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Conferenza "olimpica" su Giacomo Bove

 
Giacomo BoveMaranzana. La figura di Giacomo Bove, esploratore tra i più illustri, ma anche marinaio, scienziato, antropologo, etnologo, scrittore e giornalista, è sicuramente tra quelle più trascurate del panorama culturale italiano, e forse, proprio per questo motivo, una delle più interessanti da conoscere e da scoprire. A occuparsi della sua valorizzazione, attraverso studi, convegni, pubblicazioni, ricerche e conferenze, è da anni l'Associazione Culturale "Giacomo Bove e Maranzana", costituita senza scopo di lucro dalla pronipote di Bove e da altri soci, che nella giornata di sabato 18 marzo sarà protagonista di un appuntamento di eccezione.

Il passaggio a Nord Est
della Spedizione Artica svedese

Ci sarà anche il nome di Giacomo Bove, infatti, sul cartellone delle "Olimpiadi della Cultura", l'evento itinerante che accompagna ogni edizione delle Olimpiadi, organizzato dal Paese ospitante secondo le proprie tradizioni e specificità sociali e culturali. Ad aprire l'edizione 2006, che si terrà ovviamente a Torino, e che prevede numerosi eventi di grande spessore, sarà una grande mostra sul tema "Inuit e popoli del ghiaccio", che sarà inaugurata sabato, a partire dalle 15,30 al Museo Regionale di Scienze Naturali di via Giolitti 36, nel capoluogo piemontese. Tra gli eventi collaterali della mostra figura anche una interessante conferenza su "Giacomo Bove - il passaggio a Nord Est della Spedizione Artica svedese".
A introdurre l'evento collaterale, cui prenderà parte anche il Console di Svezia Sergio Eynard, sarà una introduzione dell'antropologa Gabriella Massa, curatrice della mostra sugli Inuit; a seguire, la Presidente dell'Associazione Culturale "Giacomo Bove-Maranzana", Maria Teresa Scarrone, insieme a Cesare Bumma, presenterà il "Diario di Giacomo Bove"; quindi, la parola passerà a Franco Guarino, giornalista e esploratore, che presenterà un documentario dal titolo "Viaggio sulle orme di Giacomo Bove". A chiudere la giornata ci penserà quindi la guida alpina Rinaldo Carrel (primo italiano al Polo Nord e in vetta all'Everest), che parlerà della propria esperienza personale con l'ausilio di un'ampia documentazione.
Sarà l'occasione per saperne di più su una delle più affascinanti imprese di Giacomo Bove, compiuta centoventicinque anni fa (quest'anno ricorrerà il 126º anniversario). L'epoca è quella delle grandi esplorazioni polari, e in particolare della zona artica: era il 1877 quando Giacomo Bove fu contattato per partecipare ad una spedizione organizzata dallo svedese Adolf Erik Nordenskjold in partenza da Stoccolma sulla nave "Vega".
In quegli anni, era già noto come il bacino artico fosse per tre quarti circondato da terre americane e asiatiche, ma gran parte delle coste di queste terre erano ancora inesplorate, e l'interesse della spedizione scandinava era appunto quello di fare luce sulle arterie fluviali che avrebbero potuto collegare l'oceano alla ferrovia degli Urali, prossima al completamento. Dopo avere imparato i rudimenti dello svedese, Bove partì da Stoccolma il 24 giugno 1878, e il 16 luglio, a bordo del "Vega" (una ex baleniera, accompagnata dai piccoli vapori "Lena", "Express" e "Fraser"), entrò nel Mar Glaciale Artico.
Qui, nei mesi seguenti, Bove scoprì un nuovo arcipelago, che battezzò "Vega", e alcune isole che ebbe il permesso di chiamare con nomi italiani, tra cui si ricordano la "Re Umberto", la "Brin" (dal nome del ministro della Marina dell'epoca), la "Bucchia" (ammiraglio), la "Correnti" (Presidente della società Geografica Italiana). La punta Correnti sarà poi ribattezzata "Capo Bove".
Rimasero in quelle acque, doppiando per la prima volta nella storia Capo Celiuskin, fino a settembre, quando il mare ormai ghiacciato li imprigionò obbligandoli a svernare sul posto. Bove approfittò dell'occasione per compiere importanti ricerche etnografiche sulle popolazioni locali. Dati per morti da tutti, riuscirono invece a ripartire il 18 luglio 1879, e il 20 attraversarono lo stretto di Bering. Quindi, dopo aver fatto tappa in Alaska, giunsero a Yokohama, accolti da incredibili festeggiamenti. Da lì attraverso Oceano Indiano e Canale di Suez, fecero ritorno in Europa, attraccando a Napoli nel 1880: il passaggio a Nord Est era stato esplorato.
"Fu un'impresa incredibile per l'epoca - spiega Maria Teresa Scarrone - e dispiace vedere che una figura come quella di Bove, che nella vita fu protagonista di moltissime imprese eccezionali, sia caduta nel dimenticatoio. Speriamo che iniziative come questa possano contribuire a farci riappropriare di un patrimonio culturale che ha dato lustro all'Italia intera, e di cui dovremmo andare orgogliosi".

(Massimo Prosperi)

Pubblicato su L'Ancora del 19 marzo 2006

 

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