L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA] - [MONOGRAFIE]

 

La scrittura contro l'oblio

 

Quelle truppe a lungo dimenticate

La memoria della "Divisione Acqui" e il libro: si comincia da Romualdo Formato, L'eccidio di Cefalonia, Roma, 1946 (ultima edizione Milano, Mursia, 1968), per giungere ad Alfio Caruso, Italiani dovete morire, dettagliatissima ricostruzione edita da Longanesi nel 2000, alla quale rimandiamo per ulteriori riscontri bibliografici. Ma l'opera di sintesi, indispensabile per capire il fatto e per fornire un quadro generale, perde qualche volta di vista l'uomo.

Segnaliamo, allora, in questo spazio tre opere "minori", di recente edizione, che affrontano la realtà del passato da un punto di vista soggettivo, utile per non congelare quella tragedia sotto il peso di numeri, retorica e letterarietà.

Tre diari

Guglielmo Endrizzi, En braghe de tela…taliàne. L'odissea di un trentino sopravvissuto all'eccidio di Cefalonia, a cura della Biblioteca Intercomunale "Altopiano Paganella Brenta", Trento, 2000.

Edgardo Santini, Partigiano in Grecia. 1943-1944. Centro Studi G. Riganelli, Fabriano, 2002 (a cura di Galliano Crinella).
Dello stesso autore, on line (all'indirizzo www.associazione-cefalonia.org), la cronaca delle vicende accadute nell'isola di Santa Maura.

Assai interessante, anche per i riflessi giudiziari (il fascicolo Cefalonia è, infatti, stato riaperto dalla competente Procura di Dortmund nel novembre 2001) è il Diario del soldato Waldemar (54º battaglione Cacciatori di montagna: siamo tra le truppe tedesche) che il quotidiano "La Stampa" ha proposto ai suoi lettori - in estratto - nel numero dell'otto agosto 2003, accompagnato dai commenti di Francesca Sforza e Gian Enrico Rusconi.
Èd è davvero stridente il contrasto che viene dalla giustapposizione della penna che fissa il ricordo delle belle canzoni della Carinzia, eseguite dai soldati della Wehrmacht, alle feroci espressioni che accompagnano gli eventi bellici.
"Non si fanno prigionieri: tutto quello che capita davanti alla canna dei fucili viene fatto fuori".
"Questi poveri cani [gli italiani] dovevano lasciarci la pelle, nonostante non abbiano nulla a che fare con gli ordini di alcuni ufficiali impazziti [quelli della "Acqui", ovviamente]". (Ma ai greci non andava meglio: dopo un attacco dei partigiani greci la vendetta tedesca non fa distinzione tra donne e bambini).
E allora non c'è discorso sulla "banalità del male" che tenga. Su una incantevole isola del Mediterraneo si consuma quella che è stata definita come "la più infame azione di guerra del secondo conflitto".
"Non ricordo": i perché
Senza colpevoli. E - forse questo è anche peggio - per decenni nell'oblio (e, in merito a questi temi, davvero illuminante è l'opera di Michele Battini, Peccati di memoria. La mancata Norimberga italiana, Roma-Bari, Laterza, 2002: cfr. in particolare i concetti di "machinery of reprisals", memoria selettiva e meccanismo del terrore").
Mentre il nome Cefalonia sta lentamente riemergendo nei saggi (da pochi giorni è in libreria quello di Carlo Vallauri, Soldati. Le forze armate italiane dall'otto settembre alla Liberazione, edito da UTET) e nelle pagine dei testi scolastici, tra le associazioni combattentistiche la "Divisione Acqui" continua ad essere gravata dalla "diffidenza" del Ministero della Difesa.
Che è di vecchia data, risalendo al 1956, all'epoca dell'insabbiamento promosso dal titolare del dicastero, on. Taviani, di concerto con l'on. Martino, responsabile degli Esteri. Del resto, come ricorda il già citato Battini, questo atto poteva, da un lato, compensare - inserito nel più ampio stralcio delle altre stragi compiute dai tedeschi in Italia nel biennio finale del conflitto - l'occultamento dei crimini italiani nella penisola Balcanica, dall'altro consentire un riavvicinamento di Bonn all'Italia e alla rinascente Europa.
Del resto è del tutto inutile cercare i labari della Associazione "Divisione Acqui" nella parata del due giugno, festa della Repubblica. Non ci sono. Sono davvero ancora così scomode, oggi, quelle morti in massa di soldati che fino in fondo fecero il loro dovere?

Giulio Sardi

Publicato su L'Ancora del 14 settembre 2003

 

Scrivi alla redazione di Acqui Terme

L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA] - [MONOGRAFIE]