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Le recensioni ai volumi del 39º Premio Acqui StoriaItaliani, brava gente?di Angelo Del Boca - Neri Pozza editore |
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Italiani brava gente? scrive Angelo Del Boca (Neri Pozza, collana "I colibrì") volume che è entrato nella cinquina finale della sezione divulgativa dell" "Acqui Storia" 2006, e che tanti indizi raccolti danno tra i superfavoriti.
E all"interrogazione verrebbe da rispondere in coro "sì, certo, ci mancherebbe ancora...". Perché con la "cattiva gente", semmai, noi ci siamo alleati, durante la seconda guerra mondiale, ma loro erano molto "diversi" da noi. Sennonché la storiografia moderna, negli ultimi anni si è divertita a sovvertire le più elementari certezze acquisite: ultimo è il "nostro" caso di Cefalonia (la guerra dei numeri; i dubbi del cosiddetto referendum; la valutazione bipolare dei protagonisti Gandin, Apollonio, Pampaloni....), ma gli appassionati di storia - senza ricordare i documentari sulla civilissima America di Bush di Michael Moore (da Bowling for Columbine a Fahrenheit 9/11) - rammenteranno l"impressione che fece, nel 1993, l"uscita del volume Mursia dello storico canadese James Bacque Gli altri lager. I prigionieri tedeschi nei campi alleati, nel quale si denunciava, tra l"altro, la morte di circa un milione di tedeschi nei campi franco-americani. Sarà anche per questo, che in questo clima di sana, sanissima revisione storica (che è nobile cosa e pregevole rispetto al revisionismo che prende la spinta da tesi "a priori"), anche l"ultimo libro di Carlo Ginsburg (Il filo e le tracce. Vero, falso, finto, Feltrinelli) finisce per battere sullo stesso chiodo. Come a dire che realtà, immaginazione, falsificazione, miti si contrappongono, s"intrecciano, si alimentano a vicenda. Ma veniamo al nostro libro. Con l"approccio del giornalista di razza, appassionato della ricerca storica (le note al testo sono ridotte al minimo, e radunate a fine di ogni capitolo) Angelo Del Boca racconta una decina di "episodi neri", spesso ambientati nelle "colonie" del Regno d"Italia, che non fanno certo onore allo stato unitario sorto nel 1861. Si comincia con la repressione del briganti del Sud (tra l"altro poveri braccianti analfabeti che volevano solo sfuggire alla lunga leva obbligatoria imposta dai piemontesi), per poi passare in rassegna al "caso Nocra", in Etiopia, agli eccidi compiuti in Cina (guerra dei boxer), ai lager nostrani istituiti in Libia, allo schiavismo applicato, e da manuale, in Somalia, alla guerra chimica utilizzata senza sconti in Etiopia (gli americani useranno il Napalm in Vietnam, ma la nostra iprite non era da meno). Ecco aperto un museo degli orrori italici che arriva alle crudeltà commesse, dalle varie parti in lotta durante la guerra civile post 1943 (si citano così gli eventi, per altro noti, della Malga di Porzus, ma da noi il primo pensiero va alla morte di Don Virginio Icardi "Italicus" e all"impunità dei tre assassini). E, allora, suona davvero ipocrita il patrio buonismo, quella presunta nobiltà e generosità d"animo mostrata anche nelle pieghe feroci della guerra: così come sono da elaborare i lutti, anche qui c"è da interrogarsi sulle ragioni di tanti scempi, sulla necessità di chiedere un perdono, e sulle lezioni che la storia impartisce (e che spesso e volentieri le generazioni dimenticano). Giulio Sardi (pubblicato sul numero del 10 settembre 2006) |
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