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Cefalonia: la storia e l'altra "storia"

 

Acqui Terme. Anche Cefalonia - come la Resistenza, la questione della RSI e del "sangue dei vinti" (per citare l'ultimo libro di Giampaolo Pansa, vincitore dell' "Acqui Storia" con I figli dell'Aquila) - appartiene al repertorio delle "memorie divise".
Lo stesso Marcello Venturi, di ritorno dal convegno storico svoltosi nell'isola dello Jonio, ad Argostoli, nei giorni 14 e 15 settembre, in un incontro successivo che si tenne presso la Biblioteca Civica di Acqui in data 26 settembre (primo appuntamento de "Aspettando l'Acqui Storia"; in quell'occasione concesse a "L'Ancora" di pubblicare l'intervento riportato dal numero del 5 ottobre dal titolo Cefalonia: la storia di una Norimberga mancata), confessò delle diverse letture (talora radicalmente differenti) che i testimoni e gli storici, tanto di parte greca quanto italiana e tedesca, avevano presentato.
E - in particolare - riferendo delle dissimili valutazioni riguardo l'operato del generale Antonio Gandin, e dei capitani Amos Pampaloni e Renzo Apollonio, concluse che, anche dopo 60 anni, non si poteva arrivare a quello che definì "un giudizio spassionato".
In più - come ha postillato Riccardo Chiaberge, sul Domenicale de "Il Sole 24 ore" del 19 ottobre (cfr. Pansa e le benemerite canaglie) - reali sono, in questo momento, "i pericoli di un marketing storiografico subordinato più alle sollecitazioni del clima politico che alle esigenze di fare chiarezza sul passato".

Cefalonia: l'altra storia

Queste le premesse del discorso. Che interessa anche il nostro piccolo giornale.
Grazie ad Internet, il contributo dato - nei mesi di settembre e ottobre - dalle colonne de "L'Ancora" alla memoria di Cefalonia - come già rilevato nei precedenti numeri - ha travalicato i consueti confini.
Tra le lettere ricevute dai familiari delle vittime di Cefalonia, una, a firma di Massimo Filippini, ci ha accusato di unilateralità, riferendosi in particolare all'articolo La scrittura contro l'oblio ("L'Ancora" del 14 settembre, oggi disponibile nell'archivio telematico del giornale).
Vero che in quel testo non si fece cenno né del suo nome, né del sito Internet www.cefalonia.it, né dell'opera La vera storia dell'eccidio di Cefalonia, ma di quest'ultima ricostruzione le colonne de "L'Ancora" fecero menzione (in altro articolo, sempre a cura dello scrivente) già il 26 novembre 2000, in un servizio che, avendo titolo Cefalonia: i fatti e le interpretazioni, tentava - pur in modo sintetico - di rendere conto dei significati che una pluralità di soggetti (istituzionali e non) riservata al nome della "Divisione Acqui" e al dilemma di un 8 settembre (che, anche a Cefalonia) poteva aver fatto "risorgere" quanto "morire la Patria".
Sempre questo ultimo articolo - si noti - è stato ricordato da "L'Ancora" del 21 settembre 2003 tra quelli inseriti nell'archivio telematico "per Cefalonia". Questa la prova che nessuna censura è scattata, né a priori, né a posteriori.
Ma quali sono le tesi "controcorrente" di Massimo Filippini, figlio del Maggiore Federico, uno dei fucilati di Capo S. Teodoro?

Le riassumiamo, attingendo - il più possibile con fedeltà - alla mail inviataci.

  1. I responsabili della tragedia devono essere individuati, innanzi tutto, negli ufficiali italiani ribellatisi al Generale Gandin. Filippini condivide l'iniziativa di Roberto Triolo, padre di un sottotenente della Guardia di Finanza fucilato a Cefalonia, che portò al rinvio a giudizio di 27 militari del Regio Esercito, rei di insubordinazione, colpa ovviamente diversa da quella dei tedeschi, ma pur sempre afferente alla vicenda di Cefalonia, e ritenuta motivo scatenante la furia tedesca.
  2. Sulla scorta della testimonianza di alcuni reduci, si nega il ricorso al cosiddetto "referendum" (che proprio non ci fu, secondo Filippini). Contestualmente (cfr. sito Internet) viene recisamente negata l'esistenza del raggruppamento partigiano "Banditi della Acqui".
  3. La ricostruzione dell'opera di Alfio Caruso Italiani dovete morire - con l'avvallo di Elena Aga-Rossi, cfr. Una nazione allo sbando, Bologna, Il Mulino, 2003 - viene considerata priva di richiami che sostengano quanto in esso affermato, esulando dal "rigore probatorio che dovrebbe essere proprio di ricostruzioni storiche".
  4. Quanto al presunto "insabbiamento" delle indagini, con annesso "armadio della vergogna" [è la vicenda che coinvolse i ministri Taviani e Martino nel 1956 per l'affossamento di ogni percorso di giustizia] Filippini giudica quello del giornalista Franco Giustolisi un falso "scoop", poiché non essendo mai esistito un trattato di estradizione tra Germania ed Italia, i magistrati militari - indipendentemente dallo scambio di pareri intercorso tra i responsabili dei dicasteri di Esteri e Difesa - non poterono fare nulla per processare i responsabili tedeschi.

Oltretutto, sulla scorta del parere di Mario Cervi, la "dichiarazione di intenti" circa l'insabbiamento, di certo poco edificante, non poteva essere produttiva di effetti al di fuori degli stessi interlocutori, vista l'indipendenza del Potere giudiziario, cioè della Magistratura, Ordinaria e Militare, dal Potere esecutivo.
Inoltre, nel 1957, nel corso del procedimento penale contro i 27 militari italiani (tra cui Pampaloni ed Apollonio), i magistrati mostrarono di conoscere bene, menzionandoli nei loro atti, i documenti poi "scoperti" da Giustolisi, dei quali, peraltro, non tennero alcun conto, tanto nella requisitoria, quanto nella sentenza istruttoria.

Ritorno a Cefalonia e Corfù

Lasciamo ai lettori - ovviamente - il compito di esercitare la doverosa attività critica riguardo a questa interpretazione, invitandoli alla navigazione Internet, strumento che è in grado di rispecchiare - sul tema Cefalonia e Divisione "Acqui"; ma su tutte le "memorie non condivise" - una confortante molteplicità di idee, indizio di una libertà di pensiero, di sicuro conforto al concetto di democrazia.
Non solo per chi ha meno consuetudine con la "rete", ad Acqui, in questi giorni (e sino al 9 novembre) un ulteriore strumento per tentare la difficile opera di ricostruzione.
A Palazzo Chiabrera è stata inaugurata sabato 18 ottobre una mostra fotografica - curata dall'Istituto Superiore "Albe Stenier" di Torino - che, ricorrendo a documenti d'epoca (principalmente della Collezione Apollonio, ma ci sono anche immagini tratte dall'opera di Filippini), rende disponibile un ricco corpus di fonti (anche su Cd rom, allegato al saggio di Carlo Palumbo).
Certo, anche i documenti sono falsificabili, ma da essi - nel bene e nel male - deve partire la ricostruzione storica. Possibilmente "sine ira et studio".
Raccontare la storia alla luce della constatazione di una presunta "egemonia culturale della sinistra" (come fanno alcuni storici di parte avversa), ora dai dogmi di una devozione assoluta, incondizionata e acritica alla sacralità e ai miti della Resistenza (è la critica che viene da destra) non può giovare alla ricerca della verità.
Su un paio di necessità, per fortuna, tutti, intorno a Cefalonia, sono d'accordo.
La prima riguarda il dovere etico di non far cadere l'oblio su questa pagina dolorosa.
La seconda insiste sull' esigenza di dare onore ai caduti.
Tra gli oltre novemila, molti erano nati nelle nostre colline.
Li ricordiamo qui di seguito, attingendo al repertorio, recentemente ripubblicato dalla Associazione Nazionale Divisione Acqui, Sez. Regionale del Piemonte (e scusandoci delle possibili omissioni).
Artigliere Allegretti Walter (Novi, 1915), Art. Aloesio Giuseppe (Alba, 1914), Soldato Aluffi Giovanni (Agliano, 1923), Sold. Barisone Armando (Acqui, 1914), Cap.le Boero Eligio (Vinchio, 1923), S.Tenente Caratti Carlo (Acqui, 1919), Tenente Cartasegna Mario (Alessandria, 1911), Sold. Ferrando Michele (Prasco, 1923), Gen. Gherzi Luigi (Lu M. 1889) Carabiniere Giacosa Ferdinando (Cosseria, 1907), Sold. Pastorino Giuseppe (Masone, 1914), Capitano Michele Verrini (Acqui, 1911), Sold. Ferraris Ottavio (Monastero Bormida, 1923), Serg. Panelli Adolfo (Mallare, 1914) Sold. Saettone Enrico (Albisola S.,1914), Cap. Salvarezza Lorenzo (Bosco M.,1902), Sold. Sciutto Luigi (Rossiglione,1912), C.M. Vacchina Giovanni (Nizza, 1915), Zanobetti Umberto (Alessandria, 1914).

Un ringraziamento a tutti i lettori de "L'Ancora" che, con i loro contributi, hanno alimentato il dibattito intorno a Cefalonia.

(Giulio Sardi)

 

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