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Malvicino, cronaca del rastrellamento

 
Malvicino - Ostaggi - 19 agosto 1944
Malvicino - Ostaggi - 19 agosto 1944
Malvicino - Liberazione - 24 agosto 1944
Malvicino - Liberazione - 24 agosto 1944
Antonio Pesce - Acquaforte
L'acquaforte di Antonio Pesce
Malvicino. Il convegno che si svolgerà a Malvicino nella mattinata di domenica 21 agosto si inserisce nell'ambito delle numerose iniziative volte a celebrare il 60° anniversario della Liberazione. Questa località dell'Acquese fu teatro di importanti vicende durante l'ultimo conflitto mondiale. A Malvicino nacque il 7 giugno 1930 Roberto Di Ferro, trasferitosi con i genitori ad Albenga aderì giovanissimo ai gruppi partigiani. Arrestato e torturato dai militari tedeschi venne fucilato il 28 marzo 1945 a soli 14 anni. Per il suo gesto eroico fu insignito di medaglia d'oro al valor militare.
Un secondo evento accadde alla fine di marzo del 1945. Nella cascina dei Fossati vennero arrestati sette giovani, condotti prigionieri nel forte di Cadibona, tre riuscirono a fuggire, gli altri quattro dovettero attendere il 25 aprile per poter raggiungere le loro famiglie. Il fatto che verrà celebrato nel prossimo mese di agosto si sviluppò dal mattino del 18 alla sera del 24 agosto 1944.
Una vera e propria settimana di passione iniziata con il rapimento di tre genieri della TODT al Ponte di Guadobono da parte di una formazione partigiana, il successivo rastrellamento e imprigionamento di 42 uomini di Malvicino e Roboaro, il trasferimento nella caserma militare di Acqui, la minaccia di fucilazione degli ostaggi e di distruzione del paese.
Dal pomeriggio del 19 frenetiche trattative di mediazione promossa dall'allora parroco don Ricci, da mons. G. Galliano e dal vescovo G. Dell'Omo unita all'azione determinante di d. Virginio Icardi (Italicus), parroco di Squaneto, portarono alla liberazione dei tre tedeschi e al rilascio degli ostaggi.
Per non dimenticare, per lasciare ai giovani il ricordo di questi eventi domenica 21 agosto si svolgerà il convegno "Cronaca del rastrellamento a Malvicino dal 19 al 24 agosto 1944" un episodio della Resistenza con il seguente programma: ore 9.30, ritrovo dei partecipanti nella piazza del Comune; ore 10, oratorio di S.Antonio Abate, inizio dei lavori: saluto ai convenuti del sindaco di Malvicino Franco Moretti, quindi le relazioni su "I giovani nella Resistenza" di Pietro Reverdito (Pedrin); "Ponte di Guadobono: il sequestro di tre genieri della TODT" di Bruno Chiarlone e Francesco Chinelli (Tarzan); "La mediazione del vescovo Giuseppe Dell'Omo e l'azione di d. Virginio Icardi (Italicus)" di mons. Giovanni Galliano, conclusioni: prof. Adriano Icardi, presidente del Consiglio provinciale di Alessandria. Ore 11.30, onori alle lapidi dei caduti di Malvicino e di Roberto Di Ferro (Baletta). Ore 12, santa messa nella parrocchiale. L'iniziativa, ideata e promossa dal Comune di Malvicino, viene patrocinata dalla Regione Piemonte, dall'Amministrazione provinciale di Alessandria, dalla Comunità Montana "Alta Valle Erro, Orba e Bormida di Spigno", dall'ANPI, dall'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, dalla Consulta dei Comuni dell'acquese, con l'adesione dei Comuni di Cartosio, Pareto, Spigno, Ponzone.
Ad Angelo Parodi, a Piero Bruno, a Salvatore Costa, unici testimoni viventi dei 42 e ai parenti degli altri ostaggi verrà donata in ricordo dell'evento un'incisione all'acquaforte, opera dell'artista Antonio Pesce.

La strage scampata
dell'agosto 1944

Il Sessantesimo della Resistenza ha vissuto, nel piccolo paese tra i boschi, un ulteriore momento di ricordo e di memoria. Forse uno dei più intensi, sino ad ora, di questo 2005, in quanto ha riguardato, da un lato, le vicende di una intera comunità - quella di Malvicino (270 abitanti nel 1944) che rischiava di essere profondamente segnata dalla rappresaglia tedesca - e dall'altro, ha saputo concentrare l'attenzione su figure di patrioti esemplari, di uomini intenti a difendere l'ideale: il sacerdote "scomodo" Virginio Icardi ("Italicus"), parroco di Squaneto dal 1933 al 1944, e il giovanissimo Roberto Di Ferro ("Baleta"), uno dei più giovani martiri della Resistenza.
Le giornate dal 18 al 24 agosto, dopo l'episodio del rapimento dei tre tedeschi della TODT al ponte sull'Erro - che innescarono la successiva vicenda del rastrellamento che fece 42 ostaggi tra i civili del paese, e poi l'attacco e il successivo incendio a Santa Giulia, che portò alla morte Teresa Bracco - per Malvicino sono state, del Novecento, quelle più determinanti.
In coincidenza con la data anniversaria è stata allestita, domenica 21 agosto, una giornata della memoria - riuscitissima - promossa dal Comune e condotta con piglio deciso e sicuro da Don Angelo Siri. Il foltissimo pubblico presente ha così potuto ascoltare le testimonianze del Maestro Piero Reverdito, di Bruno Chiarlone, di Mons. Giovanni Galliano e le conclusioni del presidente del consiglio provinciale prof. Adriano Icardi.

La rivincita dell'oralità
Il racconto della storia

Che la giornata, pur grigia e insolitamente fredda, avesse in sè qualcosa di eccezionale lo si poteva capire subito, ascoltando i discorsi dei partigiani "Tito" e "Tarzan" sul sagrato dell'oratorio che avrebbe poi ospitato i relatori.
Storie di scarpe e stivali che davvero sono, in guerra, il bene più prezioso; di staffette efficienti ("le gambe erano il telefono di allora", dice "Tarzan"); di spie che si aggirano tra la campagna e di una consuetudine con la morte che accomuna uomini e animali.
C'è chi non esiterebbe, tra i partigiani, ad uccidere il tedesco prigioniero per sottrargli le calzature (e per fortuna "il Biondino" dissuase alla sua maniera da un gesto tanto gratuito quanto insensato); di galline impallinate dai repubblichini e poi finite in un enorme pentolone per sfamare i soldati di Salò, prima che un colpo per aria (cui rispondono mille altri) dia il segnale del rientro alla base, tra i pianti dei bambini più piccoli, spaventati, sull'aia.

Gli interventi

Dopo il benvenuto del Sindaco Moretti (presenti molti suoi colleghi dai paesi vicini; c'è anche il presidente della Comunità Giampiero Nani; Mercedes Bresso ha mandato dalla Regione un telegramma di saluto) è Don Angelo a sottolineare come, solo grazie ad eccezionali circostanze favorevoli, la strage sia stata evitata. E questo grazie alla mediazione della Curia (5 gli incontri febbrili ricordati da Don Galliano, allora segretario di Mons. Dell'Omo), e all'opera di "Don Italicus", quel prete sospeso a divinis che si batté per il rilascio dei tre tedeschi, riconsegnati al Vescovo di Acqui il 24 agosto.
E proprio questo episodio potrebbe essere la causa della morte del sacerdote, il 2 dicembre 1944, anche se le ultime ricerche indicano altre motivazioni dell'omicidio. Che non fu "politico", ma dettato, forse, dal fatto che il parroco di Squaneto (che aveva - tra l'altro - un rapporto difficile con i notabili possidenti del luogo) potesse aver avuto in casa quei valori che i soldati della zona, partiti per il fronte, gli avevano affidato.
Sono state le testimonianze orali le vere protagoniste della mattinata. Il M° Reverdito che racconta delle cuscinate del collegio (Livorno, 1937) tra "soldati di Mussolini" e "soldati della regina"; che fa notare come il mondo "sia girato in dieci anni", dalla conquista dell'Africa all'Italia liberata dai marines di colore. E poi le grandi idealità, certe speranze che tramontano con la fine del governo partigiano, nel dicembre 1945 (e "Tarzan" gli fa eco ricordando come, al corteo della Liberazione, a Savona, i 40 partigiani sopravvissuti alla guerra sui monti siano diventati, improvvisamente, 12 mila...).
Malvicino, 19 agosto '44
Da Bruno Chiarlone e da Don Angelo, che ha raccolto le memorie del paese, la ricostruzione della vicenda.
La concentrazione degli ostaggi è condotta in modo sbrigativo, qualcuno è tirato giù dal letto (son le sei del mattino), c'è chi si appresta a ferrare il bue, c'è chi è catturato nei campi, chi non ha il tempo di vestirsi "perché a morire ci si può andare anche in mutande"; c'è, come racconta il sig. Angelo, uno dei protagonisti dei fatti, chi è costretto a cancellare, a forza di sputi e di sfregare di mani, la scritta "W i partigiani"; il possesso di un binocolo di marina, di una pallottola in casa, il fatto di essere stato accusato di essere un presunto "comunista" sono ottime ragioni per sollecitare la condanna a morte, per fortuna solo minacciata...
Sono 45 uomini gli ostaggi (il più vecchio ha 68 anni, il più giovane15; cinque son di Roboaro; in certi casi il gruppo familiare è completo); il numero diminuirà di una unità ad Acqui (c'è chi riuscirà a scappare); altre due persone, in grado di dimostrare solida fede fascista, torneranno al paese. Ecco i 42, che faranno dire a "Don Italicus", uomo dell'entusiasmo, affascinato dall'ideale (lo racconta Don Galliano, inviato a parlamentare), "Va', dirai al tuo vescovo che saranno liberati, ma io ci rimetterò la pelle".

Un prete patriota

Da quel sacerdote, originario di Cassinelle, i tre della TODT, scortati, sono passati una mezz'ora nel trasferimento per Santa Giulia: i partigiani ricordano "Italicus" come "uno normale, non grasso"; senza tonaca. Don Virginio li invita in casa: "Venite, mangiamo qualcosa, ho solo pane e formaggette...". Da Squaneto un passaggio anche al ritorno, prima del rilascio. Il sacerdote invita al silenzio i tre tedeschi, che a Santa Giulia sono stati colpevolmente sbendati e che hanno visto come quella sia tutto fuorché una roccaforte...
Dal prof. Icardi le conclusioni, che sottolineano le eredità della Resistenza - la Repubblica e la Costituzione - e dà appuntamento ad Olbicella, il 9 ottobre, per un altro momento di ricordo.
E' quasi mezzogiorno: il corteo, con in testa il Corpo Bandistico Acquese, si dirige al monumento a Roberto Di Ferro e poi alla chiesa, dove Don Galliano e Don Siri officiano la Messa, conclusa dalla consegna di una acquaforte ricordo, tirata dell'artista Antonio Pesce, consegnate ai parenti dei 42 ostaggi.
Ricordi e piccoli gesti, ma tutto è essenziale.
Se davvero la libertà, bagnata di sangue, è una barca che viaggia controcorrente - come è stato ricordato nel convegno - occorre proprio mai abbandonare il remo.

G.Sa

(pubblicato su L'Ancora del 31 luglio e del 28 agosto 2005)

 

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