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Yo Yo Mundi, Wu Ming e "54"
ispirati percorsi nel romanzo

 
Yo Yo Mundi/ Wu Ming, 54, Il manifesto (booking e produzione Mescal; grafica Ivano Antonazzo/ Abaco), 2004, 8 euro

Yo Yo Mundi e Wu Ming
Una poesia cantata

Guardare alla realtà con occhi disincantati. Si riprende né più né meno il discorso da dove l'aveva abbandonato Primo Levi. "Guerra è sempre" diceva memorabilmente Mordo Nahum, il greco de La tregua.
"Non c'è nessun dopoguerra" ribattono le pagine di [19]54. Ecco il testo della terza traccia del CD, alle cui parole dà voce Paolo Archetti Maestri.

Non c'è nessun "dopoguerra".
Gli stolti chiamavano "pace" il semplice allontanarsi
del fronte.
Gli stolti difendevano la pace sostenendo il braccio armato del denaro.
Oltre la prima duna gli scontri proseguivano.
Zanne di animali chimerici affondate nelle carni, il Cielo
pieno d'acciaio e fumi, intere culture estirpate dalla Terra.
Gli stolti combattevano i nemici di oggi foraggiando quelli di domani.
Gli stolti gonfiavano il petto, parlavano di "libertà", "democrazia", "qui da noi", mangiando i frutti di razzie e saccheggi.
Difendevano la civiltà da ombre cinesi di dinosauri.
Difendevano il pianeta da simulacri di asteroidi.
Difendevano l'ombra cinese di una civiltà.
Difendevano un simulacro di pianeta.
Non c'è nessun "dopoguerra".

Si chiama 54 l'ultimo CD degli Yo Yo Mundi. E, a sentire le recensioni "degli altri" (basta dare un'occhiata ad Internet per quanto concerne disco e spettacolo) sembra destinato ad un gran successo.
Ma anche l'ascolto - non facile al primo approccio: ma non è certo un difetto, semmai qualcosa di diverso da San Scemo - conferma la straordinaria qualità artistica di questo lavoro, che coniuga "impegno" a piacevolezza.
E impegno vuol dire anche serietà, coscienza, approccio ai temi caldi di quella storia contemporanea che molti vorrebbero seppellita sotto la pietra tombale di una robusta risata.
Non è poi una novità che la Musica incontri la Letteratura.
Ma questa unione tra i multiformi scenari musicali della band, tra l'opera (il romanzo 54, pubblicato nel 2002 da Einaudi nella collezione Stile Libero) che contamina modi e regole di tutti quei generi storicamente considerati "minori" (operazione di cui è autore il collettivo di scrittori bolognesi Wu Ming, - mandarino, meglio anonimo in giapponese), e le voci di Giuseppe Cederna, Marco Baliani, Fabrizio Pagella e Francesco Di Bella certo sarebbe piaciuta a Italo Calvino.

Antefatto. Un labirinto di romanzo

È ovvio che, ad inizio di XXI secolo, la Letteratura e la Musica siano cambiate.
L'eroina, nell'Ottocento, aveva il volto della manzonana maschia Giaele, di Ermengarda, Lucia, Violetta, Pamela, Nanà, Carmen (il piano o l'orchestra ad accompagnare pianti disperati o gioie improvvise, romanze o giri di valzer).
L'eroina, cento e passa anni dopo, è "solo" uno stupefacente, che pure diventa personaggio di questo strano romanzo che attinge a piene mani alla storia del dopoguerra (la battaglia di Dien Bien Phu in Vietnam, Trieste ancora contesa tra Jugoslavia e Italia, Tito e il ricordo di Marzabotto, le insoddisfazioni degli ex partigiani, esperimenti atomici in URSS, traffici di droga che inaugurano la French Connection, il caso dell'omicidio di Wilma Montesi, la nascita della TV italiana e l'ulteriore diffusione della fama delle star del cinema americano: a iniziare da Cary Grant che scende dallo schermo all'azione con un procedimento simile a quello usato da Woody Allen ne La rosa purpurea del Cairo, e Frances Farmer, l'attrice prediletta da Kurt Cobain) con i luoghi di una vertiginosa geografia dell'azione.
E la Musica? Non possiamo certo sbrogliarcela in due righe.

Sentieri musicali per un bosco letterario

Dunque eccoci alla Musica. Che, sin dal primo brano rivela l'inconfondibile stile Yo Yo Mundi (non sfuggono, ovvio, gli "a solo" delle corde e il timbro della fisarmonica; c'è poi, però, la cura parnassiana del particolare, i brani che sembrano innestarsi naturalmente, a modo di deriva, sul Tema di Sciopero). Vi si aggiungano la rarefatta presenza della parola cantata (ampi spazi sono lasciati allo strumentale, che ora commenta nei modi di una colonna sonora, e ora conduce in modo autonomo il discorso), i campionamenti dal sapore futuristico a conferire ulteriore compattezza all'insieme, la multanimità (quanti i registri toccati: dalla frenetica Napoletania che ricorda certe pagine musicali del Bacicalupo Innamorato, a certi dialoghi elegiaci delle chitarre, i valzer tristi, la antica arte della musica in eco e della variazione, mediata dal rock nel bellissimo KGB; senti il romanticismo de Il Gioco del Mondo, con tanto di pastose arcate degli archi, e poi subito dopo l'eco lontano dei tamburi del Bronx). L'esito musicale finisce per conferire straordinaria profondità al testo letterario.
Anzi, Jorge Luis Borges (se fosse ancora vivo) o Umberto Eco (se lo volesse) potrebbero benissimo convincerci che Yo Mundi e Wu Ming (un anagramma imperfetto, un'allitterazione, un'annominazione) non siano che gli stessi personaggi (ignoti, senza volto) che alternano a seconda dei casi una maschera letteraria e una musicale.
Ma non c'è bisogno di improbabili imposture per comprendere che il CD rappresenta un bel servizio in omaggio anche alla Letteratura. Grazie alla interpretazione delle voci l'ascolto riscopre la dimenticata lettura espressiva, e riporta in primo piano certe pagine del romanzo - ecco un'antologia minima - che la mole impegnativa dell'opera rischiava di oscurare, riaprendo il gioco (sempre gratificante) del riconoscimento di "prestiti & derivazioni": quelle righe che sembrano aver l'incedere dell'incipit dall'Ulisse di Joyce, quel verbale di Commissariato di PS o quel discorso alla Don Mariano (Il giorno della civetta) che potrebbe aver scritto benissimo Sciascia, la favola tragica del Paperotto e la poesia sul dopoguerra che potrebbe appartenere ad un Quasimodo o a un Primo Levi.
La musica, allora, sarà serva o padrona dell'orazione? Un bel dilemma (monteverdiano, tra l'altro: Nihil sub sole novi) che lasciamo volentieri al lettore: questa volta se la sbrighi un po' lui…

Epilogo: ode a Minerva

E, ancora, 54 dei Yo Wu Mundi (o degli Yo Yo Ming, se preferite) sarà dunque un esempio di "postmoderno"? Pur diffidando dalle rigide etichettature, non troviamo di meglio per "orientare" il lavoro. Ma, certo, del postmoderno (almeno da noi, in Italia) l'opera teatral-musicale degli Yo Yo Mundi potrà benissimo diventare, con il favore degli Dei, un "classico".

(Giulio Sardi)

Pubblicato su L'Ancora del 14 marzo 2004

 

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