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Odg dell'Isral contro l'iniqua sentenza

  Acqui Terme. Il Consiglio di amministrazione dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria riunitosi il 13 ottobre 2006 ha approvato il seguente odg:
"Ricordando
l'alto valore del sacrificio dei militari italiani, trucidati dai nazisti a Corfù e a Cefalonia per aver rifiutato di consegnare le armi dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943;
onorando
la memoria della Divisione Acqui e la strenua resistenza opposta alla resa da parte di tutti gli ufficiali e dei soldati a Corfù e a Cefalonia, che costituì a tutti gli effetti il primo atto della Resistenza italiana;
avendo appreso
la notizia della recente sentenza della Procura di Monaco di Baviera, che ha archiviato il procedimento penale nei confronti dell'ex sottotenente Otmar Mühlhauser, oggi unico imputato della strage di Cefalonia, il quale non ha mai negato la sua responsabilità nella fucilazione di centinaia di militari italiani;
esprime
vivo stupore e indignazione nei confronti della motivazione con cui la procura di Monaco di Baviera ha archiviato il procedimento, definendo i militari italiani come "traditori" da mettere sullo stesso piano di "eventuali truppe tedesche che avessero disertato e si fossero messe dalla parte del nemico" e sentenziando che, come ex-alleati trasformatisi in "nemici combattenti", non meritavano neppure "il riguardoso trattamento" spettante ai "prigionieri di guerra".
Accogliendo e facendo propria la profonda indignazione delle associazioni dei reduci, dei deportati e dei partigiani, nonché di singoli cittadini offesi dalle parole della sentenza del tribunale di Monaco di Baviera rifiuta la definizione dei caduti di Corfù-Cefalonia come "traditori", in quanto questo significherebbe dare ragione ai sostenitori del regime fascista, minando le basi stesse della nostra Repubblica e il significato delle istituzioni democratiche attuali, rinate dopo venti anni di dittatura e di ingloriosa alleanza con i nazisti.
Chiede pertanto al Presidente della Repubblica italiana, al Governo, al Parlamento italiano e a tutte le forze democratiche di intervenire in tutte le sedi opportune per difendere l'onore e la memoria dei caduti di Cefalonia e di Corfù, già offuscata da una dimenticanza durata per molti anni e solo recentemente riportata all'onore della cronaca grazie alla tenacia delle associazioni e all'intervento dell'ex Presidente Carlo Azeglio Ciampi;
rivolge un accorato appello
al Presidente, al Governo, al Parlamento e alle forze democratiche della Repubblica federale tedesca - che in questi anni hanno lavorato, insieme all'Italia e agli altri paesi dell'Unione europea, per superare quel passato di guerre fratricide e rifondare una nuova comunità europea su basi democratiche e libere - di intervenire con i mezzi opportuni per far sì che quella sentenza possa essere modificata o quantomeno che ne venga circoscritto l'effetto attraverso prese di posizione ufficiali che vadano nella direzione del rispetto dell'onore dei soldati italiani, caduti in nome della comune lotta di tutti i Resistenti europei (compresi gli antinazisti tedeschi) contro il nazifascismo in nome della democrazia e della libertà;
ricorda
che nella provincia di Alessandria ha sede il "Premio Acqui Storia" dedicato alla memoria della Divisione Acqui e che grazie anche all'attenta partecipazione di alcuni giurati, di Alfio Caruso e di Marcello Venturi era nata l'iniziativa di una raccolta di 11700 firme per chiedere alle istituzioni italiane di compiere i passi necessari affinché la Germania riconoscesse il crimine compiuto dai soldati della Wehrmacht e offrisse le scuse ai reduci sopravvissuti e ai familiari delle vittime;
dichiara il proprio impegno a fianco delle associazioni dei reduci, dei deportati e dei partigiani nel richiedere un intervento delle massime autorità, italiane e tedesche, sulla questione, in quanto ritiene doveroso che l'Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria alzi la propria voce in difesa e a ricordo dei militari che hanno dato la loro vita per mantenersi fedeli a un supremo ideale di democrazia e libertà".

Pubblicati su L'Ancora del 12 novembre 2006

 

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