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L’ultimo saluto a monsignor Pietro Principe

 

Visone. Autorità civili ed ecclesiastiche, ma soprattutto tanti semplici parrocchiani, profondamente commossi, hanno gremito la chiesa di Visone, sabato 28 agosto, in occasione dei funerali di monsignor Pietro Principe, per decenni in servizio presso la Segreteria di Stato vaticano, deceduto lo scorso mercoledì a Roma, all’età di 78 anni.
A presiedere la funzione, il cardinale Giovanni Lajolo, presidente della pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano, accanto a lui l’arcivescovo Prigione e il vescovo di Acqui Terme monsignor Micchiardi.
Nell’omelia, negli interventi dei presenti, così come nelle parole dei visonesi, sono state evidenziate le grandi virtù morali di monsignor Principe, il suo attaccamento al paese, e soprattutto la sua innata predisposizione ad aiutare il prossimo e a confrontarsi con qualunque interlocutore.

Il ricordo del parroco e del sindaco

Visone, cordoglio per mons. Principe

Visone. Tanta gente, e tanta commozione, a Visone, sabato 28 agosto, per i funerali a monsignor Pietro Principe, per decenni in servizio presso la Segreteria di Stato vaticano, dove aveva salito tutti i gradi fino alla direzione dell’ufficio Cifra, deceduto lo scorso mercoledì a Roma, dove era ricoverato nella clinica Pio XI.
A presiedere la funzione, il cardinale Giovanni Lajolo, presidente della pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano e del Governatorato. Accanto a lui l’arcivescovo Gerolamo Prigione, già nunzio in Messico, e il vescovo diocesano Pier Giorgio Micchiardi, oltre a numerosi sacerdoti. Molte, anche le autorità presenti, come il vice presidente della Regione Ugo Cavallera, il presidente della Provincia Paolo Filippi e gli assessori provinciali Gianfranco Comaschi e Lino Rava.
Nella sua omelia, monsignor Micchiardi ha evidenziato il grande attaccamento di monsignor Principe alla figura di Maria, il suo impegno profuso a favore della chiesa, la sua rettitudine morale.
Tanti, e tutti caratterizzati da grande commozione, i ricordi che tratteggiano la figura dello scomparso. Il cardinale Lajolo, a funzione terminata, ha voluto sottolinearne doti e virtù. «Con monsignor Principe ero legato da grande amicizia, nata sin dal nostro primo incontro, avvenuto a Roma nel 1975: all’epoca entrambi ci recavamo al lavoro presso la Segreteria di Stato vaticano: lui alla prima sezione, io alla seconda.
Anni fa accettai il suo invito per trascorrere la settimana santa alla Cappelletta di Visone, che gli era molto cara».
Anche nelle parole del parroco di Visone, don Alberto Vignolo, emergono commozione e affetto per monsignor Principe. «Lo conoscevo dai tempi del seminario. Era una persona di gran cuore: la cosa che mi colpiva di più di lui era il fatto che non sapeva rifiutare il proprio aiuto a nessuno. Era sempre sorridente e cordiale, e soprattutto era sempre disponibile ad aiutare gli altri, a mettere una buona parola, a fare quel che poteva per il suo prossimo. Di estrazione contadina, dalla sua famiglia aveva ereditato un grande senso di ospitalità: era davvero impossibile entrare a casa sua e uscirne senza avere accettato qualcosa.
Come monsignore, si è sempre adoperato per essere di aiuto alla nostra comunità, sia spiritualmente, che con opere concrete. Come la croce posta nel 2000 sul Monte Menno, che è stata ideata, voluta e anche finanziata da lui. Credo che per chi lo conosceva sia impossibile non avere di lui un buon ricordo».
Il sindaco di Visone, Marco Cazzuli, aggiunge: «La perdita di una persona delle qualità morali e umane di monsignor Principe è un duro colpo per Visone e per tutto il nostro territorio. Di lui mi colpiva in particolare la sua capacità innata di dialogare con chiunque. Nonostante la sua infinita cultura riusciva a parlare da pari a pari con il diplomatico, con il piccolo sindaco di provincia e con il piccolo agricoltore: aveva una dote rara, quella di mettere tutti a proprio agio, e di saper ascoltare, una capacità che gli deriva, evidentemente, da una innata intelligenza e sensibilità. Pur vivendo lontano da Visone, aveva mantenuto con il suo paese un legame affettivo fortissimo, e non aveva mai distolto la sua attenzione al territorio, come dimostra, per esempio, la sua assidua opera a favore della Cappelletta. Proprio per questo, la sua scomparsa ci lascia un compito: onorare la sua memoria e il suo amore verso questa terra portando avanti il suo progetto per la Cappelletta come segno di riconoscenza». M.Pr

La salvò nel 1963 quando stava per essere affossata

Monsignor Pietro Principe è un po’ di storia de L’Ancora

La morte di mons. Pietro Principe, oltre il sentimento di dolore per il distacco umano da una persona, così fraternamente piacevole nei rapporti e nella reciproca relazione, spesso telefonica e anche di presenza, quando si ritirava per pochi giorni nella sua Cappelletta, mi ricorda una esperienza che risale ai primi anni del mio sacerdozio e che riguarda L’Ancora, a cui sto dedicando, con una schiera meravigliosa di amici, passione e impegno da 36 anni.
Siamo nell’autunno del 1963, io ero prete da pochi mesi. Il vescovo del tempo, mons. Giuseppe Dell’Omo (dal 1942 al 1971), stanco di pagare come amministrazione diocesana i debiti e le fatture del settimanale L’Ancora (anno di fondazione 1903), sempre in rosso, si rivolse alla pubblica assemblea di tutti i preti della Diocesi, riuniti nel salone grande del Seminario Maggiore, con questo ragionamento: “la Diocesi non ce la fa più a pagare le spese de L’Ancora; vi ho chiesto più volte di prenotare equamente parte di copie, in rapporto alla vostra popolazione parrocchiale, e di pagarle alla amministrazione della Curia, ma nessuno di voi rispetta questo accordo; le copie de L’Ancora si ammucchiano inutilmente nelle vostre sacrestie e il settimanale non arriva in nessuna famiglia della Diocesi. Alcune decine gli abbonati, a volte solo di cambio e di deferenza, niente nelle edicole. Facciamo il punto in proposito: questo settimanale, lo volete o non lo volete?”.
All’epoca i direttori erano il canonico Farina, mons. Galliano, mons. Cannonero, mons. Gioia, don Gilardi… il meglio del meglio delle penne che la Diocesi offriva; alla schiera dei sacerdoti collaboratori, si univa una schiera altrettanto eletta di firme prestigiose (in loco) di laici, di associazioni cattoliche di prima vetrina. La stampa era addirittura realizzata in città nella gloriosa tipografia Biscaglino, le copie era circa 350, le pagine abitualmente quattro, il formato come l’attuale tabloid. Delle quattro pagine, l’ultima era riservata a pubblicità locale castigatissima: pompe funebri e arredi marmorei per camposanti. I numeri annui erano suggeriti da una saggia massima: esce quando può. Basta sfogliare le annate che ancora sono rilegate e custodite.
Il coro unanime del clero diocesano disse a gran voce, ne restai stupefatto e scandalizzato, “non vogliamo più il giornale diocesano L’Ancora, perché non serve a niente e nessuno lo legge, si restituisca la testata in Tribunale di Acqui dove è registrata da 60 anni”.
L’unico ad alzarsi in assemblea è stato il giovane viceparroco del Duomo, don Pietro Principe, illuminato di persona, ma forse suggerito dal parroco mons. Galliano, brillante collaboratore del settimanale diocesano e forse unico tra i preti della Diocesi che ne ha sempre compreso l’importanza e sempre ha difeso la linea del settimanale nel corso di questi ultimi trent’anni, tanto che il gruppo de L’Ancora lo ha voluto e iscritto tra i suoi soci fondatori della cooperativa attuale editrice del settimanale, fino alla morte.
Il giovane viceparroco in pubblica assemblea, rivolto a mons. Dell’Omo apertamente disse: “Piuttosto che buttarlo via, restituire la testata al Tribunale, per cui chiunque domani può andare a comperarla, utilizzare un nome così storico per la nostra comunità, e ormai così identificativo della realtà diocesana che nel suo piccolo ha seguito, con pochi mezzi, il trascorrere dei decenni della vita diocesana, preti, parrocchie, e associazioni, con le lunghe battaglie contro il laicisimo imperante, contro il Fascismo, fino a subirne le censure, (si vada a controllare le parti in bianco stampate nell’era), ed io ora non ritengo giusto disfarsene in modo così irresponsabile solo per due soldi, anzi lo ritengo un errore storico per la nostra comunità diocesana, Eccellenza io compero la testata personalmente, me ne faccio garante e responsabile, mi gioco la faccia e metto il mio nome come editore e direttore responsabile”.
E così avvenne, tra l’ignava e apatica indifferenza dei presenti, che si sentivano sollevati da ogni collaborazione in proposito e soprattutto da ogni condivisione economica.
Se si va a controllare sul libro delle stampe in Tribunale il nome di Pietrino Principe, come proprietario e direttore responsabile, è durato oltre quindici anni, fino al 1980, anche quando lui era già al lavoro da tempo a Roma in Segreteria di Stato.
Dopo l’esperienza eroica di don Parodi, dopo che mons. Giuseppe Moizo, rendendosi conto del grande ruolo che un settimanale può svolgere, entrando in migliaia di famiglie della Diocesi, nel 1974 chiamò un primo gruppetto di collaboratori, tra cui il sottoscritto, e ne difese sempre la linea editoriale, a viso aperto, nonostante attacchi su attacchi, come altrettanto fece più volte ed esplicitamente mons. Livio Maritano, soprattutto dal 1981 al 2000.
Fu nel 1981 che la cooperativa convinse mons. Principe a cedere la proprietà legale della testata alla Diocesi a titolo gratuito: così avvenne e oggi se noi possiamo leggere il nome della proprietà in Tribunale si vedono questi storici passaggi e attualmente si legge, proprietà della Diocesi di Acqui nella persona del suo Vescovo, pro tempore: all’epoca Mons. Maritano e dal 2000 mons. Micchiardi. Ogni dieci anni il Vescovo affida in comodato la gestione del settimanale all’editrice cooperativa, senza scopo di lucro a mutualità prevalente, L’Ancora, e con il diritto di ritirare il comodato in ogni momento quando il settimanale non realizza una linea editoriale ad insindacabile giudizio e scelta del Vescovo. La diocesi non ha alcun dovere di contribuire alle spese della cooperativa, che ne risponde in proprio nella persona dei propri soci. Attualmente sono una ventina le persone a contratto con il giornale, cui si aggiungono altri venti collaboratori a contratto per articoli e fotografie. Ogni anno si stampano 48 numeri, con una media minima di 56 pagine e con contatti settimanali con oltre 40 mila lettori della Diocesi.
Grazie piccolo viceparroco don Principe, giovane ma con vero spirito sacerdotale, lungimiranza di servizio della Parola, con ogni mezzo, a qualunque costo.

giacomo rovera (presidente dell’editrice cooperativa L’Ancora)

 

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