L'ANCORA [VAI ALL'INDICE - ACQUI STORIA 2006] [VAI ALLA PRIMA PAGINA]

 

Le recensioni ai volumi del 39º Premio Acqui Storia

Italiani nel lager di Stalin

di E. Dundovich e F. Gori - GLF Editori La Terza
 
Avvalendosi della memorialistica disponibile e di preziose documentazioni tratte dagli Archivi sovietici ed italiani, le autrici dell"opera infrangono l"invisibilità di donne e uomini italiani protagonisti dell"inquieta storia che in Russia seguì la rivoluzione del 1917. Condividendo con il popolo russo speranze ed abissi di sofferenza umana, essi furono testimoni e vittime (oltre mille) del dissolversi dei grandi ideali di giustizia negli orrori della dittatura staliniana.
Negli anni "30 la comunità italiana che viveva a Mosca ed in diverse città dell"URSS era costituita in massima parte da antifascisti e comunisti, spinti da una forte motivazione di natura ideologica: offrire il proprio contributo all"edificazione del socialismo. L"URSS rappresentò per loro il mito, ma divenne tragica illusione. Non fu certo marginale il ruolo di complicità del PCI, nelle drammatiche vicende che gli emigrati vissero: funzionari fin troppo solerti li schedarono, ne stilarono le biografie politiche, poi trasmesse alla polizia politica sovietica.
" Togliatti [era] … al corrente, sino quando fu a Mosca, anche delle singole fasi della sciagura complessiva che stava coinvolgendo i suoi connazionali".
L"appartenenza politica non li salvò dalla repressione staliniana, particolarmente feroce nei confronti degli stranieri: accusati di spionaggio, di sabotaggio, di azione antisovietica, essi subirono arresti di gruppo, interrogatori estenuanti, torture, fino alla fucilazione o alla deportazione nei gulag, capolavori di efficienza della barbarie.
Particolarmente brutali le condizioni femminili nei lager, spietate quelle dei neonati nutriti "con bottigliette di acqua di riso bollito, … ammalati di scabbia, coperti di pidocchi e di cimici" poi spediti negli orfanotrofi, vere prigioni legalizzate.
Gli emigrati sopravvissuti non sempre rilasciarono testimonianze del loro calvario "Il silenzio sembrò … l"unico modo di riannodare i fili spezzati di una esistenza segnata dai loro sogni infranti".
La scrittura dell"opera non indulge a giustificazioni postume: densa, lucida, a tratti impressionistica, comunica al lettore turbamenti, forti emozioni e si offre ricca di potenzialità per un lavoro critico di sviluppo e di approfondimento.
"Tutte le donne e gli uomini ricordati in questo libro sono stati riabilitati in Unione Sovietica nel 1956 o nel 1991. Semplicemente la loro colpa non è mai esistita".

Paola Rossi

(pubblicato sul numero del 17 settembre 2006)

 

Scrivi alla redazione

L'ANCORA [VAI ALL'INDICE - ACQUI STORIA 2006] [VAI ALLA PRIMA PAGINA]