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Le recensioni ai volumi del 38º Premio Acqui Storia

The boy - Tony Blair e i destini della sinistra

di Andrea Romano - Ed. Mondadori

 
Chi è Tony Blair? È questa essenzialmente la domanda alla quale Andrea Romano, nella sua biografia del leader britannico, cerca di dare risposta. Per fare ciò l'autore non si limita ad analizzare il suo operato istituzionale, attraverso le tappe fondamentali di una carriera pubblica travolgente, ma è voluto andare più a fondo, fino a riscoprire le origini: le radici culturali e familiari, la formazione personale, ossia tutti i fattori che sono stati alla base delle sue scelte e delle sue convinzioni di uomo, di politico ed infine di Primo Ministro.
Dagli albori della propria ribalta sulla scena politica nazionale ed internazionale, dapprima come il modernizzatore del Labour "che per gran parte del secolo Novecento ha rappresentato una delle storie di minor successo della sinistra europea", in seguito come principale termine di riferimento per quasi tutte le classi dirigenti continentali, la figura dei Tony Blair ha sempre generato polemiche e discussioni, tanto da creare un interrogativo fondamentale sul fenomeno che lo ha riguardato: "il Governo Blair è stato davvero di sinistra? Blair è un conservatore camuffato da socialista?".
In quest'ottica va sottolineato come "il senso di fondo nel disegno economico del New Labour è da ricercare nel convincimento che sia la produzione di benessere attraverso il mercato a rappresentare la precondizione indispensabile di qualsiasi iniziativa pubblica volta a rendere più giusta la società britannica", "Per la prima volta nella storia della sinistra britannica, mercato e giustizia sociale non sono stati tematizzati i termini di mera compatibilità ma di reciproca necessità".
Con Blair a Downing Street la Gran Bretagna ha potuto intraprendere un'azione diretta a favore dei ceti più deboli della società, attraverso l'abbandono delle teorie di Welfare care alla vecchia sinistra britannica per approdare ad interventi che si conciliassero perfettamente con il rispetto delle regole del mercato. Da qui la scelta inglese di spostare nel settore privato quasi il 60% dei flussi di finanziamento delle pensioni; la trasformazione dei sussidi scolastici agli studenti in prestiti a lunghissimo termine all'interno di una gigantesca cessione ai privati dell'esercizio di spesa previsto per la scuola, la sanità, i minori, le famiglie in difficoltà. Un modo tanto semplice quanto netto per rompere l'ormai obsoleto intervento pubblico classico, segnato da una struttura burocratica non in grado di fare i conti con le nuove forme di povertà o di rispondere alle richieste dei cittadini. Il tutto in considerazione del fatto che oggi l'efficacia di un sistema di welfare deve essere realizzata in modo da adeguarsi alle esigenze sempre più differenziate ed articolate degli utenti contemporanei, deve essere intesa cioè come soluzione ad uno specifico problema piuttosto che come intervento standardizzato.
Romano non si limita a evidenziare i successi del leader laburista, ma ne evidenzia altresì le sconfitte, le scommesse perse, come nel caso dell'integrazione europea, in assoluto lo smacco più cocente.
"I tedeschi hanno perso la guerra, ma hanno superato il trauma; i francesi sono stati umiliati in guerra ma hanno superato il trauma; i britannici hanno vinto la guerra ma non hanno ancora superato il trauma". Con questa pungente battuta, Blair era solito descrivere il declino post-bellico e post-imperiale mai completamente metabolizzato dalla Gran Bretagna. Da questo sentimento di smarrimento, per un passato glorioso ormai tramontato, radicato e condiviso nella società, nasceva la sua visione Europeizzatrice vista come mezzo per poter nuovamente portare Londra in una posizione prioritaria nel contesto internazionale. Purtroppo Blair non riuscì ad essere il grande "traghettatore" della Gran Bretagna verso l'Europa, come si era prefisso di fare all'inizio del suo mandato. Nel 1997, forte di un successo elettorale e personale enorme, ne ebbe l'opportunità rispetto alla moneta unica, ma l'occasione sfumò ed ora i tempi sono completamente cambiati.
Procedendo nella lettura, col passare delle pagine e quindi degli anni, si giunge all'attualità, all'Iraq, in assoluto l'esperienza più difficile e dolorosa per Blair, in questa occasione il Primo Ministro non esitò a sfidare la popolarità per fare fronte al dissenso nazionale ed estero, in un contesto internazionale che nulla aveva più in comune col "periodo dorato" degli anni novanta, quando un "ragazzo" poteva diventare Primo Ministro.

Alessandro Ugo

 

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