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Ferrania Solis è una "potenzialità" ma è da sostenere politicamente |
| Cairo M.tte. L’attività produttiva della Ferrania Solis è dunque destinata a diventare un centro di eccellenza nel campo delle energie rinnovabili, potendo contare sulle competenze, il know how ed i laboratori di ricerca presenti nel polo tecnologico dello stabilimento. Dal 4 al 6 marzo scorsi, ha partecipato ad “Energethica”, il Salone dell’energia rinnovabile, un evento decisamente importante che si svolge ogni anno alla Fiera di Genova. Si tratta di una svolta determinante nell’ambito di quella storia infinita che è il recupero produttivo uno stabilimento che un tempo rappresentava uno delle più importanti realtà produttive della provincia di Savona, dando lavoro a migliaia di persone. Ma a questa conquista decisamente positiva sotto tutti i punti di vista si contrappone purtroppo tutto quello che ancora ci sarebbe da fare in base al piano industriale previsto dal gruppo Messina. E la centrale a biomasse? Lasciamo per un momento da parte tutto questo per concentrarci sulla logistica. Ci sono infatti a disposizione quasi 50 ettari di aree attrezzate in cerca di imprenditori disposti a insediarsi. Sono passati quasi tre anni da quando, era 24 luglio 2007, si era svolta, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, una riunione di verifica sulle proposte di nuovi investimenti produttivi in attuazione dell’Accordo di Programma per il rilancio e lo sviluppo della Valle Bormida del 18 marzo 2006. Alla riunione, presieduta dall’On. Borghini, avevano partecipato per il MiSE il Dr. Bilotti coordinatore della segreteria tecnica preposta all’attuazione dell’AdP, l’Ass. Guccinelli per la Regione Liguria, il Dr. Della Casa in rappresentanza della Presidenza della Regione Liguria, l’Ass. Peluffo per la provincia di Savona, per il Comune di Cairo Montenotte il Sindaco Briano, i rappresentanti di Ferrania Technologies, i rappresentanti delle OO.SS. nazionali, territoriali di categoria e le RSU. In quella occasione l’Amministratore Delegato di Ferrania Technologies aveva esposto sinteticamente i programmi di investimento dell’azienda per la produzione nel comparto “fotovoltaico” ma aveva anche evidenziato l’esigenza di procedere al superamento dei nodi infrastrutturali per il finanziamento dei quali era prevista la rimodulazione del Patto Territoriale di Savona, anche al fine di confermare l’opportunità di realizzare la programmata “base logistica” da collegare allo sviluppo delle attività portuali di Savona - Vado. A questo proposito segnaliamo un’interessante intervento di “Savonaeconomica.it”, pubblicato il 6 marzo scorso, che prende in considerazione non solo le possibilità logistiche del sito di Ferrania ma anche quelle della aree della ex Acna di Cengio: «Per entrambi questi siti, in mancanza di proposte industriali di un certo rilievo, è stato ipotizzato un ruolo logistico nell’ambito dei numerosi progetti retroportuali che interessano le province di Cuneo, Savona e Alessandria. C’è però un problema di fondo, che evidentemente è sottostimato: non è che la merce va dove il territorio desidera che vada, ma è la merce che sceglie dove andare e dove fermarsi, seguendo la strada più comoda, scegliendo i centro logistici più efficienti e con costi competitivi. Compito del territorio è quindi quello di attrezzare per questi servizi delle aree in grado di attrarre i traffici, situate lungo l’itinerario diretto tra le banchine portuali e il mercato di destinazione (ma anche viceversa)». Dove andranno dunque le merci, dove troveranno spazi adeguati e accoglienza? La pubblicazione on line della Camera di Commercio lascia intendere che già qualcosa si poteva fare ma non è stato fatto: «La vicinanza della Valle Bormida al porto di Savona sconsiglia fortemente una rottura di carico alle spalle delle banchine: non ha senso, ad esempio, fare un treno contenitori a Vado Ligure e svuotarlo a Cengio o Ferrania per trasferire la merce sui tir. Salvo che il contenitore debba essere svuotato e la merce sottoposta a lavorazioni prima della consegna finale (o, se diretta verso il porto, prima dell’imbarco). Attività che sarebbero una manna dal cielo per l’economia locale, ma che esistono solo in misura molto limitata. Ecco perché quando in passato ci sono state occasioni del genere, sarebbe stato “obbligatorio” un atteggiamento propositivo, da parte del territorio. Invece ci sono stati degli ondeggiamenti». Secondo Savona Economica per fare logistica ci si deve comunque indirizzare verso i due grandi contenitori ex industriali di Ferrania e di Cangio, che però non avrebbero le caratteristiche dell’“offerta speciale”, essendo afflitte da controindicazioni che ne limitano l’attrattività: «La saggezza popolare dice che la migliore ricetta per cucinare la lepre inizia sempre con un preambolo: prima di tutto bisogna vedere se si riesce a prendere la lepre. E, applicata alla logistica, la ricetta prevede, come primo provvedimento, la “cattura” della merce. Ugualmente difficile. Per far quadrare il cerchio dovrebbe intervenire la politica, cambiando i termini della questione. Ferrania e Cengio, rispolverando un’iniziativa che era stata messa in cantiere dall’Amministrazione provinciale, dovrebbero acquisire uno “status” speciale, diventare zona franca, potente fattore di attrazione per le merci. Ma Savona ha una massa critica sufficiente a sostenere questa iniziativa (o altre da individuare)?». (PDP) |
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