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Musica acquese alla ribalta
la banda con Enrico Ruggeri

 

Enrico Ruggeri e la banda di Acqui Terme

Acqui Terme. "Suona in banda, che magari, un giorno - vedrai - ti capiterà di esibirti con un cantante come Enrico Ruggeri. In teatro. Davanti a una platea di oltre 900 persone, che salteranno in piedi dalle poltroncine festanti. Che applaudiranno felici, neanche fossero allo stadio dopo una rete segnata dalla loro squadra". È questo che alcuni musici acquesi potranno raccontare ai giovani allievi. E, probabilmente si divertiranno un mondo ad osservare la faccia stupita degli interlocutori. Ma possibile? Non sarà una delle solite "fole", una delle tante "invenzioni" con cui i più anziani mettono alla prova l'ingenuità dei fanti?
E invece è tutto vero. Il destino della musica riserva non poche sorprese. Chissà cosa avranno provato i protagonisti, i nostri musici, su quel palco, a godersi questa pioggia di applausi.
Le occasioni vanno prese al volo, e - certo - in banda non ci hanno pensato due volte. Un concerto con Ruggeri? Senza problemi.
Alessandria, Teatro Comunale (pieno come un uovo). Sera del 26 febbraio 2004.

Ruggeri & Corpo Bandistico Acquese in concerto

Dopo due ore di canto e di poesia, col Canzoniere aperto con le parole "Il musicista ha una finestra sulla vita", un po' come Petrarca ("Voi che ascoltate in rime sparse il suono") e che poi si snoda in sezioni tematiche (le lettere, gli amori, i valzer, la guerra Ta-pum, i viaggi di Ulisse: quanta classicità), viene l'ultima parte del concerto. Quella più intensa ed emozionante, quella che più resta nei ricordi, in cui la temperatura tocca il suo culmine: il sipario si apre per i primi bis.
È allora che compaiono le giacche amaranto. Tutti ad ascoltare (con Ruggeri compiaciuto) un On the road che diresti scritto da un americano tanto è vario e vivace, e che invece è dell'italianissimo Arturo Andreoli.
Quattro minuti da protagonisti assoluti, da padroni della scena. Bastano quattro minuti per conquistare il teatro, che si mette in ascolto e fa silenzio. Quattro minuti sulle note dell'ottavino, sul ritmo delle percussioni, con i colori delle sezioni (commenti in sala: ma immaginavi che una "banda" potesse suonare così? Da dove vengono? Chi sono? E già, solo dalle prime file possono distinguere i distintivi sulle divise). Ci pensa Ruggeri a presentare i nostri. E il Corpo Bandistico Acquese accompagna (benissimo) il Matrimonio di Maria, Primavera a Sarajevo e Contessa, chiuso da un vertiginoso accelerando. Poi gli applausi, pesanti e meritati. Per Ruggeri, certo. Per il chitarrista Luigi Schiavone e il resto della band. Ma anche per gli acquesi, scelti per la loro professionalità nell'ampio ventaglio delle formazioni bandistiche della provincia.

Enrico Ruggeri e la banda di Acqui Terme

Enrico Ruggeri e la banda di Acqui Terme

Enrico Ruggeri e la banda di Acqui Terme

Enrico Ruggeri e la banda di Acqui Terme

La morale della storia

Finisce così una giornata davvero "particolare".
Tensione e emozione. I musicanti mai così puntuali. Il presidente Beppe Balossino, che nella foga dei preparativi, rischia di dimenticare ad Acqui un musico.
Ad Alessandria poi l'incontro con Ruggeri e la prova: lo slalom tra cavi e quinte, i posti da segnare e tenere a memoria sul palco, l'entrata da fare in 90 secondi, gli attacchi, il Maestro Pistone che infonde sicurezza.
E già le prime note che se ne escono ordinate, in una alternanza di piani di dinamiche e di colori timbrici.
Fotografie e partiture autografe, ma soprattutto il ricordo di quel tripudio: per la Banda un giorno memorabile e meritato. La chiosa finale in una tre massime semplici semplici: "La banda fa allegria". "Per suonare ci vuole passione". "Senza entusiasmo non si va lontano".
Ogni musico (e specialmente questo vale per i non diplomati) ripensa ai primi faticosi studi, a quelle note che all'inizio uscivano storte, alla tentazione di lasciare quell'ingrato strumento, alle sere sacrificate alle partiture. E poi ai vecchi professori acquesi, a quelli che non ci sono più. Alle strutture defunte.
Nei discorsi la Pisterna e il maestro Bosio. Lo xilofono di Viggiano, Paolito e i primi Filosofi. La vivacità musicale della vecchia Acqui, e quella di oggi, orfana del "Garibaldi", in cui un auditorium degno di tal nome che non c'è.
Questa serata eccezionale la Banda se la gusta dividendosela anche con il suo passato. E anche questa memoria è indizio del clima buono che qui si respira.
C'è, in questo ricordare, una bella e sana componente etica. Davvero una giornata particolare.
"Suona in banda, che magari ti capiterà".

Giulio Sardi

Pubblicato su L'Ancora del 7 marzo 2004

 

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