L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA]

"Se non provvederà l'Italiana Coke ai monitoraggi ci penseremo noi!"

Cairo M.tte. In questa interminabile storia che ha per protagonista la Italiana Coke di Bragno le puntate si susseguono, una dopo l’altra, ma alla fine i nodi da sciogliere sono sempre gli stessi e si continua a ricercare quel sottile equilibrio tra l’ambiente e l’attività produttiva dello stabilimento. Ultimo atto in ordine di tempo è la conferenza stampa del sindaco di Cairo Fulvio Briano che si è impegnato sostanzialmente a richiedere una maggiore attività di monitoraggio ambientale in modo da bilanciare le esigenze dei cittadini con quelle dell’azienda: «Abbiamo deciso di iniziare un rapporto di collaborazione con l’IST di Genova che ci supporterà dal punto di vista della consulenza e da quello operativo, aiutandoci a proporre una leggera modifica ai piani di monitoraggio, ampliando i limiti temporali dei monitoraggi stessi come campionamenti passivi all’esterno della fabbrica per una durata apprezzabile, comunque almeno di un anno. Inoltre vorremmo proporlo in modo ufficiale alla Provincia e all’azienda, in modo da concettualizzare questo intervento, perché non lo vogliamo fare da soli. Qualora non vi fossero le possibilità per motivazioni di carattere tecnico, motivazioni che al momento non conosco, perché non ne ho ancora parlato con loro, allora sarà la mia amministrazione comunale a ad investire di suo in questo tipo di monitoraggi. Perché ci siamo resi conto che è un’attività che non è mai stata fatta sul comune di Cairo Montenotte e mi sembra che i cittadini la chiedano a gran voce».
Nell’editoriale apparso il 17 luglio scorso su savonaeconomica.it la Camera di Commercio si premura si sottolineare il ruolo strategico che assume questa fabbrica nella provincia di Savona: «La filiera del carbone, uno dei più rilevanti settori industriali della provincia, è ancora una volta sotto attacco, nonostante l’impegno che le aziende rivolgono alla soluzione dei problemi ambientali che rischiano di comprometterne la continuità produttiva. Impegno che vale decine di milioni di investimenti e che scaturisce dall’accordo di programma sottoscritto nel 2006 tra Governo, Regione ed Enti territoriali per risolvere il “caso Ferrania” e ridare slancio allo sviluppo economico della Valle Bormida. Anzi, tenuto conto di modifiche, aggiustamenti e opinioni contrastanti, c’è da sottolineare che solo la parte di accordo riguardante la razionalizzazione del sistema carbone risulta la sola ad essere stata avviata a soluzione».
Nello stesso articolo si segnala come sia in atto una specie di accanimento proveniente da più parti contro lo stabilimento di Bragno che, dopo la aver ottenuto alla fine del 2009 l’Autorizzazione Integrata Ambientale, cercherebbe man mano di adeguarsi alle prescrizioni a cui deve sottostare: «La filiera del carbone è non solo “sorvegliata speciale” da parte degli organismi pubblici che tutelano l’ambiente e verificano la correttezza delle operazioni, ma è oggi sottoposta ad attacchi politici concentrici, che si esprimono attraverso “preoccupazioni” di sindaci, interpellanze e interrogazioni di consiglieri regionali di varia provenienza».
D’altra parte c’è che vorrebbe una soluzione drastica ad un problema che si starebbe protraendo a tutto discapito della salute dei cittadini: «Noi vogliamo che non ci si ammali più di cancro, non solo che sia ridotta la mortalità - affermano i Cobas in un comunicato stampa della settimana scorsa - Noi vogliamo la prevenzione primaria di cui ha parlato di recente il dr. Paolo Franceschi, ovvero eliminare ogni causa di cancro. Punto. Non ci accontentiamo di palliativi».
È tuttavia inverosimile che si prospetti l’ipotesi della chiusura di uno stabilimento che appartiene, nonostante tutto, ad un settore produttivo, forse l’unico, che non sembra avvertire in alcun modo i segnali della crisi in atto.
Lo stesso sindaco di Cairo, pur ribadendo l’ intenzione della giunta a tenere sotto controllo la situazione attraverso il piano di monitoraggio ambientale, non sembra aver ventilato l’ipotesi di una chiusura della fabbrica: «I monitoraggi rappresentano anche un’opportunità per l’azienda, perché da questo potrà nascere anche un confronto su dati concreti, certi, che possono magari portare l’azienda ad intervenire in un modo o in un altro sulla propria impiantistica. In questo modo, secondo me, si potranno chiarire quelle che possono essere le tante critiche che normalmente le vengono rivolte».
D’altronde lo stabilimento di Bragno occupa 250 dipendenti senza contare un indotto medio annuo che da lavoro a circa 150 addetti. Ci sono poi le Funivie e le navi che trasportano carbone. Con una semplice battuta savonaeconomica.it segna il polso della situazione, almeno dal suo punto di vista: «Il sistema carbone è una sorta di “lego” che sta insieme in equilibrio; ci vuole molto impegno per tenerlo in piedi e molto poco per distruggerlo. Andrebbe maneggiato con cura». (PDP)

Per lavori di ristrutturazione Vagoncini fermi alle Funivie

Cairo M.tte. La conferenza stampa del sindaco di Cairo Fulvio Briano ha riportato in prima pagina le problematiche dell’Italiana Coke e, di conseguenza, delle Funivie.
Da sempre queste due attività imprenditoriali sono strettamente interconnesse ed i “vagonetti”, costruiti all’inizio del 900 nell’assoluto rispetto dell’ambiente, si sono trovati ad essere pur essi, per via della merce trasportata, fonti di inquinamento.
Per realizzare questa storica teleferica, scaturita dalla mente degli ingegneri italiani Carissimo e Crotti, il 14 maggio 1910 veniva fondata a Bruxelles con capitali francesi e belgi la Società “Les Transports des Savone” che si prefiggeva lo scopo di sovrintendere alla costruzione e alla gestione di due funicolari tra il Porto di Savona e S. Giuseppe.
La prima costruita nel 1912, la seconda nel 1936; furono poi automatizzate nel 1980. Coprono una distanza di 18 Km con dislivello massimo di 520 metri. Possono trasportare 400 tonnellate all’ora per 24 ore giorno: i circa 1300 vagonetti viaggiano alla velocità di 210 metri all’ora.
E questa grandiosa opera che, cento anni fa, aveva contribuito non poco allo sviluppo economico ed industriale della zone si trova a dover fare i conti con problematiche ambientali che all’epoca non erano tenute in alcun modo in considerazione.
E, mentre si sta discutendo sul delicato equilibrio tra produzione di carbone coke e problematiche ambientali, i vagonetti sono fermi, sempre sospesi tra cielo e terra, ma rigorosamente fermi e il carbone al momento risale da Savona a San Giuseppe sui camion.
Le opere di ristrutturazione delle due linee non sono ancora terminati. Si lavora lungo il tunnel tra il porto di Savona e la stazione di interscambio tra nastro trasportatore e vagoncino, si lavora anche sulle stesse linee. Ci vorranno alcuni mesi per completare gli interventi. Dovrebbe essere reso attivo nel 2011 il nuovo collegamento tra i parchi di San Giuseppe e gli Alti Fondali. Riprenderà così regolarmente il trasporto del carbone per l’Italiana Coke, che è tuttora affidato, per il percorso Vado Ligure Cairo, a mezzi su gomma.
E legato alla linea funiviario c’è il problema della copertura dei parchi carbone di San Giuseppe.
Il progetto è disponibile ma deve essere ancora approvato dalla Conferenza dei Servizi; la gara di pre-qualifica per l’appalto è già stata fatta, ma senza approvazione del progetto non si può andare all’appalto.
E anche qui ci troviamo di fronte a lungaggini che sono in molti a giudicare fuori luogo. Il progetto era stato presentato ufficialmente il 30 gennaio 2008, presso la Banca Carisa di Cairo, dal presidente dell’Autorità portuale di Savona-Vado (nonché della Società Funivie) Rino Canavese, e si inseriva nell’accordo di programma per Ferrania oltre che nelle operazioni di riduzione dell’impatto ambientale a Vado Ligure, in vista della realizzazione della piattaforma container Maersk.

)Scrivi alla redazione

L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA]