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Aspettando l'Acqui Storia - Iniziative collegate al premio

Il Novecento fortunato e la generazione "cicala"

Presentazione del saggio "La generazione fortunata" di Serena Zoli, giornalista del "Corriere della Sera" - Ed. Longanesi

 
Acqui Terme. La sera di mercoledì 7 settembre, presso l'Hotel Roma Imperiale (zona Bagni), Serena Zoli, giornalista del "Corriere della Sera", ha presentato il suo saggio "La generazione fortunata", edito per i tipi di Longanesi. All'incontro, presentato congiuntamente da Adriana Ghelli (rappresentante dei lettori dell' Acqui Storia) e dall'Assessore alle Finanze Riccardo Alemanno, ha preso parte un pubblico assai numeroso che, apprezzati i lavori di ristrutturazione condotti all'interno dell'albergo (pienamente operativo durante l'estate che sta volgendo al termine - qui hanno trovato ospitalità anche gli atleti del Torino Calcio - ma non ancora ufficialmente inaugurato), è stato invitato al brindisi augurale con il Brachetto d'Acqui docg.
La manifestazione culturale ha di fatto inaugurato il carnet di appuntamenti de "Aspettando l'Acqui Storia" che accompagnerà gli acquesi alla serata finale, in programma l'ultimo sabato di ottobre.

Uno sguardo leggero al Novecento

Quante Belle Epoque ci sono state nel Novecento? Forse più di una, a dar retta a Serena Zoli, che sembra far sua quella legge storica che individua, nel cammino dell'uomo, momenti decisamente più favorevoli di altri. Se si potesse decidere la nascita, decisamente meglio farla cadere dopo una guerra, dopo una pestilenza, dopo una bella carestia, quando la mano d'opera è scarsa, quando le "occasioni" per emergere son decisamente più numerose. È la legge della statistica: meno si è, meglio si sta e, soprattutto, si posson creare quelle condizioni che permettono il fenomeno della "mobilità" sociale che sempre si accompagna alle "fortune".
Alla larga dai Medio Evi, passati e prossimo venturi.
Per Serena Zoli uno speciale destino è toccato a chi è nato tra 1935 e 1955. Fa un po' strano - il destino ama giocare - parlarne alla vigilia dell'8 settembre, in un hotel che si chiama Roma Imperiale, ma questo non fa che rafforzare il gioco delle coincidenze. Un altro libro dedicato ai bambini (come quello di Antonio Gibelli, che ha partecipato all'ultimo "Acqui Storia", poche settimane fa recensito sempre su queste colonne), solo che quei bambini la guerra si può dire che non l'hanno incontrata (sì qualcuno l'ha sfiorata, quando era in fasce, o nell'età dell'incoscienza). Anzi, questa gente poi ha creduto che le armi fossero del tutto bandite o confinate, in modo definitivo, in parti lontane del mondo.
Non solo: quella generazione baciata dalla buona sorte ha incontrato "il progresso". Il che vuol dire il boom economico (ecco un libro in cui autrice fa rima con lavatrice: e questa macchina non fu meno rivoluzionaria del personal computer di recente memoria).
Il che vuol anche dire le rivoluzioni nei costumi, abitudini secolari mandate in soffitta, modi di pensare che si impongono e capovolgono tradizioni che sembravano granitiche.
E poi il sogno: come progetto personale, come ideale collettivo, come ottimismo sulle magnifiche sorti e progressive nel cui ingranaggio tutti gli uomini e le donne (soprattutto le donne, dice la Zoli) potevan trovar posto.
Ecco cosa capita negli anni Cinquanta e Sessanta: e se Giampiero Nani, poeta dialettale di Montechiaro d'Acqui, con le sue rime, guarda con un po' di nostalgia ai tempi andati, Serena Zoli sulle macerie passeggia allegramente, con piglio cittadino.

Una nuova età dell'oro

Altro che depressione: quella generazione andava (e continua andare) al massimo: poteva godere dei progressi della medicina (dunque sani e belli...tenendo persino alla larga le gravidanze), "scegliere" il lavoro, maturare la pensione, e poi godere di una vecchiaia con non è più la "vecchia" vecchiaia, ma una seconda età adulta, dove si continua a ridere e dove le donne continuano a chiamarsi "ragazze".
Nulla, ma proprio nulla di paragonabile alla paura di oggi, dove c'è lo spavento dei rapporti interpersonali (e la colpa è proprio dei valori naufragati, buttata a mare dalla generazione dei "fortunati").
Non è un caso che il libro con cui la Zoli è diventata famosa sia stato proprio quel E liberaci dal male oscuro, scritto con Giovanni B. Cassano, che investiga la depressione, ansia del secolo (ma per la generazione post 1955...).
Con il nuovo saggio lo scenario decisamente cambia, e anche lo stile si adatta ai contenuti. Ecco un libro giornalistico, con tante conversazioni, pareri raccolti tra amici, nei salotti. Anzi, in un grande salotto virtuale, in cui discorre quella gente che "fa tendenza": Emma Bonino e Catherine Spaak, Erica Joung, i divi di Hollywood e i cantanti della hit parade e delle radio libere, con i conoscenti che diventano interpreti di tanti quadretti esemplari. C'è anche il "Faccio cose, vedo gente", la celebre battuta di Ecce Bombo di Nanni Moretti in questo libro per tanti versi affabulatorio, divertito (che bello sentirsi vincenti e invidiati) e divertente (mica l'autrice qui racconta di essersi persa nella giungla: no, ti narra di come una generazione abbia fatto saltare "il banco", in tutti i sensi: pensiamo ai baby pensionati e al deficit dello Stato...), che di racconto in racconto invita il lettore a divorare le pagine.
Sino all'ultimo capitolo, che si intitola "siamo stati gli ultimi a...".
I bimbi nati tra 1935 e il 1955 si annoiavano, vedevano le lucciole e giocavano in strada, potevan fare esperienza delle "mezze stagioni", prendevano il latte dal contadino, si sbucciavano le ginocchia, stavano in case dove c'era sempre qualcuno.
Altri tempi per davvero...

G.Sa

 

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