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Per i quaderni “Basso Piemonte: problemi e prospettive” il giornalista Marco Traverso ha intervistato Sua Eccellenza il Vescovo di Acqui Monsignor Pier Giorgio Micchiardi.
Ecco l’intervista che L’Ancora pubblica in anteprima
Cremolino: 29 agosto, Santuario di Nostra Signora della Bruceta
Eccellenza, qui lo scorso anno abbiamo concluso un’intervista. Fra i problemi trattati uno di quelli centrali era “la famiglia”. Il clero piemontese, ad aprile, ha inviato una lettera ai consiglieri regionali neo eletti con la quale si richiamava particolare cura alla “famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna, soggetto vitale e generativo per un Paese che voglia crescere”. È sempre la famiglia l’emergenza prioritaria?
“La famiglia, sopratutto in questo momento,è sempre l’emergenza prioritaria, sia per l’importanza che essa ha nella Chiesa e nella società, sia per la crisi profonda che essa sta attraversando”.
Nella lettera ci sono importanti richieste di attenzione, ad esempio, “per tutte le situazioni di crisi dell’occupazione, per la mancanza di lavoro sicuro che crea ansia, sofferenza e povertà, per una rivisitazione delle strutture sanitarie, per la effettiva libertà di scelte educative e scolastiche”, e si sottolinea che la Chiesa è pronta al dialogo e alla collaborazione “senza rinunciare ad essere voce critica in difesa delle esigenze legittime di molta gente e non solo dei cattolici”.
“La Chiesa annuncia il Regno di Dio che è intervento salvifico del Signore nei confronti di tutti gli uomini. Per questo motivo, trattando della famiglia, si interessa anche del problema del lavoro, della povertà, delle strutture sanitarie, dell’effettiva libertà di scelte educative e scolastiche. Se in questo suo impegno è talvolta “voce critica”, il suo intendimento è sempre quello di collaborare con tutti per il vero bene dell’individuo e della società”.
Agli amministratori del Piemonte, si faceva presente anche il problema degli immigrati. Hanno scritto i Vescovi: “Abbiamo il dovere legato alla nostra cultura e civiltà, di offrire condizioni di vita umane, nel pieno rispetto della legalità e dell’accoglienza”.
“Riflettendo sul tema degli immigrati non dobbiamo dimenticare il brano evangelico di Matteo, al capitolo 25, dove Gesù ricorda che, alla fine della vita, saremo giudicati sull’amore, in particolare vissuto nei confronti dei bisognosi. Non dobbiamo dimenticare, poi, che molti nostri connazionali, nel secolo scorso, sono emigrati all’estero. Come allora la Chiesa ed illustri suoi figli, (ricordo ad esempio il beato Monsignor Scalabrini e San Francesco Saverio Cabrini) hanno operato molto perché gli italiani all’estero fossero accolti con dignità, così oggi la Chiesa ricorda il dovere dell’accoglienza fraterna, da esercitarsi sempre nel rispetto della legalità”.
Sono ormai trascorsi cinque mesi dall’invio di quella lettera. La Chiesa piemontese ha riscontrato qualche segnale positivo o qualche provvedimento concreto della Regione rispetto ai problemi che ha posto sul tappeto?
“Non sono in grado di rispondere con piena competenza a questa domanda, anche perché il nuovo governo regionale ha da poco iniziato il suo lavoro. Al momento prendo atto che ci sono state positive dichiarazioni di intenti”.
La politica è l’arte del bene comune ed i politici dovrebbero essere i promotori ed i custodi dei sogni della gente. Oggi chiaramente non è più così. Lei cosa pensa?
“Io penso che le persone che si dedicano alla politica non devono essere solamente competenti dal punto di vista tecnico, ma devono anche avere conoscenze etiche ed uno stile di vita coerente con i valori che stanno alla base del bene comune. La comunità cristiana deve preoccuparsi che dal suo grembo escano persone così preparate, in vista di un impegno politico autentico”.
Sant’Agostino scrisse che la speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Il primo di fronte a come vanno le cose, il secondo per cambiarle. Sono due sentimenti sufficientemente presenti nella società di oggi?
“Forse oggi è più sottolineato lo sdegno di fronte alle realtà negative. Secondo me manca un maggior coraggio per affrontare le cose e cambiarle in meglio”.
Lo scandalo della pedofilia tra le file del clero ha inciso negativamente sulla credibilità della Chiesa, tanto che Benedetto XVI ne ha parlato più volte e il Segretario di Stato Cardinale Bertone ha detto: “da questo dolore scaturisce una presa di coscienza provvidenziale per cui occorre una stagione di rinascita e di rinnovamento spirituale” Sarà davvero così?
“Ritengo di sì. Quando si prende coscienza del proprio peccato e si ha il coraggio di riconoscerlo, si è nelle condizioni ideali per poter compiere, con l’aiuto della grazia di Dio, un salto di qualità nella propria vita”.
Il coperchio è stato sollevato e l’ondata della pedofilia porta a condannare giustamente singoli preti e prelati, cioè a “perseguire con rigore, secondo le norme della Chiesa, ogni comportamento indegno della vita sacerdotale”. Lo ha fatto anche recentemente lo stesso Papa Benedetto XVI. Ma non c’è la misericordia divina per chi sinceramente si converte pagando di persona?
“La giustizia deve sempre essere collegata alla misericordia. Ho l’impressione che l’opinione pubblica, in questi ultimi tempi, riguardo ai mali interni della Chiesa, abbia sventolato maggiormente la bandiera della giustizia che non quella della misericordia. Papa Benedetto, pur parlando di giustizia, non ha dimenticato la misericordia divina, che può rigenerare una vita macchiata dal male”.
Un momento importante e significativo, soprattutto per la Chiesa piemontese, è stata, in primavera, l’Ostensione della Sacra Sindone nel Duomo di Torino. Vuole ricordare brevemente il profondo valore spirituale di questo evento religioso e culturale?
“Significativo il fatto che, quando la Sindone non è pubblicamente esposta, di essa parlano solo gli esperti. Quando invece è solennemente esposta, attira milioni di persone. A me pare che tale fatto metta in evidenza che la gente è attratta dalla persona di Gesù Cristo quando viene ad essa presentata”.
Don Milani diceva: “Non c’è metodo più ingiusto che fare parti uguali fra disuguali” Può valere oggi per dire che i provvedimenti della recente manovra economica e sociale varata dal Governo sono molto discutibili, anzi criticabili?
“Condivido il contenuto della frase di Don Milani. Circa i provvedimenti della recente manovra economica e sociale del Governo, non posseggo elementi sufficienti per esprimere un parere competente. Mi sento comunque di ricordare ai responsabili della cosa pubblica che, nelle loro decisioni, devono tenere presenti le esigenze delle fasce più deboli della popolazione e dell’istituzione fondamentale per la società, cioè la famiglia”.
La crisi economica e occupazionale procura molte difficoltà specialmente ai giovani. C’è chi il lavoro non lo trova, c’è chi l’ha perso senza trovarne uno nuovo e, quindi, vivono nell’angoscia, nell’inquietudine e nell’apatia. “Ai giovani - diceva il presidente John Kennedy - non si deve temere di proporre i valori più alti”. Ma chi può farlo se mancano sia sicuri punti di riferimento sia la fiducia?
“Ritengo che la situazione odierna dei giovani nei confronti del lavoro sia più difficile di quella degli anni della ripresa post-bellica. A questa situazione economica difficile si aggiunge la scarsità di adulti che siano, per i giovani, punti sicuri di riferimento e fonte di fiducia. Non per nulla la Chiesa parla di “emergenza educativa”. Urge la presenza di maestri che siano professionalmente capaci e, contemporaneamente, testimoni coerenti dell’amore premuroso di Dio”.
La Chiesa recentemente ha denunciato l’assenza di una classe politica all’altezza della situazione e un vuoto di leadership. Il Papa ed i Vescovi hanno lanciato l’appello: “Giovani politici cattolici cercasi”, un chiaro invito ai credenti a misurarsi con i destini del nostro Paese. Ma solo l’appello, senza qualche concreta iniziativa, è sufficiente?
“È chiaro che l’appello, senza concrete iniziative, è insufficiente. La Conferenza episcopale italiana per aiutare i giovani a formarsi in vista di un servizio politico, ha favorito una folta partecipazione di giovani di ogni regione d’Italia alla prossima settimana sociale dei cattolici italiani in programma ad ottobre a Reggio Calabria. In Diocesi, già l’anno scorso e mi auguro in questo e nei prossimi anni, si organizzano cicli di conferenze su problemi del momento alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, a cui sono invitati sopratutto i giovani amministratori dei Comuni”.
Oggi purtroppo vince la cultura di appartenenza e non la cultura del merito. Soprattutto per i giovani se appartieni a qualche gruppo forte sei protetto e trovi lavoro, altrimenti sei uno sbandato. Cosa pensa in proposito?
“È necessario farsi carico con coraggio di favorire il diffondersi di una cultura del merito che, naturalmente, non scarti chi ha buona volontà anche se non troppe capacità e che tuttavia si impegna seriamente”
Nella città di Mazar-e-Sharif poche settimane fa un migliaio di dimostranti afgani, durante un corteo organizzato, hanno bruciato effigi di Benedetto XVI gridando però “morte all’America, lunga vita all’Islam”. Quale significato si può attribuire ad un grave episodio di questo genere?
“Papa Benedetto XVI e la Chiesa sono spesso confusi con l’America del Nord e di conseguenza sono combattuti dall’islam radicalizzato. E’ necessario che l’islam scopra la vera nozione di “libertà religiosa” quella insegnata dal Concilio Vaticano II. Libertà religiosa che comporta la possibilità, per ogni persona che in coscienza è tenuta a cercare la verità, di professare, anche in pubblico, la propria fede, la propria credenza religiosa, sempre salvaguardando il vero bene comune della società”.
Il senatore americano Joe Liberman, presidente della commissione sicurezza interna degli USA, ha detto: “L’Iraq è la guerra di ieri, l’Afghanistan quella di oggi, lo Yemen quella di domani”. Sono parole che devono far riflettere molto. Significa che non ci sarà pace nel mondo per molti anni?
“Non ci sarà pace nel mondo per molti anni? Dipende dalla buona volontà dei singoli e delle Nazioni, buona volontà che la Chiesa cerca di sostenere ed illuminare, specialmente con la “giornata mondiale per la pace”, che si celebra ogni anno il primo gennaio ed in occasione della quale il Papa invia sempre un messaggio che aiuta a comprendere la necessità di una continua e costante educazione alla pace”.
Di fronte alle guerre, alle atrocità del terrorismo, alle gravi difficoltà della vita di ogni giorno vuole spendere qualche parola di incoraggiamento e di speranza per i giovani, generazione che ha triplicato l’uso degli psicofarmaci e che si sta impoverendo di valori mentre la corruzione dilaga?
“La parola di incoraggiamento e di speranza per i giovani è la parola di Dio, fatta carne, Gesù Cristo. Egli possiede la capacità di affascinare anche i giovani di oggi, perché li aiuta a trovare il senso della vita e pertanto la gioia e la bellezza del vivere, non solo per il gusto personale, ma innanzitutto per Dio e poi per gli altri. Scriveva recentemente un autore: “Lo smarrimento della sensibilità al soprannaturale altera e svuota la missione della Chiesa, che Cristo ha fondato come testimonianza della grazia e per il raggiungimento della beatitudine eterna. Né per questo il Vangelo trascura o sottovaluta l’esistenza temporale dell’uomo, solo che questa esistenza, fragile e transitoria, è considerata nella sua destinazione e riuscita gloriosa”. Questa è la proposta che vorrei fare ai giovani e tale proposta si concretizza nella persona di Gesù Cristo!”
Sono dieci anni che Lei è Vescovo di Acqui. Ricorda qualche momento di grande gioia e altri di dolore o di amarezza?
“Momenti di sofferenza sono sempre le morti dei confratelli sacerdoti (una cinquantina da quando sono ad Acqui); motivo di dolore sono l’aumento delle famiglie disagiate ed il diffondersi dell’indifferentismo religioso ed anche l’aumento delle situazioni di povertà. Il cristiano, pur sofferente, non si lascia afferrare dalla tristezza e cerca di scoprire i motivi della gioia. Per me sono tali i momenti delle ordinazioni presbiteriali e diaconali, gli incontri con le comunità parrocchiali e, in modo speciale con i ragazzi ed i giovami, in occasione delle visite pastorali; la constatazione del lavorio della grazia di Dio nel cuore delle persone. Motivo di gioia e anche di orgoglio è la ormai prossima beatificazione della giovane Chiara Badano della nostra Diocesi. Assieme alla giovane martire Teresa Bracco, beatificata dodici anni fa, è un bel esempio ai giovani di oggi e, per noi adulti, un invito ad avere fiducia nelle nuove generazioni, capaci di tendere ad alti ed impegnativi ideali”.
Ultima domanda: quale messaggio oggi, da questo Santuario mariano, vuole mandare ai fedeli della sua Diocesi?
“Il Santuario mariano della “Bruceta” è un luogo benedetto di riconciliazione con Dio e tra di noi, grazie al dono dell’indulgenza plenaria concesso da Papa Pio VII a chi vi partecipa ad una celebrazione nella “settimana del Giubileo”. Vorrei mandare, ai miei fratelli e sorelle di fede della Diocesi, il messaggio dell’apostolo Paolo: “Lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio”. (Marco Traverso) |