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L'associazione cileni di Rivalta Bormida si mobilita per il Cile |
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Rivalta Bormida. Come annunciato già nelle ore immediatamente successive al terribile terremoto del 27 febbraio, l’Associazione Comitato Lavoratori Cileni Esiliati di Rivalta Bormida è pronta a mobilitarsi a favore del Cile e del popolo cileno, duramente provato dal sisma, che ha colpito le aree più povere del Paese. «Desideriamo fare la nostra parte - spiega Urbano Taquias - dopo i tragici avvenimenti del terremoto e dello tsunami, che hanno coinvolto sei regioni e causato centinaia di morti e la distruzione totale delle infrastrutture, radendo al suolo tutte le vie di comunicazione (ferrovie, ponti, strade, autostrade, aeroporti e tutti i porti principali di queste zone). Il disastro ha coinvolto milioni di persone lasciando letteralmente due milioni di abitanti senza tetto, senza luce, acqua, gas; le comunicazioni telefoniche e via internet non funzionano. Ora la popolazione colpita da questo disastro ha bisogno di tutto e di tutta la solidarietà possibile dei popoli e delle società che possono e devono attivarsi per soccorrere questa gente in difficoltà». Urbano fa notare che «Come in tutte le tragedie di questa immane portata, a pagare il prezzo più alto sono stati i più deboli, i più poveri, quelli che già vivevano in uno stato di esclusione e di abbandono dal modello neoliberista portato alle estreme conseguenze. Basti pensare che in Cile l’85% del Pil è in mano a pochi e il rimanente 15% alla maggioranza del popolo cileno. Con questo terremoto si è evidenziato ancora di più cosa è stato il modello neoliberista nato dalla dittatura Pinochet e portatao avanti senza nessuna modifica dai governi civili della concertazione. In vent’anni il fossato tra ricchi e poveri ha fatto sì che oggi i poveri siano ancora più poveri, mentre la minoranza capitalista è ancora più ricca di prima». Su questo scenario di precarietà ora si innesta l’emergenza legata al terremoto: «In questa tragedia la nostra Associazione porterà avanti una campagna di solidarietà per la quale noi facciamo appello a tutta la popolazione italiana, invitandola a darci una mano come ha sempre fatto con i popoli duramente colpiti da imprevedibili eventi naturali, aiutando anzitutto chi ha pagato il prezzo più alto, vale a dire i lavoratori, il popolo, i poveri, quelli che già avevano perso le possibilità di una vita migliore e dignitosa. Tocca a noi dell’occidente andare in soccorso a queste popolazioni e fare il possibile perché venga loro garantito almeno il minimo necessario per poter sopravvivere». Quindi un’ulteriore precisazione: «Vogliamo far presente che fino ad oggi si è parlato della popolazione cilena di origine europea e della tragedia che sta vivendo: noi vogliamo far notare che nelle zone colpite dal terremoto e dallo tsunami c’è anche il territorio dei Mapuche, la popolazione autoctona, prima abitante della zona. Sappiamo che anche loro sono stati colpiti duramente e che hanno bisogno di solidarietà e sostegno. I Mapuche però non vengono mai nominati né presi in considerazione come vittime perché questo popolo ha un contenzioso storico con lo stato cileno, il quale non solo ha occupato e si è appropriato delle loro terre, ma non riconosce loro alcun diritto come popolo. A tutte le richieste di questo popolo, tenuto in condizione di miseria e sottosviluppo, per vedersi restituite le terre sottratte, lo Stato Cileno ha risposto sempre e solo con la repressione. Forse è per questo che non si parla dei Mapuche, colpiti dal terremoto che ha distrutto le loro case e le poche infrastrutture su cui si reggeva la loro economia di base». Il popolo Mapuche conta 2 milioni di persone. Un po’ troppe per poterle “dimenticare” in un momento grave come questo. «Invitiamo tutti ad aiutarci nella nostra raccolta fondi. Grazie a “L’Ancora”, alla televisione locale Senal 3, a fotografie e articoli, terremo tutti aggiornati sulla regolare consegna degli aiuti che raccoglieremo e che intendiamo inviare direttamente ai più poveri e ai più bisognosi». Chi intende partecipare alla raccolta fondi può farlo prendendo contatto con l’Associazione Comitato Lavoratori Cileni Esiliati al 320 6784840, al 335 6990774, oppure allo 0144 372860, oppure versando direttamente sul conto corrente del Comitato, codice Iban IT 20 U 06075 48550 000000015604. (M.Pr) |
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