Ponzone. "Degna di nota è la Parrocchiale di S. Michele, di fine secolo XVI dove era il gruppo ligneo de La visione di S. Giovanni Evangelista a Patmos, del Maragliano, oggi presso il piccolo Museo di Arte Sacra (tel. 0144 78130) allestito nell'oratorio del Suffragio sulla piazza principale". Così si legge nell'autorevole Guida Rossa, edizione (2005) del Touring Club Italiano (p.321).
Ancora: "Nell'oratorio del suffragio (in ristrutturazione) sono raccolti una cinquantina di oggetti appartenuti alla Confraternita dei Battuti e a varie chiese locali tra cui spicca il gruppo ligneo del Maragliano". Ecco come riassume l'evidenza artistica la Guida [verde] Alessandria e Provincia sempre del TCI (edizione 2000, p.97).
Estate: la stagione in cui è più facile e spontaneo ragionare di opere d'arte e di turismo. E allora si capisce la sobria, ma sentita accoglienza che, nella passata settimana, il parroco Don Alessandro Buzzi, il Sindaco Gildo Giardini, il vice Romano Assandri, il conservatore onorario dott. Luigi Moro e anche molti ponzonesi, trovatisi lì per caso, hanno fatto al gruppo del Maragliano.
Un capolavoro inserito in un gioiello di museo
"Una statua processionale, in antico proprietà dell'oratorio di S. Giovanni Battista a Prè, pervenuta alla confraternita del Santo Suffragio nel 1835 - così ci informa Luigi Moro - e che, grazie ad un finanziamento della Regione Piemonte e della Comunità Montana, è stata sottoposta ad un accurato restauro. Questo è stato condotto da parte della Bottega Nicola di Aramengo, che ha operato sotto la direzione scientifica del funzionario di zona della Soprintendenza dott. Fulvio Cervini".
Un capolavoro, quello scolpito da Anton Maria Maragliano (1662-1741), che ha costituito una delle principali attrazioni della mostra ovadese Han tutta l'aria di paradiso, e che proprio grazie alla generosità del Municipio ovadese "ha trovato" in riva all'Orba un nuovo basamento (moderno, in ferro, ma assai più funzionale, - sensibilmente più basso che favorisce l'osservazione - e, soprattutto...a prova di tarlo) che è salito nel paese tra i boschi (che conserva anche una base non originale ma ottocentesca, adattata quale predella dinanzi all'altar maggiore, e che chissà, un domani sarà possibile anche recuperare).
E la "tappa" ovadese delle sculture del Maragliano conferma a pieno le potenzialità del piccolo museo allestito nell'oratorio, cui hanno attinto - continua il dott. Moro - la recente mostra genovese allestita in S. Agostino con il titolo de La sacra selva (con un busto di Cristo Redentore, e con un S. Michele Arcangelo che qualche anno or sono fece temporanea bella mostra di sé nell'esposizione albese organizzata per Macrino).
E non meno interessante è il contesto il cui il gruppo del Maragliano si inserisce: fuori lo sguardo, dopo aver spaziato su Monferrato e Langhe, arrestandosi solo dinanzi ai rilievi vicini dell'Appennino e a quelli lontani delle Alpi, si può soffermare sui portici e sulla lapide del 1878, listata a lutto, che ricorda la morte di Re Vittorio Emanuele I, sistemata sull'angolo di Piazza Italia, da cui si diparte Via Negri di Sanfront, eroe di Pastrengo ma anche fautore della prima ferrovia che ad Acqui giunse da Alessandria, e per questo insignito della cittadinanza (1852) tra i fumi della Bollente.
Ma non divaghiamo. All'interno della chiesetta agli angeli del Maragliano rispondono quelli del Muto, quasi "in eco" rispetto alle sculture del Maragliano: là la Madonna con un serpente nella volta; qui la Vergine con un mostro con più teste soggiogato dall'arcangelo Michele.
E tutto questo in un'aula quasi vuota perché in allestimento.
Ora occorre pensare al turista
Ci sono dunque, tutte le potenzialità per soddisfare il turista, ma soprattutto ci sono le indicazioni del Touring che indicano ciò che Ponzone, oggi, non può mantenere.
Accanto agli intagli pregevoli della bella porta lignea, all'ingresso, nessun orario di visita. Ed è un peccato. Certo, abbiamo appreso che è in progetto un momento di pubblica presentazione dell'Estasi di Giovanni, certo il programma dei restauri non si è concluso (la cantoria, i banchi, le parti lignee dell'ingresso; si parla di mettere sotto "campane" i pezzi più pregiati, per fermare definitivamente l'azione dei tarli), ma è davvero difficile pensare di non aprire un luogo d'arte tanto affascinante al territorio.
Un discorso non solo di Ponzone. Ma che è valevole anche per il capoluogo Acqui (che è a soli 13 chilometri) e per gli altri paesi.
E specie in un momento in cui l'Acquese prova, con le Terme, a realizzare un rilancio in grande stile.
L'opera che è stata recuperata deve poter guadagnare anche la visibilità, attingendo necessariamente a risorse aggiuntive che si sommano a quelle (solitamente onerose) necessarie per il restauro. Uno sforzo non inutile.
Proprio questa visibilità (che si può garantire anche con il volontariato, con stage offerti a studenti delle superiori al fine di contenere le spese; occorreranno guide illustrate, cataloghi etc.) può diventare il volano per nuove azioni di salvaguardia, sia grazie alle motivazioni che le visite potranno offrire, sia per il ritorno di immagine che gratificherà gli sponsor dei lavori. E se poi musei e luoghi d'arte, gallerie grandi e piccole e castelli imparassero a far sistema, non c'è dubbio che il "ritorno" potrebbe essere ancor maggiore.
Se i capolavori, come indicato dalla mostra ovadese, costituiscono un vero e proprio "paradiso" d'arte, che questo possa divenire accessibile e apportatore di conforto con la sua bellezza. (G.Sa)
Pubblicato su L'Ancora del 10 luglio 2005