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Mostra sulla chiesa di San Francesco in Acqui Terme

 

Chiesa di San Francesco dirutaDomenica 17 gennaio 2010, alle ore 15.30, presso il salone parrocchiale di San Francesco, è in programma la presentazione della mostra dedicata alla Vita della Chiesa di San Francesco nei secoli.
L’incontro prevede una videoproiezione con l’intento di riscoprire una storia millenaria, con tanti e diversi protagonisti, con molteplici forme di espressione della stessa fede. Un’occasione  per ragionare insieme sul senso di questo lungo cammino che ancora si apre davanti a noi.
Parrocchiani e non sono invitati a partecipare.

Nel centenario della parrocchia

La storia più che millenaria
della chiesa di San Francesco

Acqui Terme. Quando, nella primavera 1783, l’abate Francesco Torre, vittima della peste, viene pianto dai suoi confratelli dell’Oratorio di San Giuseppino (come abbiamo riferito nel passato numero del nostro giornale), almeno dieci sono i secoli dalla erezione della protochiesa di San Francesco. A ricordare questo dato (ma anche innumerevoli riscontri storici e artistici, senza contare delle testimonianze della vita spirituale che si legano a presenze ecclesiastiche, al volontariato e alla dedizione dei laici, alle esperienze dell’associazionismo cattolico del XX secolo) sono i pannelli di un sintetico, ma curatissimo percorso (allestito nella navata di destra) che in parte nelle righe che seguono riassumeremo, e in parte proveremo ad approfondire.

Una storia più che millenaria

I riscontri archeologi parrebbero, infatti, indurre a pensare alla presenza, nell’area, (già occupata da un cimitero paleocristiano; non lontana dal tracciato della Aemilia Scauri) di una chiesa, con funzione di cappella cimiteriale sin dal VI secolo d.C.
Quanto ai documenti, i primissimi riferiscono come il vescovo Ristaldo, spirato il 29 ottobre dell’anno 945, proprio in questa chiesa di San Giovanni venisse seppellito.
Di essa conosciamo il nome dell’arciprete ad inizio secolo XII (si tratta di Anselmo, citato da un documento del vescovo Uberto).
Sono poi gli Ospitalieri di San Giovanni, in quest’area, a nord della città, a costruire - successivamente - ospedale e monastero. Restaurando la chiesa gia esistente. O allestendola ex novo: chissà. Le fonti la dicono collocata sulla destra del Medrio, nella località detta del “brichet”, presso la fonte detta “della Rocca”.
Il nuovo polo religioso, gestito dall’ordine (anch’esso nato ad inizio XII secolo) dei Cavalieri di Malta deve avere fin da subito una certa qual importanza all’interno degli equilibri cittadini, se è tale da suscitare la reazione dei Canonici della Cattedrale, che temono che i loro diritti vengano lesi. Così si mettono al lavoro le cancellerie: prima quella vescovile (sentenza di Ugone, 1180) e poi papale (con Urbano III) che intima agli Ospitalieri, ma anche ai Templari, altri ospiti “scomodi”, di non turbare i diritti parrocchiali della cattedrale.
La situazione si normalizza quando la chiesa passa ai canonici.
Nel 1211 il prete Uberto opera nella in qualità di rettore.

Nel segno del poverello di Assisi

Ma il XIII secolo è il tempo di San Francesco. Da un lato c’è la leggenda di una predicazione del Santo nella Valle. Ma “storica” è la notizia dell’arrivo, durante l’episcopato di Guglielmo II (siamo al 1244), su richiesta degli Acquesi, dei primi fraticelli “zoccolanti”, che giungono da Cairo.
Essi assumono la proprietà temporanea e la gestione della chiesa di san Giovanni,che resta - ovviamente - in stretta dipendenza dalla Cattedrale per i diritti parrocchiali
Nel 1258 il guardiano del convento di Acqui è padre Enrico; da questa data in là di qualche decennio va collocata la ricostruzione o l’ampliamento della vecchia chiesa. Segno del consenso che si accompagna all’opera francescana, testimoniato anche da un altro riscontri: anche gli Statuti del Comune prevedono un’offerta al Convento.
Non solo. Alla fine del Duecento il guardiano padre Benzio diviene delegato dell’arcivescovo metropolita di Milano da cui la diocesi di Acqui dipende.
Sono secoli di notevole sviluppo per la comunità francescana, segnati da sviluppi edilizi interessantissimi, che conferiscono all’area un volto che si è in parte conservato. Il convento con i suoi chiostri nasce in questo periodo, al pari di un edificio per le scuole. L’area che prima era periferica per la città non lo è più: secondo lo storico Guido Biorci - si vedano le pagine de Antichità e prerogative d’Acqui Statiella - il marchese Guglielmo definisce nel 1480 l’ampliamento delle mura, che vanno così ad accogliere la zona “di piano” del borgo san Pietro e di san Francesco.
E se già nel 1414 i lavori relativi alla chiesa sono conclusi (con tanto di cerimonia de reintitolazione), la costruzione del convento si prolunga sino al inizio XVI secolo. E specchio di questa epoca felice sono i riscontri culturali (nel nostro convento si forma padre Michele da Acqui, poi predicatore domenicano, proclamato beato) e “termali”. I fraticelli non si lasciano sfuggire la possibilità di dotare il convento di un bagno alimentato dall’acqua della Bollente. Nasce così un piccolo stabilimento, che viene messo a disposizione dei religiosi della città e anche di tanti ospiti “stranieri”.
I crediti
Curata da don Franco Cresto, la mostra San Francesco. La chiesa e la comunità lungo i secoli, con progetto e testi di Vittorio Rapetti, ha coinvolto Davide Consorte, Monica Mazzocchi, don Angelo Siri, Angelo Arata.
Alla casa editrice Impressioni Grafiche di Acqui Terme si deve la “posa in opera” dei testi e delle immagini.

Giulio Sardi

Pubblicato su L'Ancora del 17 gennaio 2010

 

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