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Cassine, zona RME situazione "seria" |
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Cassine. La situazione dell’area RME (Rischio geologico Molto Elevato) individuata nel Borgo Superiore di Cassine è seria. Non compromessa, ma seria. È il quadro che emerge dalla relazione tecnica esposta di fronte al Consiglio comunale cassinese dal tecnico Luigi Foglino, da oltre 30 anni collaboratore del Comune, cui è affidato il progetto RME. Per quanto complessivamente (e comprensibilmente) improntata alla prudenza e al desiderio di evitare di alimentare allarmismi che in questa fase potrebbero essere controproducenti, la relazione di Foglino ha messo in rilievo numerose criticità di una situazione che, nel suo complesso, è sicuramente “seria”. Nel tentativo di fornire ai nostri lettori una informazione il più possibile oggettiva, riportiamo di seguito la relazione di Foglino con annesse alcune domande rivoltegli dai consiglieri, evitando per quanto possibile ogni commento. «L’area RME di Cassine è fra le più ampie del Piemonte, con i suoi 16 ettari di ampiezza, e interessa, cosa forse ancora più importante, 190 fabbricati tra rustici e abitativi, siano essi abitati o vuoti. Nel 2001 viene stilato un progetto preliminare per complessivi 8 miliardi di lire per la messa in sicurezza dell’area. La Regione quasi subito temporeggia perché la cifra sul tappeto è importante. Dopo due anni di attesa, si procede a una modifica del progetto che si articolerà in due lotti: siamo nel 2003. A gennaio 2003 però ci sono già i primi problemi: è necessario intervenire d’urgenza in un paio di aree, in particolare nella zona di terrazzo S.Agnese, per impedire lo scivolamento a valle: era una zona molto pericolosa, con movimenti in atto anche di proporzioni importanti. In quella occasione il Comune si è esposto con proprie risorse pur non avendo garanzia di finanziamenti. La parte di lavori già effettuata viene inserita all’interno del programma preliminare per il primo lotto dell’opera (2003), che prevede un costo di 2.065.000 euro. Al primo lotto si effettua uno stralcio, con indagini e prospezioni; viene effettuato un monitoraggio e viene avviata la fase definitiva di progettazione. Subito però, ecco arrivare altri problemi: L’area RME perde pezzi da tutte le parti e tra piccole frane non si riesce a portare a termine un progetto completo per i vari lotti perché con una certa frequenza occorre effettuare interventi urgenti per ovviare alla contingenza. Ci si limita a selezionare gli interventi prioritari, contattando la Regione per stralciare parte delle somme relative alla progettazione per far fronte alle esigenze, ma la Regione non approva, per cui tutti i progetti di intervento vengono sospesi ad esclusione di uno, in un’area a maggior rischio, che viene realizzato, perché assolutamente improcrastinabile». Si va avanti e i problemi continuano: «Nel 2007 ecco il primo progetto complessivo di primo lotto, che però viene rallentato dagli ennesimi problemi: emergono situazioni in cui il denaro da spendere per difendere i fabbricati sarebbe superiore al valore degli immobili; si decide pertanto di percorrere la strada dell’accordo bonario per l’esproprio, per favorire poi una sistemazione a costi inferiori, ma l’operazione non è facile e va per le lunghe, protraendosi per alcuni mesi. Si arriva così al 2008 quando eventi meteorologici importanti e violenti portano ad altri scollamenti: una frana in via San Lorenzo incalza da vicino e da due lati un fabbricato, che viene salvato solo grazie ad interventi urgenti; qualcosa di simile deve essere fatto anche in via Terrazzini. La macchina progettuale ancora una volta si ferma e si procede d’urgenza Il risultato è che il progetto esecutivo 2007 deve essere stravolto per fra fronte ai cambiamenti sopraggiunti nel frattempo». E i problemi proseguono, tutto sommato identici, o comunque fortemente similari, anche oggi: «Ci sono criticità nella gestione delle acque, il progetto dovrà essere di nuovo rimaneggiato in modo deciso, perché la ricorrenza degli eventi franosi modifica di continuo il quadro d’insieme. Nel complesso si evidenzia una situazione difficile, delicata e complessa. Non siamo di fronte a una frana con un solo fronte, ma ad un terrazzo morfologico che presenta fra l’altro problematiche d’accesso enormi: il consolidamento è molto difficile, anche per colpa di caratteristiche geologiche locali. Per esempio alla base del terrazzamento ci sono sabbie addensate che provocano in caso di piogge la formazione di falde pensili e mettono a rischio la stabilità del terrazzo, specie in alcune aree. In passato, il Comune è intervenuto in maniera più che corretta per compiere lavori di somma urgenza che hanno permesso di salvare edifici e case che sicuramente sarebbero crollati in caso si fosse attesa la possibilità di intervenire in modo organico. La Regione però lavora con regole finanziare e per avere i finanziamenti occorre compiere un certo percorso: spezzettare gli interventi viene visto come uno stratagemma per realizzare tante piccole gare d’appalto, anche se nella realtà il Comune ha quasi sempre anticipato i soldi necessari per gli interventi. Purtroppo, normalmente le zone RME indicano superfici più omogenee e la Regione, probabilmente, non riesce a capacitarsi della particolarità di questa situazione». Numerosi gli interrogativi sollevati dalle minoranze. I più pertinenti, e forse i più interessanti per il lettore, sono quelli posti da Gotta, che chiede quali siano le condizioni di sicurezza e incalza: «Gli abitanti degli edifici interessati, sono in sicurezza? Possono ancora aspettare il completamento del piano RME?». Lanza scende nei particolari: «Le difficoltà di gestione del problema sono evidenti, ma nei prossimi 6 mesi gli abitanti delle case interessate possono stare tranquilli? Abbiamo a disposizione uno strumento di vigilanza che consenta eventualmente di far fronte a un problema improvviso o predisporre un intervetno d’urgenza?». Foglino cerca di ribattere: «Parliamo di una zona RME, che non ha avuto interventi esaustivi: il rischio ovviamente sussiste, ma è difficile da calcolare: può franare tra relativamente poco tempo o restare così per altri 500 anni». Considerazioni poco rassicuranti, specie visto che Foglino aggiunge: «Dovesse piovere per 15 giorni consecutivi credo che dovremmo preoccuparci. La gente che abita nella zona RME è al corrente della pericolosità e dovrebbe mettere in atto provvedimenti e comportamenti idonei a regolamentare le acque e far sì che i versanti non arretrino molto. Certo, allo stato attuale, il pericolo esiste». Lanza chiede se esista un sistema di monitoraggio «Un sistema c’è: ci sono due impianti di monitoraggio, ma il monitoraggio non può sostituire l’intervento. Al momento possiamo conoscere le aree di maggior rischio, ma non è detto che gli eventi franosi avvengano proprio lì». Gotta incalza e chiede se si possano anticipare i tempi di intervento. Foglino risponde negativamente: «Esistono dei precedenti che ci dicono che non possiamo anticipare certi interventi». Gotta sostiene che «si sono sempre fatti stralci per anticipare i lavori da fare a seguito di frane: perché ora non si può?». Foglino ribatte: «La strada è semplice: il Comune deve fare delibera, fare un progetto e iniziare i lavori, ma chi paga?» Baldi non ci sta a uniformarsi al tono di allarmismo e chiede a Foglino «in un anno, di quanto è aumentato il rischio?»; la risposta è «non di molto», ma Gotta fa notare che «ci sono invece, a mio avviso, movimenti abbastanza evidenti nella parte sopra il Comune». Lanza chiede allora se esistano «strumenti per una evacuazione immediata in caso di bisogno e un piano di protezione civile ad hoc. Se non esistono, bisogna crearli, perché l’eventualità che piova per 15 giorni non è peregrina e non bisogna farsi trovare impreparati». Foglino cerca di rassicurare: «Da diversi anni si sa dell’esistenza di questo problema, e l’attenzione è alta. Io stesso quando piove vado in ricognizione ai punti più sensibili». Baldi fa notare che «da parte dell’amministrazione c’è tutta la disponibilità a fare presto: possiamo anche decidere di bloccare tutti gli altri lavori e mettere tutte le risorse a disposizione della RME: temo però che questo non basti a superare la condizione di pericolo». Chiude il discorso una considerazione lapidaria di Foglino, che in realtà non è di quelle che aprono il sorriso: «Aggiungo che non è detto che i due lotti previsti dal piano di intervento complessivo bastino per azzerare i problemi: gli amministratori dovranno fare i conti con questo problema per varie generazioni». Il geometra conclude la sua audizione e si congeda. La sensazione è che della questione della zona RME si parlerà molto, molto a lungo. (M.Pr) |
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