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Presentato il CD dei canti popolari dell'Acquese

 

Da giovani e anziani festa in dialetto

Acqui Terme. C'era davvero il pubblico delle grandi occasioni, la sera di giovedì 23 febbraio 2006, presso il Palafeste Kaimano, dove è stato allestito il concerto di presentazione del CD musicale Canzoni popolari dell'Acquese, edito dal Municipio, di cui è interprete il Gruppo Dialettale "J'amis".
Acquesi di ogni età, ma soprattutto tanti bambini si sono ritrovati - l'occasione quella dell'imminente carnevale - per stringersi attorno alla lingua materna per eccellenza.

E con i tre moschettieri della chitarra - J'amìs - erano anche un gruppo di allievi della scuola elementare "Saracco" di Acqui Terme e il coro della Elementare "Robino" di Canelli, che hanno ulteriormente vivacizzato la serata con i loro interventi sul palco.
Oltre ai 25 brani dialettali incisi da Emilio, Biagio e Beppe, infatti, il supporto musicale promosso nella collana comunale "Acqui Terme Città & Musica" raccoglie gli esisti più alti del concorso di espressione in vernacolo "Il dialetto: la tradizione del futuro", indetto dal Municipio d'Acqui nel 2003, che ha sortito esiti davvero piacevolmente inaspettati.
La serata, aperta dall'intervento del presidente del consiglio comunale (con delega per la sezione musica) Mº Enrico Pesce, è stata presentata dal prof. Arturo Vercellino. E dalle parole inaugurali di quest'ultimo iniziamo la cronaca del concerto.

Una cornice di poesia

"In un momento in cui il dialetto sembra sparire - afferma Arturo Vercellino - ringraziamo la tenacia degli "Amìs", che con amore difendono questo patrimonio, oltretutto oggi più prezioso dal momento che le parole "antiche" si vengono a caricare di una valenza non verbale, ma evocativa e poetica".
È palpabile l'emozione di chi sta sul palco, ma anche degli ascoltatori: questo primo CD dialettale è erede delle tante musicassette - molte delle quali "di fortuna" - che hanno immortalato in quarant'anni ora le estemporanee esibizioni, ora i concerti.
Ascoltare i brani è come sfogliare, allora, l'album dei ricordi.
Ma, ora, il canto popolare, per sua natura orale, volatile, fragile diviene monumento. Dunque, nella sera degli ultimi giorni di febbraio si assiste ad un vero e proprio miracolo. È il primo.
Il secondo è quello che vede sul palco i bambini.

Le canzoni e le filastrocche dei piccoli

Che effetto sentire la storia dell'alfabeto del dialetto, quello dei mestieri e non solo, come recita il titolo: l'Ampianlein ch'u ampianela èl cusinèin, 'l Brèntau con 'na brènta pèina d èua da fè pau, e poi el Caratè, el Dutùr, quindi l'Erburista... Di professione in professione si arriva sino alla lettera Z di ssuclè, in un itinerario non privo di arguzia paesana (sennò non sarebbe dialetto): H: a na so' n'acca!; Q: que a sson ant èl cone per dabon!
Strepitosa è stata la composizione poetica composta e recitata da Eleonora Chiavetta, dal titolo Dui can, destinata a diventare un classico moderno del nostro dialetto, e riuscita proprio perché in straordinaria linea di continuità con i vecchi testi e con i contenuti di Umanità di un tempo (basta attingere alla chiusa: cul can ch'u s'anràbia, ch'u bàula, u ssàuta cmè in danò viene soccorso dalla pagnotta offerta dall'altro animale, mustranda in ssentiment, da pover can, che del vote i-an nent certi cristian).
Tocca poi alle Elementari di Canelli, che danno spettacolo già mentre gli Amìs suonano i primi pezzi (I sgaientò e El busìe 'd Vison di Caròssa, La pisterna di Amilcare Pistone, Du sstìsse di Vigorelli): i piccolini trasformano il loro spazio, nel quale aspettano di salire sul palco in una piccola balera, non diversamente da come capitava un tempo, quando bastava una fisarmonica a trasformare in un attimo di festa una pausa del lavoro.
E pregevole risultava anche la esibizione artistica, da piccolo (grande) coro dell'Antoniano di Bologna (quello dello "Zecchino d'oro", per intenderci), con un brano, Istò, che si avvaleva della musica scritta da Enrico Pesce.

Il CD degli Amis... e il valore degli zucconi

Come aveva già anticipato Enrico Pesce, i pannelli sistemati all'interno del Palafeste hanno decisamente migliorato l'acustica del locale, che permette un ascolto se non ottimale, discreto.
In fondo si fa musica in un'area che sa molto di mercato coperto, e tutta "la cornice" risulta essere in linea con i contenuti del concerto e del CD.
E se si viene finalmente al supporto, realizzato "in proprio" presso lo studio "Spazio giovane" di Via Fleming, oltre alla buona qualità dell'incisione, alla valenza dei musici, va segnalata la ricchezza delle scelte del repertorio: da l'apertura con La nostra ssìtò a I ssògn d'in sgaientò la scelta del CD è davvero larghissima, e poi nel libretto di 20 pagine allegato, trovano spazio tutti i testi dialettali e i commenti, necessariamente stringati (per motivi di spazio) del prof. Vercellino.
Ma per dire quanto sia importante qualche canzone affidiamoci alla penna di Luigi Vigorelli (1930-1995), che con queste parole commentava I Sicon d'Âicq e circundâre - ovvero "i famosi zucconi di Acqui, testardi dottrinari, e Bastian contrari dei più ostinati" - quindici anni fa, sul giornalino (numero 1, 1991) della "Corale Città di Acqui Terme".
"Scritta espressamente per il Carnevale del 1928, questa poesia ha contribuito notevolmente all'opera di salvataggio nel nostro dialetto. Essa, infatti, evoca con il nomignolo con il quale sono conosciuti gli abitanti di ciascun paese".
E in quella occasione Vigorelli rinunciò - da buon filologo - addirittura a pubblicare una parte del testo, poiché "non voleva tediare il lettore con un elenco di nomi senza poter dare di tutti la motivazione dei soprannomi", e poi non si voleva urtare la suscettibilità di qualche interessato.
Ma, soprattutto, era la ricerca complessiva da ultimare.
Ebbene, il CD degli Amìs, rimette in circolazione un testo difficile, problematico, in certi casi criptico, che chissà proprio grazie alla "nuova diffusione" potrà avvalersi di tanti nuovi lettori e - lo speriamo - di tanti nuovi, magari giovani, studiosi.

Chi sono "Gli Amìs"

II gruppo è nato nel 1970 con l'intento di mantenere vivo e rivalutare il canto dialettale acquese ed era formato da Emilio, Mio, Angela e Biagio. II debutto degli Amìs é avvenuto nel settembre 1978 nel cortile de La Loggia in Pisterna per la festa della Madonna con S. Messa officiata da Mons. Giovanni Galliano. Attualmente la formazione é composta da Milio, Biagio e Beppe ed il repertorio é costituito principalmente da celebri brani musicali d'autori acquesi quali Costantino Becchino detto Carósa, Giuseppe lvaldi detto Pinéin u sópp, Mario Bosio, Amilcare Pistone, Nani Martini e, negli ultimi tempi, si é ulteriormente arricchito con pezzi tratti da testi di poeti locali, tra cui spiccano i nomi di Cino Chiodo, Luigi Vigorelli, Guido Cornaglia, Michele Boveri, Arturo Vercellino. Recente é la partecipazione alle manifestazioni riguardanti la Cittá di Acqui Terme riprese da Rai Uno, Rete 4, Telecupole.
Emilio Marengo, nato ad Acqui Terme il 9/09/1938, cantante e musicista versatile, suona la chitarra e il mandolino. Nel 1970 fonda con Biagio, Angela e Mio, il gruppo musicale e canoro che dal 1978 diventerà ''J'Amìs". Capostazione in pensione, fa parte della Corale "Madonna Pellegrina" e collabora con la Corale di "S. Cecilia" di Acqui Terme.
Biagio Benazzo, nato a Strevi il 25/10/1930, Capostazione Sovrintendente in pensione, Consigliere comunale dal 1960 al 1965, Vicesindaco dal 1970 al 1975, Sindaco di Strevi dal 1975 al 1995. Particolarmente sensibile a tutto quanto riguarda la storia locale, nella sua lunga attività amministrativa, ha promosso e sostenuto tutte le iniziative tese allo sviluppo socio-economico di Strevi. Canta e suona la chitarra.
Beppe Marengo, nato ad. Acqui Terme il 2/02/1949, rappresentante di commercio, canta e suona la chitarra. Dal 1986 entra nel gruppo ''J'Amìs" con Milio, Biagio e Angela. Già nella Corale "Cittá di Acqui Terme", fa parte della Corale "Madonna Pellegrina" e collabora con la Corale di "S. Cecilia" di Acqui Terme.

Giulio Sardi

Pubblicato su L'Ancora del 5 marzo 2006

 

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