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"Cefalonia. L'onore e la gloria"
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| Acqui Terme. Ancora una volta presso la Bollente è di scena la Storia, ma anche l'attualità. Dopo la messa in onda, lunedì 11 e martedì 12 aprile, su Rai Uno, della fiction Cefalonia. L'onore e la gloria (con Luca Zingaretti nei panni del sergente d'artiglieria Saverio Blasi, ma con il tenente Gualtieri interpretato dall'ovadese Fausto Paravidino: a proposito: il cartoncino d'invito del convegno acquese segnala la presenza di alcuni artisti di quel cast), molte le polemiche innescate dal lavoro del regista Riccardo Milani. Esse non hanno mancato di sollecitare l'attenzione dei lettori de "L'Ancora", settimanale locale che grazie alla versione web riesce a far sentire la sua piccola voce in ambito assai più ampio. E proprio questi lettori - interessati dai materiali del nostro archivio delle monografie dedicato alla "Acqui"- hanno inviato alcune mail che, oltre a evidenziare la competenza degli estensori, testimoniano un profondo disagio. C'è chi scrive, infatti: "Io personalmente ho avuto un senso di ribellione nel vedere come gli uomini della Divisione "Acqui" vengano trattati. Non nego che più di tutto mi ha offeso il modo indegno di trattare il Cappellano Militare padre Romualdo Formato, dato per pazzo e blasfemo. Tutto il contrario di quanto è riportato dalle testimonianze dei reduci di Cefalonia. Nauseata anche la signora Bronzini, vedova del capitano professor Bronzini, che amareggiata chiede a chi ne ha la possibilità, di riportare la vicenda di Cefalonia alla realtà storica della tragedia che nessuno può permettersi di trasformare in commedia". Un'altra testimonianza rileva come la fiction (sollecitata, ripetutamente, anni fa dal ministro della Difesa Scognamiglio) non sia per nulla utile alla memoria storica, viziata com'è da "adattamenti" e "imprecisioni". Apriamo nuovamente le virgolette, attingendo ad una nuova mail (che, per ovvi motivi di spazio, siamo costretti a citare parzialemente). "Il capitano dello Stato Maggiore Divisionale (che fu il compianto Ermanno Bronzini), mai il 13 settembre del 1943 puntò le batterie contro le motozattere tedesche: la palese confusione tra Bronzini e Pampaloni è segno di una vaga conoscenza dei fatti [ ]. E ancora. "Gli autori del film hanno voluto dar risalto a tre punti controversi:
In effetti non possiamo dar torto al nostro lettore: vero che un documentario anni Cinquanta (per la verità assai retorico) dava adito ad interpretare addirittura come plebiscitario l'esito del cosiddetto referendum. Ma sul tema la critica più recente ha avanzato rilievi che è davvero delittuoso non prendere in considerazione. Allo stesso modo ha nuociuto all'opera un'enfasi retorica che, lo ricordiamo, anche il film La tregua, di Francesco Rosi, esibiva specie nella colonna sonora. (Pubblicato su L'Ancora del 1 maggio 2005) |
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