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Acqui Storia, Minoli, Soave e Del Boca
poi l'ovazione ai campioni del mondo

 
Giovanni Minoli e Alessandro Cecchi PaoneAcqui Terme. Appuntamento d'eccezione, alle 18,30 di sabato 28 ottobre, al Teatro Ariston, per la cultura, lo sport e i loro protagonisti riuniti in occasione della consegna del trentanovesimo Premio Acqui Storia e del riconoscimento "Testimone del Tempo". Con il teatro, gremito tanto in platea quanto in galleria, la manifestazione culturale acquese ha raggiunto una tappa storica del suo cammino. Per la trentanovesima edizione, ha contribuito a far crescere il consenso verso il premio, specialmente da parte dei giovanissimi, l'idea di portare sul palcoscenico il massimo livello dello sport nazionale del calcio con i suoi idoli, accanto a prestigiose personalità del mondo della cultura e della televisione.
L'evento, condotto da Alessandro Cecchi Paone, ha visto sul palco Sergio Soave, vincitore per la sezione storico scientifica del Premio con il volume "Senza tradirsi, senza tradire" (Nino Aragno Editore); Angelo Del Boca, vincitore per la sezione storico-divulgativa con il volume "Italiani, brava gente" (Neri Pozzi).
Quindi il premio speciale "La storia in tv" è stato consegnato al giornalista e conduttore televisivo Giovanni Minoli per il programma "La storia siamo noi", mentre il "Testimone del Tempo" è andato alla Nazionale di calcio campione del mondo, rappresentata dalla Coppa d'oro vinta in Germania, a Marcello Lippi e a Gigi Buffon.
Lippi è giunto verso le 18,45, accompagnato dal sindaco Danilo Rapetti; Gigi Buffon poco prima delle 20, dopo la partita giocata a Torino.
Tante le personalità presenti in sala. Dal vescovo della diocesi monsignor Pier Giorgio Micchiardi, al comandante della Compagnia carabinieri Francesco Bianco e il comandante la Tenenza della Guardia di Finanza, tenente Giovanni Marchetti; l'assessore provinciale alla Cultura, Rita Rossa e l'assessore regionale ai Trasporti Daniele Borioli, l'assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva. Quindi il sindaco Rapetti, gli l'assessori Roffredo, Pizzorni, Marenco mons. Giovanni Galliano e molti altri.
Primo a salire sul palco ed essere premiato è stato Giovanni Minoli, premio speciale "La storia in tv 2006", premiato per il programma "La storia siamo noi". Questa la motivazione della giuria "ha voluto sottolineare un aspetto particolare della sua attività professionale, che ha visto la nascita di trasmissioni e progetti innovativi, assolutamente unici nel panorama internazionale".
È stata poi la volta di Sergio Soave. Questa la motivazione della giuria della sezione storico scientifica per il volume "Senza Tradirsi, senza tradire", "l'autore ricostruisce l'evoluzione politica e culturale di Ignazio Silone e Angelo Tasca dando vita ad un percorso ideale incrociato. Tanto più significativa appare tale ricerca in considerazione della oggettiva difficoltà di analizzare due personalità di per sé estremamente complesse, da decenni al centro di aspre discussioni di ordine politico e storiografico, calate in una stagione della storia del socialismo e del comunismo internazionale ancora oggi di difficile ricostruzione".
La motivazione dell'assegnazione del Premio Acqui Storia ad Angelo Del Boca, secondo la giuria della sezione storico divulgativa, riguarda il volume "Italiani, brava gente" in cui "l'Autore demolisce il mito tenace e consolatorio della mitezza e particolare bontà degli italiani, dimostrate soprattutto, secondo la vulgata, nei fatti di guerra. In realtà la differenza tra il nostro popolo e gli altri è stata annullata, in questo campo dalla rimozione. Il libro trova nella drammaticità degli eventi raccontati un suo ritmo incalzante, di grande efficacia narrativa".
Terminata la parte "culturale" della serata con brevi ma significative interviste di Paone ai due storici, è salito sul palco Marcello Lippi per ricevere il riconoscimento. Subito dopo ha fatto il suo ingresso sul palco anche la Coppa del Mondo portata dal sindaco Danilo Rapetti in persona. Mentre Lippi si dirigeva verso la Coppa del mondo è scivolato sul pavimento in legno tirato a lucido, ma con uno scatto da vero atleta si è rialzato aiutato dal sindaco Danilo Rapetti e da Cecchi Paone.
Quindi, con Lippi si è cominciato a parlare della nazionale di calcio. "Mi voglio riposare per coerenza con quanto mi ero ripromesso prima dell'avventura in Germania... il successo è costruire un qualcosa che si è in grado di realizzare con un gruppo che abbia le caratteristiche giuste". Tante le domande da parte di Cecchi Paone e del pubblico. Quali errori ha fatto? Tornerà alla Juventus? Quale funzione deve avere un allenatore? Cosa ha detto Materazzi a Zidane quando si è preso la testata? Cominciamo dall'ultima domanda. "So cosa ha detto, non una cosa personale che potesse offenderlo, nemmeno nei confronti di sua madre; gli ha detto qualcosa di sua sorella che non posso ripetere... L'allenatore, per i suoi giocatori, deve essere una guida forte e sicura. Il mio errore più grande, non avere studiato sufficientemente. La Juventus sta dimostrando di andare bene e quindi non ha bisogno di cambiare il senso delle cose, non ha bisogno di un altro allenatore. I calciatori? Sono molto più sensibili di quanto noi crediamo, cioè che pensiamo. Tra persone con le quali si deve lavorare assieme deve esserci un dialogo franco e sincero. A questo non ammetto deroghe".
Verso le 20, l'ingresso all'Ariston di Buffon, ed ecco un'ovazione mai vista. Stimolato da Cecchi Paone, e poi dal pubblico, ha affermato: "Lippi è una persona che si fa pienamente stimare perché è credibile. In Germania ricordo l'atmosfera fantastica quando, dopo la vittoria, fuori dell'albergo c'erano 7/8 mila persone alle 4 del mattino. Ho scelto la serie nella Juventus per rimanere con i piedi per terra, dopo la sbornia dei mondiali".
Tante le domande anche al portierone nazionale: "ma come fai ad essere così bravo... cosa hai pensato quando Trezeguet ha sbagliato il rigore?..." Per tutti una risposta, anche a quelle serie, in particolare una fatta da mons. Siri riguardante la capacità di calarsi nei panni di uomo comune per chi vive di gloria e di allori tutto l'anno, in altre parole quale tipo di messaggio sui valori un campione come Buffon può dare ai giovani. La risposta è iniziata così "Già l'aver accettato di militare in serie B potrebbe essere indicativo di una scelta di valori".
Mentre i due big del calcio italiano parlavano, a creare la giusta atmosfera ci pensavano le immagini del trionfo mondiale con tutti i goal, che scorrevano ininterrottamente sul maxischermo posto come fondale. Mai visto tanti giovani così con gli occhi lucidi per l'emozione. Un Acqui Storia veramente singolare e da ricordare. (M.P. e C.R.)

I vincitori del Premio Acqui Storia e gli studenti

Per una storia dal volto umano

Acqui Terme. È sempre più una storia dal volto umano quella del Premio "Acqui Storia".
La conferma dalla spettacolare serata finale, con la presenza del portiere della Nazionale Buffon e del CT Lippi. Ma anche dal tradizionale incontro degli studenti acquesi con i vincitori delle due sezioni in cui il concorso si articola, i prof. Soave e Del Boca, e con Giovanni Minoli (Premio per la Storia in Tv).
Cento ragazzi, un'ora e mezzo di lezione, e tanti spunti che abbiamo provato a raccogliere.

Contro i manuali

Dopo il saluto dell'assessore Roffredo e le presentazioni del prof. Pescosolido, stupisce l'esordio di Soave: "Questo mio volume, dedicato alle figure di Angelo Tasca e Ignazio Silone, è "un mattone"". Sembra quasi scusarsi il professore, che è riuscito in una operazione monumentale, che ha il merito soprattutto di far luce su due idealisti, su due grandi "vinti" del nostro Novecento, e in particolare su Tasca, ignoto al grande pubblico (ma pensatore sorprendente, acuto, lungimirante), al contrario di un Silone non solo politico, ma anche romanziere. (E subito viene citato il romanzo Fontamara, anche per la fortuna, un tempo, nelle medie inferiori).
È davvero l'approccio giusto: perché viene fuori, pian piano, l'innegabile passione per il proprio lavoro e per il "mestiere di storico".
Non è poi un caso che Soave indugi sulle differenze tra la nostra storiografia, così apprezzata all'estero nei convegni, giudicata rigorosa, ma inevitabilmente pesante, e quella di scuola inglese, così accattivante e così gradita anche in libreria.
"Eh, già: noi comunichiamo poco...".
Succede quello che proprio non ti aspetti: interrogandosi sullo scadimento della storia negli atenei - non c'è dubbio, il tre più due ha forti responsabilità - sul banco degli imputati salgono subiti gli aridi manuali. Allora ecco il consiglio ai ragazzi: "Cominciate a fare storia dalla vostra famiglia, prima della vostra nascita; iniziate ad indagare dai racconti orali, cercate poi nei giornali per contestualizzare... fare storia è come correre dietro le tracce di un assassino. E Soave allora rammenta di quella volta che, dovendo scrivere la biografia di Federico Chabod, si accorse di avere un "buco" di due mesi, e fu addirittura l'on. Andreotti a indirizzarlo per quel sentiero giusto che, ovviamente, conduce agli archivi privati, dispersi tra i parenti, sembra di cercare l'ago in un pagliaio, ma che contentezza quando trovi finalmente il documento che tu cerchi...

Un giornalista in cattedra

Con una straordinaria coerenza il discorso si ripete con Angelo Del Boca. Italiani, brava gente? è un libro più alla portata degli studenti delle Superiori - la scrittura lineare e chiara sarà apprezzata, alla sera, sul palco dell'Ariston anche dal prof. Gioanola - ma nasce ugualmente da una dedizione - da una sempre appassionata ricerca - al tema del colonialismo che dal 1976 al 1990 ha impegnato questo giornalista prestato alla storia.
Certo, anche le domande degli studenti orientano le parole al contenuto del volume (ma delle negatività non c'è visione esasperata; il prof. Pescosolido chiama l'opera "una revisione equilibrata e onesta": non siamo peggiori di francesi, spagnoli o inglesi, altrettanto crudeli, all'occorrenza, quando è in gioco la ragion di Stato: ecco, ad esempio, allora Graziani vicerè in Etiopia e "macellaio"), ma presto si passa al metodo.
Anche qui l'aneddoto è vincente.
1981: Del Boca è invitato in Università, a Torino, lui "giornalista", come professore a contratto.
Ma come fare lezione? "Andai a sentire Bobbio e altri "grandi", ma ne fui deluso". "Lezioni terrificanti": le chiama Del Boca. "Come comunicatori erano una frana". Dovevo inventare qualcosa di diverso per animare i miei incontri: mi feci portare la più grande lavagna dell'istituto e cominciai a disegnare lo schema delle battaglie...
Insomma: ecco "il racconto di storia", dai venti allievi presenti alle prime lezioni ai centocinquanta finali, e - agli esami - i rimproveri per i voti troppo alti da parte dei colleghi più paludati.

Ora insegna la Tv

Chiude Minoli. "Io ero proprio come voi. Studiavo sui manuali. Che certe volte mi incuriosivano. Ma il più delle volte mi annoiavano".
Quando l'approccio con la storia è cambiato?, gli chiedono. "In occasione della maturità, parlando con mio padre, un grande affabulatore. Lì il passaggio dalla nozione alla curiosità intellettuale: servono cuore più cervello, che devono reagire insieme e che si alimentano, vicendevolmente, nell'analisi dei fatti".
Di qui l'elogio della Tv, che può essere medium del documento, e strumento di divulgazione. Un piacere sentire Minoli, che scandisce le tappe della giovane stagione di cronos sul piccolo schermo.
Il primo maestro è stato Sergio Zavoli, con i programmi dedicati alla nascita della dittatura fascista; ma una svolta è avvenuta sicuramente dopo il 1989: dopo la caduta del muro una maggiore libertà, una più ferma onestà intellettuale hanno reso possibile la costruzione di nuovi programmi; ma anche l'apertura degli archivi ha consentito di accedere a materiali insospettati (sino alla fine degli anni Ottanta nessuno credeva all'esistenza di una II guerra mondiale a colori).
Ecco allora le novità dell'ultimo decennio: la storia in TV, non solo "in prima serata" (come l'omonimo programma), ma lo schermo trasformato in lavagna, in manuale di seconda o terza) generazione; la storia della TV che entra in università, a Roma, alla Sapienza, e reagisce con Internet. "Un taglio narrativo che si ispira al ritmo serrato della cinematografia americana, ma anche alle regole auree della narrativa antica. La Tv che non chiede permesso è rischio, ma anche opportunità". Anche una fiction storica discutibile come l'ultima su Cefalonia, per Minoli, porta acqua alla divulgazione.
Ci sarebbe da aprire un bel dibattito, ma forse tra insegnanti e ricercatori.
Ai ragazzi va bene così. Per tanti, complice la Coppa del Mondo, le "lezioni" si replicheranno, ma assai più brevi, - in Teatro o in piazza, davanti al maxischermo - alla sera.

(G. Sa.)

(pubblicato sul numero del 5 novembre 2006)

 

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