilmente graffiante, capace, fra divertimento ed esercizio delle facoltà riflessive, di fare l’autopsia a un cadavere eccellente: la giovinezza.
La commedia ha per protagonisti gli anziani Isabella e Federico, due coniugi legati da quarant’anni di vita in comune, che decidono, non a cuor leggero, di trasferirsi nella casa di campagna, e lasciare così l’appartamento di città al figlio Marcello, che non comparirà mai. Solo alla fine ci sarà una sua telefonata. Risolutiva. Cogente.
I motivi di interesse sono molteplici.
E’ questa, in fondo, una piece metateatrale. Che coinvolge “l’attor anziano”, figura che il teatro nazionale non tutela certo come il palcoscenico inglese.
E allora Vuoti a rendere (bella metafora: uomini come bottiglie di vetro, del latte, dell’acqua, fate voi…) determina altri cortocircuiti, perché si lega alle performance storiche di Valeria Valeri e di Paolo Ferrari, attori della prima messa in scena, e di una fortunata ripresa vent’anni più tardi.
Maurizio Costanzo coglie in anticipo - e qui sta l’indubbia sua sensibilità - le situazioni proprie del terzo millennio: che fare di una umanità sempre più vecchia, che non si rassegna a morire; che “traguarda” gli oltre 100 anni?
Ecco un’opera che fa riflettere sulle condizioni di vita degli anziani, che spesso vengono messi da parte dalla società, o peggio, dai loro figli; un problema sempre attuale e reale. La tragedia di molti pensionati, che dopo aver trascorso una vita di sacrifici, sono costretti ad uscire dalle loro case.
Il copione si immerge in questa realtà, e la racconta con malinconia e divertimento.
Si parte, dunque. Non è Ulisse che lascia Itaca, come Dante immagina, diretto oltre le Colonne d’Ercole.
Ma si parte. “Partire è un po’ morire”.
Come ci si confronta con questa novità?
Alla fine le soluzioni non sono che due: o “l’integrazione” che significa adattamento, o la protesta; o c’è la ribellione dell’apocalittico, o il docile piegarsi ad una nuova sfida.
E’ a trasloco quasi terminato che esplode la protesta, controllata come la sua esistenza, di Federico.
Cosa teme? Semplice: che l’abbandono dell’appartamento in città porti solitudine e morte.
Su un lato complementare sta l’ottimismo di Isabella, pronta, come più spesso forse accade alle donne, a cambiare vita, convinta che la disponibilità verso il nuovo, anche se non proprio del tutto allettante, sia dato positivo, un indice di giovinezza mentale.
Cambio, dunque sono.
L’opposizione del marito fa sì che una giornata già particolare si trasformi in giornata eccezionale. Infatti, sull’onda della timida ribellione, finalmente i due protagonisti, non più bloccati, si parlano. Salgono alla superficie piccole e grandi sofferenze, emergono rancori mai sopiti, desideri d’avventura, ambizioni frustrate, sogni infranti.
Si fanno i conti. quelli di una vita.
Dopo Paul Simon (ben proposto da “La soffitta”: i commenti per l’allestimento di Hotel Plaza che abbiamo raccolto sono stati tutti di segno positivo) ancora una volta è la coppia a essere messa sotto la lente del teatro. (G.Sa)

 

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