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Le recensioni ai volumi del 39º Premio Acqui Storia

Trafalgar, la battaglia

di Marco Zatterin - Rizzoli
 
Le battaglie di Napoleone sembrano essere un argomento prediletto dagli storici.
Specie negli ultimi anni.
E se, talora, prevale la ricostruzione scientifica, altre volte l"approccio si fa più romanzesco, altre volte ancora emerge un taglio giornalistico.
Un vero e proprio saggio è quello che lo specialista militare David Chandler (nella edizione inglese 1980, e poi in quella italiana 1982 Rizzoli, seguì quindi una stampa RCS libri del 1989) dedica a Waterloo, su cui è tornato anche Alessandro Barbero, con un libro Laterza del 2003, cha aveva titolo La battaglia. Storia di Waterloo.
Per Marengo, almeno in Italia, il punto di riferimento è dato dal volume a quattro mani scritto da Marco Gioannini e da Giulio Massobrio, Marengo, la battaglia che creò il mito di Napoleone (Rizzoli, 2000, volume che partecipò l"anno successivo al Premio Acqui Storia); per Essling 1809, non lontano da Vienna, un accattivante approccio può essere costituito dal romanzo Bompiani La battaglia 1998, premio Goncourt 1997, opera di Patrik Rambaud, nel 1970 fondatore della rivista "Actuel". E la teoria dei libri (che non rivelano grandissima originalità nella costruzione dei titoli: la formula, come si è visto, è assai ripetitiva) potrebbe continuare, mostrando una fortissima predilezione per le battaglie "di terra" in cui Buonaparte era praticamente (quasi) invincibile. Tanto che, senza pioggia, forse, a Waterloo le cose sarebbero andate in ben altra maniera.
È sul mare, invece, che il nostro condottiero doveva raccogliere le sconfitte più cocenti. E come riferisce Marco Zatterin, in Trafalgar, la battaglia che fermò Napoleone, anche se il vento, il 21 ottobre 1805, avesse soffiato da sud - est invece che da nord - ovest, se i francesi avessero invertito la rotta, se la flotta francese avesse avuto un nuovo ammiraglio, nulla ci sarebbe stato di diverso. Il destino da tempo era già scritto. Le ucronie non hanno, qui, cittadinanza alcuna.
Ci è voluto però il bicentenario della battaglia navale, di cui fu teatro il lembo di mare oceanico non lontano da Gibilterra, festeggiato con una fastossissima rievocazione storica, cui hanno partecipato navigli di tutto il mondo, e conclusa da un indimenticabile spettacolo pirotecnico, per far riscoprire anche in Italia l"evento. Che prima ha avuto larga eco sui giornali. E poi è stato raccontato, per esteso, ma sempre in punta di penna, da Marco Zatterin (de "La Stampa") che ne ricostruisce antefatti, momenti culminanti e post scontro, dotando il libro di ricche appendici che dimostrano la natura "globale" di questa guerra del mare cui parteciparono inglesi, francesi, spagnoli, coloni di varie terre e anche italiani.
Tra questi anche quel Giuseppe Ragnero (o Raniero, o Raineri), acquese, novizio di prima classe, quasi sicuramente un coscritto poco esperto del mare, un marinaio di collina, arruolato sulla Bucentaure, una delle navi più armate tra i legni napoleonici (80 cannoni), al quale chi scrive ha già dedicato uno specifico contributo, in terza pagina, sul numero de "L"Ancora" del tre settembre 2006.
E, come in quella occasione, non possiamo che raccomandare il lettura l"opera di Zatterin, che ha il pregio di farsi apprezzare da qualsiasi lettore, proprio in virtù della leggerezza con cui la storia si fa racconto.
Davvero inesauribile questo libro, di oltre 450 pagine, che meriterebbe spazio ben maggiore di quello che ci è concesso. Ma che, siamo sicuri, non deluderà chi vorrà prendere il largo (meglio stare, come al solito, con i vincitori) sulla flotta inglese.

Giulio Sardi

(pubblicato sul numero del 24 settembre 2006)

 

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