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L'Isa Ottolenghi a scuola
da Piero della Francesca

 

Isa Ottolenghi - Piero della FrancescaAcqui Terme. Il tema di Maria gestante, insolito per la pittura italiana, è più diffuso nell'iconografia francese e spagnola. Ma alla tradizione nostrana appartiene l' "opera di riferimento". Che è La Madonna del parto di Piero della Francesca.

Ma dove si trova questo capolavoro? Non nella cappella cimiteriale di Santa Maria in Monterchi (Arezzo) dove l'affresco fu staccato nel 1911, non solo nel nuovo (e controverso) allestimento museale che il centro toscano ha realizzato dopo i restauri del 1993, ma anche ad Acqui, presso l'Istituto Statale d'Arte "Jona Ottolenghi".
Una copia che riprende le dimensioni originali (260 x 203 cm.), e che riproduce anche il paratesto delle strutture architettoniche in cui l'opera si inserisce, è stata approntata - in quasi 20 giorni di lavoro - dagli allievi del corso IFTS "Conservazione e restauro", sotto l'autorevole guida del Prof. Gian Carlo Venuto, titolare del Laboratorio di affresco (assistente l'acquese, ex allieva ISA, Cristina Cavanna).

"Et benedictus fructus ventris tui, Jesus"

Si avvia dunque alla conclusione - sarà nel giugno 2004 - il 1º Corso post diploma dedicato alla salvaguardia dei Beni Culturali organizzato nella nostra città da Regione Piemonte, Politecnico di Torino - Facoltà di Architettura, ISA "Ottolenghi, ENAIP Piemonte, Società Consortile Langhe Monferrato Roero, e dai migliori laboratori artigiani specializzati, iniziativa di cui hanno preso atto anche le Soprintendenze Regionali alle Belle Arti.
Nell'ultima quindicina di febbraio una delle esperienze, a detta dei corsisti, più coinvolgenti: la realizzazione della copia di uno dei capolavori italiani del XV secolo, la Madonna di Piero, che due volte metaforizza il tabernacolo eucaristico, dapprima con gli angeli che tirano le cortine aprendo la scena sulla ieratica figura della Vergine (e nel volto sono riconoscibili gli influssi dell'arte bizantina), quindi con Maria che slaccia la sopraveste, indicando il preconciliare "frutto del ventre" suo.

Isa Ottolenghi - Piero della FrancescaGiancarlo Venuto (già docente nelle accademie di Venezia, della Albertina di Torino e di Brera a Milano), a conclusione dei lavori, ci riferisce di una tecnica che certo non si esaurisce al primo approccio, ma che più che mai si impara con l'esperienza.
"Pochi i testi, e approssimativi; ma più delle conoscenze teoriche è fondamentale l'approccio con il tempo lungo di quest'arte che rischiava realmente di andare perduta: il processo di pietrificazione, che deve alla calce espressività e straordinarie qualità artigianali, si combina con una rigorosa procedura".
Ecco dunque gli allievi del corso IFTS dell' "Ottolenghi" impegnati nella preparazione del piano di muratura, attraverso le sovrapposizioni di arriccio, intonaco (ogni pezzo per ciascuna giornata di lavoro) e intonachino, nell'allestimento delle sinopie e nelle operazioni di spolvero, la stesura finale dei colori, che procede per velature successive, nei modi dell'acquerello, o alle prese con le spatole e altri utensili funzionali per le parti (per lo più decorativo - architettoniche) a graffito.
La Madonna del Parto, secondo tradizione vasariana, fu realizzata da Piero - maestro della luce, di cui esalta ogni potenzialità espressiva - nel 1459, anno nel quale il pittore si trovava a Sansepolcro per la morte della madre. Questo inizio di 2004, a distanza di cinque secoli, segna la realizzazione di una copia, ospitata nella nuova Sala Insegnanti (ex segreteria) dell'Istituto Superiore acquese, a rappresentare uno dei vertici didattico-operativi del corso IFTS.
Agli innumerevoli valori nascosti dell'opera (ad alta densità simbolica), si aggiunge quello della "nascita" e del compimento, presso l' ISA "Ottolenghi", di un curricolo finalizzato al restauro. A questo è facile pensare si legherà, nei prossimi anni, parte dell'identità della scuola acquese. Fondata da Jona nel 1882, essa pare aver trovato un ottimale equilibrio tra propensione alla creatività, nuove strumentazioni e riscoperta del passato, proponendosi quale concreta "risorsa" del territorio.

Giulio Sardi

Pubblicato su L'Ancora del 7 marzo 2004

 

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