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La Divisione Acqui a Cefalonia
dimenticata dai libri di storia

 

Acqui Terme. Giovedì 22 aprile, presso la biblioteca dell'ITIS "Barletti", nell'ambito degli incontri della Commissione distrettuale di aggiornamento dei docenti di storia, il prof. Massimo Rapetti ha tenuto una approfondita relazione riguardante l'eccidio della Divisione Acqui a Cefalonia.
A questo tema il grecista acquese si è dedicato negli ultimi anni, parallelamente all'opera di traduzione di un romanzo-racconto dello scrittore Vanghelis Sakkatos, attualmente in stampa nell'officina dell'Editore Impressioni Grafiche della nostra città.
In attesa dell'uscita del volume (che prenderà parte anche al Premio Acqui Storia), nell'incontro della passata settimana il Prof. M. Rapetti - oltre ad aggiornare i presenti con le segnalazioni dei più recenti riscontri bibliografici - è riuscito a ricostruire, pur nell'esiguo tempo concessogli, la cronistoria degli eventi svoltisi nell'isola dello Jonio nel settembre 1943.
Dopo una premessa dedicata alle ragioni del conflitto contro la Grecia (all'epoca comunque governata da un governo di destra), alla scarsa pianificazione della campagna (che inizia d'autunno, nel periodo meno propizio) e alla povertà degli armamenti (i fanti combattono ancora con un fucile che, pur modificato, ha l'impianto del moschetto 1891; le armi pesanti sono residuati bellici olandesi e francesi: insomma davvero "un armamento folcloristico di un esercito di straccioni", come riassume Alfio Caruso), il relatore si è soffermato inizialmente sulla figura del Gen. Antonio Gandin. L'ufficiale, per lungo tempo collaboratore di Badoglio, un nonno fucilato dai tedeschi nel 1866 ma, nonostante ciò tedescofilo, conosce direttamente Hitler e si è distinto in Russia, a fianco delle truppe naziste, tanto da ricevere la croce di ferro di prima classe; forse è davvero lui - sostengono alcuni - il comandante supremo "in pectore" del costituendo esercito della Repubblica di Salò.
Gandin: uno dei protagonisti, nel bene e nel male (ma su molti passaggi della vicenda sta ancora oggi l'oscurità del dubbio) di una vicenda che ha inizio con i dubbi dell'8 settembre, sulle incertezze sul da farsi (combattere contro i tedeschi? Arrendersi?) e poi vive sulle speranze di un aiuto proveniente dalla King's Italy o, ancor più diretto, da parte degli Alleati (sospettosi, e la storia dice a ragione).
È in questo momento che la vicenda pare più aggrovigliarsi, tra le (comprensibili) incertezze dello Stato Maggiore, l'atteggiamento determinato di alcuni ufficiali (in testa Pampaloni, Apollonio, Ambrosini), la turbativa di un vero (o presunto) inedito referendum che va probabilmente inteso come consultazione orale della truppa.
Passata in rassegna la vicenda bellica e il fallimentare esito dei processi ai responsabile delle fucilazioni in massa (Norimberga, 1945, Roma 1957; Dortmund 1969 e 2001), ricordate le azioni di occultamento (il caso de "l'armadio della vergogna"), l'efficace trattazione è stata chiusa dalla visione di un breve documentario RAI (dalla trasmissione "Frontiere", anno 2001) che ha il pregio di raccogliere le testimonianze di parte greca e italiana. Video e materiali cartacei preparati dal prof. M. Rapetti sono a disposizione di docenti e alunni che ne facciano richiesta presso il Centro distrettuale di Storia e potranno costituire un primo contributo al "gemellaggio" tra le scuole di Acqui Terme e Argostoli che proprio a metà maggio, nell'isola greca, avrà modo di perfezionarsi.

(G. Sa)

Pubblicato su L'Ancora del 2 maggio 2004

 

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