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Monevi e Ivaldi i nostri frescanti

 

Cremolino. Arturo Vercellino (Istituto Statale d'Arte "Jona Ottolenghi"), il dott. Luigi Moro, la prof.ssa Maria Grazia Montaldo (Università di Genova) e Franco Marino (Ente Naz. Sordomuti) sono stati i relatori della giornata di studio dedicata al "Muto" di Toleto e alla sua bottega. Filo conduttore degli interventi - tenutisi nel pomeriggio di sabato 3 giugno presso la sala conferenze del Centro Studi Karmel - la produzione ad "Affresco, pittura ad olio e acquerello".
L'iniziativa promossa dal centro di spiritualità Karmel e dall'associazione intitolata a Pietro Ivaldi, era sostenuta da Provincia, Comunità Montana Suol d'Aleramo, e dai Comuni di Ponzone e Cremolino.

Da Giovanni Monevi
a Pietro Ivaldi

Pietro IvaldiProseguono sulle colline acquesi le iniziative volte alla riscoperta dei nostri "maggiori". Dopo la giornata di Monastero Bormida (13 maggio) dedicata ad Augusto Monti e ai Sansossi; dopo le iniziative carpenetesi in onore del folklorista Giuseppe Ferraro (26 maggio), i riflettori sono stati nuovamente puntati sulla figura di Pietro Ivaldi detto il Muto.
Dopo una prima giornata di studi che si tenne a Ponzone sul finire del 2004, dopo l'incontro del giugno 2005 presso la Sala San Guido, a pochi metri dal chiostro dei canonici della Cattedrale acquese, e la mostra di oli, disegni e acquerelli apertasi il primo maggio a Cremolino, sulla collina spartiacque tra Acquese e Ovadese (significativamente ad unire le due zone, percorse in lungo e in largo dal Muto) si è svolto un nuovo incontro che non ha mancato di fornire significati apporti critici.
In particolare, da un lato, sta emergendo il Muto delle piccole realizzazioni da cavalletto e dei disegni: e il primo catalogo allestito da Maria Grazia Montaldo è destinato a arricchirsi delle tele di Molare, Montaldo e Ponzone segnalate dall'intervento di Luigi Moro.
Sull'altro fronte - e qui la paternità della intuizione deve essere ascritta al prof. Arturo Vercellino - accanto alle influenze dei pittori "lontani" (i conosciuti solo dagli addetti ai lavori Biscarra, Camuccini, Alessio, la scuola dei Nazareni; ma c'è anche una indiscutibile suggestione dei maestri del Rinascimento, e in particolare del modello leonardesco sull'Ultima cena ivaldiana conservata nella parrocchiale visonese) si può riscontare l'incontro artistico, indiretto ma altrettanto sicuro, con Giovanni Monevi da Visone, che di centocinquant'anni precorre il cammino artistico del Muto.
E proprio cominciando dalla Cattedrale dell'Assunta di Acqui, in cui gli affreschi dei due artisti risultano affiancati, il prof. Vercellino ha individuato i segni di un rapporto di continuità; ecco allora il Giuda del Monevi cui l'Ivaldi attinge ripetutamente per ritrarre l'apostolo traditore; ecco le Madonne con Bambino che rischiano di essere scambiate; ecco San Pio V e la Battaglia di Lepanto, soggetto che Monevi immortala a Visone e l'Ivaldi a Strevi, con debiti decisamente marcati e inequivocabili. Né possono essere taciute le affinità nella resa delle anime purganti, o dell'immagine di Dio.
Dunque, attraverso il Muto, si giunge ad un altro artista seicentesco su cui da più di un anno sta indagando, a Visone, un gruppo di lavoro. E proprio quest'ultimo non mancherà, presto, di rilanciare un altro dei "pennelli dimenticati", come nel caso del Muto espressione di una "bottega" a conduzione familiare (da un lato Pietro e Tommaso Ivaldi più gli aiuti del Ferraris e del Varese; dall'altro i fratelli Giovanni e Francesco Monevi, più i figli Giovanni Battista e Annamaria).
Inequivocabili, però, le differenze a livello qualitativo: se il "Muto fa presto" elegge nella velocità la sua caratteristica (con conseguente appetibilità per una committenza che immaginiamo poco generosa), dal Monevi vengono risultati incomparabilmente superiori.

Il dettaglio del gesto

Le immagini sono protagoniste, come è giusto, del pomeriggio.
Tre oli (il ritratto del padre, della madre, e una Santa Cecilia) fanno bella mostra nella sala; poi una grande riproduzione dell'Ultima Cena di Visone permette ancora a Vercellino di istituire un confronto accurato con la Cena leonardesca; la visione del DVD dedicato al Natale e ai presepi del Muto consente di apprezzare ancor meglio che dal vivo gli affreschi che istoriano le volte o le grandi pareti in tante chiese della Diocesi (da Montaldo a Ovada, da Trisobbio alla Pieve di Ponzone; da Molare alla Madonnina di Acqui).
Una significativa parte del tempo viene poi dedicata all'handicap dell'Ivaldi.
Franco Marini, presidente ENS Alessandria, e vice presidente regionale, ragguaglia i presenti sui novant'anni di storia dei sordi alessandrino (da cui l'omonima pubblicazione) ricordando una prima associazione alessandrina (di vita brevissima) allestita nel 1897 da Ferdinando Castagnotti e da Antonio Perocchio, rinnovata nel gennaio 1915 con l'appoggio del Sacerdote Giovanni Sbrocca, direttore dell'Istituto Sordomuti di Alessandria.
E la stessa città nel 1925 ospitò, nel ricordo della fondazione della Società Mutuo Soccorso per Sordomuti, un convegno nazionale.
Dalla prof.ssa Maria Grazia Montaldi, infine, una dettagliata disamina dei gesti e della grammatica dei segni che l'Ivaldi applica ai suoi affreschi: la mano che batte sul polso indica malattia; la mano destra protesa è indizio dell'azione del dare, le mani incrociate sul petto rendono la sofferenze.
Ma è impossibile qui riassumere la ricca relazione che, come le precedenti, sarà destinata ad una prossima pubblicazione.
Che è legittimo attendere con impazienza.

Giulio Sardi

Una galleria virtuale delle opere di Pietro Ivaldi si può visitare all'indirizzo internet www.pietroivaldi.org, e-mail info@pietroivaldi.org.

Pubblicato su L'Ancora dell'11 giugno 2006

 

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