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Le recensioni ai volumi del 38º Premio Acqui Storia

Col freddo nel cuore

di Patrizia Gabrielli - Donzelli editore
 
"Col freddo nel cuore" costituisce una sorta di deviazione da uno studio dedicato alle strutture della cospirazione, ma le lettere, redatte da antifascisti emigrati, accumulate negli anni, arricchite da una serie di rilievi e di approfondimenti, formano un nucleo documentario considerevole, che riconduce all'universo della cospirazione.
A cominciare dall'indomani della liberazione, e soprattutto negli anni ottanta, le raccolte di testimonianze orali, di interviste e di documentazioni hanno favorito l'estensione della ricerca di temi, di soggetti e di problematiche, conducendo ad una visione nuova, capace di considerare gli antifascisti, non come dei precursori, ma come uomini del loro tempo, inseriti nella storia italiana nell'epoca del fascimo.
Nonostante la repressione, la censura e le intercettazioni esercitate dal regime fascista sulle famiglie degli oppositori, i rischi di perquisizione abbiano inciso in maniera determinante sull'accumulo di questi documenti, paradossalmente proprio negli archivi delle istituzioni è stato possibile rintracciare lettere in molti casi mai giunte, provenienti dalla Francia e dall'Unione Sovietica, che hanno restituito "carne e sangue a figure rese larvali dalla loro dimensione esclusivamente cartacea" (G.De Luna).
Dialetto, forme colloquiali, lessico familiare sono le strategie adottate per infrangere la rigidità della comunicazione scritta.
I soggetti delle lettere analizzate, di differenti generazioni, classi sociali, livello d'istruzione e d'impegno politico risentono spesso dei processi di politicizzazione compiuto nelle terre d'arrivo, ma la caratteristica preminente di queste lettere dall'emigrazione è la forte presenza dell'elemento politico, più accentuato nel caso di quelle sequestrate dal Casellario politico centrale, proprio per il loro carattere sovversivo, per una sorta di primitiva ribellione. Ma oltre i confini la gioia, il dolore, la solitudine, l'ansia del ritorno invadono l'atto stesso della scrittura e si tramutano in una speranza di cambiamento individuale e collettivo.
Le scritture di coloro che rimasero in Italia, parte integrante del processo di separazione di distacco, sono colme di riferimenti all'attualità, agli stenti, alla demoralizzazione, alla minaccia della guerra.
Le lettere dalla Francia raccontano anche momenti di svago, di socialità che avevano una funzione significativa per l'iniziazione alla politica, in cui si ricomponeva il tema delle identità regionali; preoccupazioni e precarietà non inficiarono del tutto gli effetti dei cambiamenti intervenuti con l'emigrazione che si tradusse, in molti casi, in una sostanziale revisione delle proprie attitudini. Negli anni trenta dall'URSS giungevano alle famiglie lettere attraversate da un febbrile, contagioso entusiasmo, tratteggiando una realtà più avanzata e moderna di quella italiana: ciò faceva di quel paese la terra promessa; talora, però, la documentazione rinvenuta sembra infrangere il muro delle certezze per svelare le difficoltà d'integrazione, di approccio ed il clima di sospetto che gravava pesantemente sugli emigrati.
L'autrice dedica l'ultimo capitolo a Mario Levi, noto esponente della cospirazione giellista, riportando la corrispondenza tra l'esule in Francia ed i familiari a Torino, soprattutto con la sorella Natalia Ginzburg, sua interlocutrice privilegiata; egli analizza i rapporti tra padre e figli, la loro evoluzione, la trama delle dinamiche interne e i valori che li sostenevano; sono squarci di vita tratteggiati anche in "Lessico famigliare"
Come tanti altri antifascisti Levi rifiuta le lamentele e la rassegnazione, è appassionato, animato da una buona dose di anticonformismo, comprende con lucidità e chiarezza la complessità dello scenario politico e le difficoltà proprie di quella fase storica.
Nel dopoguerra, tornato in Italia, Levi "non sembrava disposto a parlare di nulla che gli fosse accaduto in quegli anni" (Natalia Ginzburg).
Nel volume, "Col freddo nel cuore" affiorano frammenti biografici di donne e uomini dell'emigrazione antifascista. Le problematiche che emergono potrebbero costituire un percorso di lavoro per chi intendesse riprendere la ricerca, ed approfondirla, magari sul territorio.

Nicoletta Morino

 

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