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È ancora muro contro muro per il prezzo del moscato

 

Canelli. Da giorni si raccolgono le uve bianche che saranno la base per i brut. Bellissimi i grappoli di Moscato che già allietano le nostre tavole. La vendemmia, si prospetta regolare. Anzi, date le buone previsioni del tempo, la qualità dell’uva non potrà che aumentare.
Resta la preoccupante crisi dei consumi e vendite. E manca ancora, a lunedì 30 agosto, l’intesa tra la parte industriale e agricola.
Martedì 31 agosto, a Torino, toccherà all’assessore regionale Claudio Sacchetto il non facile compito di mediare e ricucire lo strappo.
Al momento l’industria sottoscriverebbe la raccolta di 100 quintali uva a ettaro, al prezzo di 9,65 euro al miria (10 Kg), come nel 2009, con le rese e i prezzi bloccati per tre anni. Non ci stanno l’Assomoscato (2.200 associati, Giovanni Satragno presidente) e i Cobas (Coordinamento dei 53 Comuni delle Terre del Moscato, Giovanni Bosco, coordinatore) che insistono sul ‘recupero’ dei 30 centesimi al miria, il sacrificio che, l’anno scorso l’industria aveva chiesto ed ottenuto, e che aveva promesso di restituire nel 2010.
“Sarebbe un grave errore azzerare trent’anni di accordi”, affermano unanimamente i presidenti delle Associazioni: Giovanni Satragno della Assomoscato, Maurizio Soave della Coldiretti, Dino Scanavino della Cia, Francesco Giaquinta dell’Unione agricoltori, Giovanni Bosco dei Cobas.
Ultime. Nell’incontro di martedì 31 agosto a Torino, la parte agricola ha accettato i 15 centesimi al chilo mediati dall’assessore Sacchetto, non così l’industria. Le trattative riprenderanno in settimana
Cantine in piazza. Intanto, giovedì 2 settembre, ad Asti, alle ore 10, in piazza Alfieri, 19 cantine sociali, tre Consorzi di tutela (Barbera, Brachetto e Colli Tortonesi) e la Vignaiuoli Piemontesi del Piemonte, scenderanno in piazza per far sapere a politici ed istituzioni che “Il vigneto non rende più, molti viticoltori abbandonano, 12 mila famiglie non hanno più certezza economica per il loro futuro…”; che “Alcune cantine sociali sono in gravi difficoltà a ritirare le uve dei propri soci…”; che ci sono 220 mila ettolitri di vino invenduto che andrebbe ‘rottamato’…; che la richiesta, in primavera, di 18 milioni di euro per la distillazione non ha avuto risposta…
Durante la protesta giovedì 2 settembre da parte della Vignaioli Piemontesi e dei consorzi di tutela in omaggio, a tutti i partecipanti, cinque litri di “rossa”.

Giovedì 26 agosto al Movicentro acquese

Riuniti i produttori di Brachetto per fare il punto della situazione

Acqui Terme. La vendemmia è alle porte con ottime prospettive di qualità e di quantità. Prima del via al maggior evento annuale a livello agricolo, settore vitivinicolo, il presidente del Consorzio di tutela del Brachetto d’Acqui Docg e Vini d’Acqui, Paolo Ricagno, nella serata di giovedì 26 agosto ha riunito i produttori di questo vino al “Movicentro” di Acqui Terme.
L’adesione è stata grande, un centinaio di vitivinicoltori hanno partecipato all’incontro iniziato con l’illustrazione dei risultati della campagna pubblicitaria, denominata “Brachetto d’Acqui Docg. E tu con chi lo bevi?”, effettuata a livello radiofonico e sulle reti Mediaset a fine 2009 e nel primo trimestre 2010. Con il presidente Ricagno, al tavolo dei relatori, c’era il vice presidente del Consorzio, in rappresentanza della parte industriale, Alberto Lazzarino.
La riunione si è protratta sino a tarda ora a causa di interventi, da parte di alcuni del pubblico, che alla richiesta, come da prassi nelle riunioni, “c’è qualche domanda da porre”, ha fatto una mini conferenza, senza tenere presente che i partecipanti hanno lo svantaggio di non sentire il tono della voce né vedere le espressioni facciali di chi sta tentando di comunicare, e senza evitare incomprensioni e rispetto delle regole non scritte, ma dettate dalla semplice convivenza tra i partecipanti.
Ogni seppur minima forma di degenerazione non è apprezzabile.
A questa formula, Ricagno ha risposto con toni duri e voce alta, come non è nel suo stile e nel suo dna. “Amministrare significa gestire, lavorare, facile parlare, più difficile gestire, lavorare per produrre un reddito e non per gli esuberi, gestione perchè il brachetto vada sul mercato, basta fare le clack”.
Tornando al succo delle riunione, i click sul sito della radio 105 “banner brachetto” sono stati 885 su 249 spot di cui 20 special di oltre 1 minuto.
Quindi, stando ai dati riferiti ai partecipanti alla riunione, 5 milioni di individui (del target di riferimento) hanno ascoltato per 5 volte i radiocomunicati tra il 2009 e il 2010. In radio il messaggio-gioco “e tu con chi lo bevi” è stato ascoltato da 2.043.00 ascoltatori unici e le giocate con messaggio via web sono state in totale 2.358. La campagna televisiva Mediaset è continuata per otto settimane per 215 spot.
“Nel primo trimestre del 2010 sono state vendute 295 mila bottiglie in più rispetto ai dati del 2009 per un incremento di 750 ettolitri di prodotto”, ha riferito Ricagno, non prima di avere ricordato che la maggior parte delle vendite di Brachetto viene effettuata in Italia, quindi in USA, ma il mercato italiano è ancora in difficoltà.
Le vendite subiscono il gravame delle leggi, in primis il codice della strada.
Ricagno ha poi annunciato il raggiungimento, da parte del Consorzio, dell’accordo, un’intesa che prevede rese di 53 quintali per ettaro per il brachetto tappo raso; 50,63 per il Piemonte brachetto; 45 per la docg spumante.
La campagna 2008/2009 si è chiusa con uno stoccaggio di 5.326 ettolitri.
Il Consorzio prevede il mantenimento di un reddito di 6.500 euro per ettaro, secondo dopo il moscato. Ricagno ha ribadito che “in questo momento l’accordo sottoscritto è importante e coraggioso”, ha cercato di far capire che solo con maggiore unità della parte agricola si può ulteriormente valorizzare il brachetto.
Non si sono trovati d’accordo il presidente dell’Assobrachetto Pier Luigi Botto e la segretaria Celeste Malerba: “Ci aspettavamo che la resa ripartisse dal 2009 sommata al bonus ritirato qundi indicativamente da 49 quintali/ettaro”.
La parola d’ordine dovrebbe essere siamo tutti produttori, non c’è uno più bravo o più cattivo, cerchiamo di capire, di essere uniti specialmente in una situazione come l’attuale. Prendiano l’esempio dal Veneto che sta galoppando. Con l’invidia uno dell’altro rimarremo sempre poveri. (C.R.)

Scrive Assobrachetto

Un calice amaro

Acqui Terme. Riceviamo e pubblichiamo dalla segretaria di Assobrachetto, rag. Celeste Malerba: «Esprimo la mia personale indignazione per come è stato presentato il testo del probabile accordo che riguarda la resa dell’uva brachetto d’Acqui nella vendemmia 2010.
Siccome esiste già un accordo triennale firmato a luglio 2009 in cui, tra le altre cose, si prevedeva “un bonus in vino” a quelle Industrie che avessero superato le vendite degli anni precedenti e siccome sono molte le Industrie che hanno usufruito di tale bonus, ci aspettavamo che la trattativa partisse dalla resa 2009 sommata al bonus ritirato e quindi indicativamente da 49 quintali ad ettaro.
Applaudire e vantarsi di aver proposto un buon accordo a 45 ql. per ettaro significa aver già regalato del vino all’industria che al momento di questa trattativa ha ritenuto di non onorare più gli accordi, alla faccia del lavoro dei contadini!
Di questa situazione non condivido nulla, ma siccome c’è una parte agricola e qualche organizzazione di categoria che ha gioiosamente applaudito questa grande conquista posso dire che: “non mi piace ma mi adeguo e bevo nel calice amaro”.
Quello che onestamente bisogna ancora difendere sono le piccole aziende agricole (e sono molte) che con la loro uva producono il Brachetto d’Acqui ed il Piemonte Brachetto “tappo raso”: un prodotto di nicchia, veramente rappresentativo del territorio, di qualità eccezionale che non fa concorrenza a tutta l’altra produzione. Questi vignaioli si pubblicizzano il loro prodotto, ricevono i clienti in azienda contribuendo anche a sviluppare il turismo e la vendita di tutto quel tipico che sul territorio esiste.
Di questo vino non esistono rimanenze invendute, il dati forniti dalla Regione Piemonte ci dicono che le vendite sono aumentate del 200% e allora perché comprimere la resa a 53 ql. ad ettaro, mortificando l’imprenditorialità ed il reddito che veramente resta e si spende in zona?
Tutti gli indicatori in nostro possesso ci dicono che la resa può benissimo essere portata a 60 ql. per ettaro al fine di soddisfare la richiesta, in aumento, di prodotto ed aumentare contemporaneamente il reddito di aziende che, onestamente, per la fatica che svolgono nella coltivazione manuale dei loro vigneti, oltre al reddito che ricavano, andrebbero ancora pagate per il servizio sociale ed ambientale che svolgono con la coltivazione della terra.
Auspico che le organizzazioni sindacali a cui queste aziende aderiscono e pagano una tessera associativa annuale anche per la difesa dei loro interessi così come l’assessore regionale all’Agricoltura, sappiano cogliere questo aspetto migliorativo dell’economia agricola piemontese inserendolo quindi nell’accordo che si andrà a delineare per la vendemmia 2010 ormai alle porte».

Sarà una buona vendemmia col caldo e se non piove
ma il prezzo dell’uva rimane troppo basso

Ovada. Se tutto va per il verso giusto e se le condizioni meteorologiche permangono favorevoli (cioè se non piove troppo), la vendemmia 2010 inizia tra poco più di due settimane, intorno al 20 settembre.
La pioggia infatti guasterebbe la naturale maturazione degli acini mentre la conseguente umidità apporterebbe solo inconvenienti ad un’uva che, ad oggi, si presenta nel complesso bella e che promette dunque un buon vino ed un’annata sicuramente soddisfacente. Dice infatti Mario Camera, appassionato viticoltore ovadese che, col fratello Andrea, coltiva un vigneto a Mongiardino di Tagliolo: “Niente acqua, di umidità ce n’è già stata parecchia a luglio, con tutto quel caldo umido. Abbiamo fatto un trattamento contro la malattia delle viti tre volte superiore a quello consigliato, eppure notiamo che alcune viti ne sono state colpite lo stesso. Chi non ha fatto trattamenti, avrà solo un risultato negativo, cioè poca quantità d’uva e certo non bella”.
Intanto, come al solito, non ci sono notizie buone in generale per la viticoltura: il prezzo dell’uva dovrebbe mantenersi purtroppo basso, troppo. L’uva l’anno scorso veniva venduta a 0,80 circa di euro al chilo al commerciante o al privato se si era fatto diradamento e selezione nel vigneto e 0,50 circa se conferita alle Cantine. Si spera di mantenere anche quest’anno questi prezzi, che comunque significano una vendita dell’uva sottocosto: a 0,80 al kg. si pagano appena le spese di produzione, sotto tale cifra ci si perde. E per fare una bottiglia di vino da 0,75 litri occorre circa un chilo d’uva (il vetro poi costa 0.30, il tappo 0.20).
Precisa però Lorenzo Ottria di Rocca Grimalda, presidente di “Terre da vino”, grande SpA con più di 1200 associati di diverse province piemontesi, con sede a Barolo (Cn): “La previsione di confermare la tabella dei prezzi dell’anno scorso è fin troppo ottimistica. Magari si riuscissero a spuntare anche quest’anno questi prezzi! La cifra di 0,80 di euro al chilo può valere se il vigneto presenta quel diradamento di grappoli e quella giusta selezione per garantire sempre un prodotto di alta qualità”.
In ogni caso, ora è il momento di fare la danza della pioggia... al rovescio! Molto meglio dell’acqua, che proprio non ci vuole, occorrono invece giornate soleggiate ed anche calde e notti fresche, con un’escursione termica anche considerevole nelle 24 ore. (E. S.)

 

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